Caterina Oddenino si considera un’artista a 360°, non per quello che scrive, o dipinge o propone di se stessa, ma per quello che è: una creativa, unapennanelvento che si lascia trasportare dalle nuvole. Scrive da sempre. Proviene dalla Accademia di Belle arti, pittrice e scrittrice, ha raccolto consensi e riconoscimenti lungo un percorso decisamente variegato. Ha collaborato con gallerie d’arte, associazioni, compagnie teatrali e quant’altro e ha maturato, attraverso la sua eclettica esperienza, uno stile e un’impronta che la contraddistinguono ovunque. Ha formato persone e scoperto talenti. Collabora tutt’ora con associazioni, librerie e compagnie teatrali. Ha camminato abbattendo muri e saltando fili spinati e alternando prati di rose a cardi palustri camminando in tondo nello stagno e in silenzio e in compagnia di se stessa ha attraversato montagne a piedi scalzi e trascinato pietre lisce e dorate, e ornamenti di perle sul capo hanno adombrato la fronte… Ora sa che la sua vocazione è scrivere. Ogni giorno riempie una pagina della sua vita e i suoi pensieri definiscono la via e corrono veloci e si rivede attraverso gli occhi della consapevolezza e si rivela, attraverso il fluttuare degli eventi. La sua ultima creazione è l’associazione salottoletterario che la porta a condividere pensieri ed opinioni sulla falsa riga di un libro a tema in un percorso itinerante in strutture quali associazioni e librerie disponibili ad allargare cultura e comunicazione. Viviamo in un’epoca in cui predomina l’individualità e l’obbiettivo di Caterina Oddenino è di creare comunicazione e condivisione attraverso l’arte e la cultura, i suoi salotti e il suo scrivere.

Cuore (1889)/Dicembre/La prima nevicata  10, sabato.

“Addio passeggiate a Rivoli. Ecco la bella amica dei ragazzi! Ecco la prima neve!

Fin da ieri sera vien giù a fiocchi fitti e larghi come fiori di gelsomino.

Era un piacere questa mattina alla scuola vederla venire contro le vetrate e ammontarsi sui davanzali; anche il maestro guardava e si fregava le mani, e tutti eran contenti pensando a fare alle palle, e al ghiaccio che verrà dopo, e al focolino di casa…..”

Quanto è cambiato il clima di Torino dal 1889 dal tempo del libro cuore.

 

La neve era un divertimento per i bambini che nella loro semplicità erano felici anche se quali i genitori che oggi si ricordano di aver letto il libro Cuore e di essere stati bambini?

I nostri vecchi brontolavano quando spalavano la neve, ma non la ritenevano «un’emergenza».

Chi si ricorda di aver accolto la prima neve, all’epoca delle elementari, proprio come i personaggi di De Amicis?

 

Oggi che è l’emergenza, complici i media, la prima neve ci crea disagio.

I nostri ragazzi si sono persi qualcosa di veramente unico: la purezza e la genuinità e gli occhi del bambino.

Oggi la neve serve per sciare e per farci al massimo un pupazzo e nessuno gioca con la neve oggi.

Oggi la neve è un impiccio per molti genitori, per la città, per la funzionalità in una vita dedita alla fretta e all’urgenza.
La neve è un fastidio dal quale occorre liberarsi in fretta; è un problema per chi va a lavorare, per chi prende il tram… e il bambino cresce e assimila questi modelli e  non immagina come potrebbe essere bella la sua città tutta bianca.

La vediamo scendere tra le pagine del diario di Bottini,

“addio passeggiate a Rivoli, ecco la bella amica dei ragazzi, ecco la prima neve; fin da ieri sera, vien giù a fiocchi fitti e larghi come fiori di gelsomino……. Che bellezza, che festa fu all’uscita! ……Eravamo una baldoria di scolari che festeggiava l’inverno.” 

Viviamo preoccupati e angosciati dalla prospettiva di dover affrontare le conseguenze di una crisi che sta cambiando abitudini e stili di vita alla popolazione, afflitti dell’aumento del caro vita, e poi ci si mette anche la neve. Apperò!
Può darsi che mi sbagli, ma lungo la strada ci siamo persi un mucchio di cose.

La lettera del padre….
…. e son parole da brividi, e non certo per il freddo.

“Voi festeggiate l’inverno… Ma ci son dei ragazzi che non hanno né panni, né scarpe, né fuoco. Ce ne son migliaia i quali scendono ai villaggi, con un lungo cammino, portando nelle mani sanguinanti dai geloni un pezzo di legno per riscaldare la scuola. Ci sono centinaia di scuole quasi sepolte fra la neve, nude e tetre come spelonche, dove i ragazzi soffocano dal fumo o battono i denti dal freddo, guardando con terrore i fiocchi bianchi che scendono senza fine, che s’ammucchiano senza posa sulle loro capanne lontane, minacciate dalle valanghe. Voi festeggiate l’inverno, ragazzi. Pensate alle migliaia di creature a cui l’inverno porta la miseria e la morte.”

TUO PADRE

 

La neve –  di Gianni Rodari

Che bella neve,
che invenzione la neve di lana e di cotone…
Non bagna i guanti né le mani senza guanti,
né i piedi senza scarpe,
né i nasi senza sciarpe,
né le teste senza cappello,
né i cappelli senza ombrello,
né le stufe senza carbone,
questa bellissima invenzione,
la neve di lana e di cotone.

(poesia di Gianni Rodari)

 

 

(foto da Pixabay, Angolo della memoria,  Enzo Geronimo )