Nata a Roma nel 1965, laureata in Lingua e Cultura per l'impresa, vivo a Lunano(PU). Appassionata di traduzione da italiano a inglese e viceversa di testi dal contenuto vario. Traduttrice volontaria per scopi umanitari, ho eseguito varie traduzioni per numerose NGO di tutto il mondo. Ho conseguito il Cambridge Proficiency in English e sono appassionata lettrice dei classici della letteratura inglese. Amo tradurre perché rappresenta un'autentica sfida del processo di comunicazione.

 

 

Spesso la gente si chiede ” Ma i Millennials sono davvero così diversi?

La risposta è sì, sono profondamente diversi.

I Millennials, un termine che si riferisce a coloro nati tra gli anni ’80 e il 2000 e che quindi sono diventati adulti tra i due millenni, stanno cambiando il mondo sicuramente più di qualsiasi altra generazione.

Secondo un’indagine condotta da Gallup su

Come i Millennials vogliono lavorare e vivere“,

 

questo esercito di giovani sta rivoluzionando il modo di comunicare, di leggere e scrivere, il sistema di vendita al consumatore, l’ospitalità, il campo immobiliare, i trasporti, l’intrattenimento e il modo di viaggiare, e presto cambierà radicalmente anche l’istruzione superiore.

 

Aspettano più a lungo prima di formare una famiglia e tendono meno delle generazioni precedenti a identificarsi in una religione o in un partito politico.

Cambiano lavoro più spesso di altre generazioni; più della metà dichiara che sta cercando un nuovo lavoro.

 
Le aziende sono ossessionate dal riuscire a capire come pensano, il modo migliore per reclutarli o per vendere loro le cose. I più saccenti sfornano infiniti rapporti che spiegano che a loro piace condividere, amano essere lodati e così via.

Altri esperti sostengono che i Millennials dei paesi ricchi sembrano non voler mai lasciarsi alle spalle l’adolescenza, con il loro postare continuo di selfie sui social media e il loro desiderio di “spazi sicuri” nelle università, protetti da prospettive future inquietanti.

Per entrambi i sessi, il percorso verso l’età adulta, dalla scuola al lavoro, al matrimonio e ai figli, è diventato più lungo e complicato. Per la maggior parte di essi è una cosa positiva.

Molti giovani, oggi, studiano fino alla metà dei 20 anni e si prefiggono di procreare entro la fine dei 30 anni. Formano una famiglia più tardi, in parte per un fatto di volontà, in parte perché impiegano più tempo a farsi una carriera e a sentirsi finanziariamente sicuri.

Un altro rapporto dell’Economist, invece, sostiene che per certi versi i giovani non se la sono mai passata così bene.

Probabilmente vivranno più a lungo rispetto a qualsiasi generazione precedente e sul loro smartphone possono trovare tutte le informazioni di questo mondo.

Se sono di sesso femminile o gay, nella maggior parte dei paesi hanno libertà che i loro predecessori potevano a malapena sognare. Sono più intelligenti; i punteggi medi sui test d’intelligenza stanno aumentando da decenni in molti paesi, grazie a un’alimentazione migliore e a una scolarizzazione diffusa.

Eppure stiamo sperperando gran parte del loro talento.

Nella maggior parte delle regioni del pianeta hanno almeno il doppio delle probabilità, rispetto ai più anziani, di essere disoccupati. Oltre il 25% dei giovani in nazioni a medio reddito e il 15% in quelle ricche, sono diventati NEET: Not engaged in Education, Employment or Training, ossia non studiano, non lavorano, sono degli scoraggiati attivi. Questo perché il mercato del lavoro sta diventando più competitivo che mai e in molti paesi gli ordinamenti sono manipolati per favorire chi ha già un posto di lavoro.

Sempre secondo il sondaggio di Galupps, i Millennials stanno cambiando la volontà stessa del mondo.

Quindi anche la società e le sue culture organizzative devono cambiare dalla vecchia volontà a quella nuova.
Per coloro che intendono assumere un Millenial, ecco una valida sintesi di ciò che li differenzia dalla passata generazione:

Non si limitano a lavorare per uno stipendio. Per loro, il lavoro deve avere un significato e vogliono lavorare per le organizzazioni con una missione e un obiettivo. In passato i figli del baby boom non avevano necessariamente bisogno di significato nel lavoro. Volevamo solo uno stipendio. La loro missione era dedicata al 100% alle famiglie e alle comunità. Per i Millennials, il compenso è importante e deve essere adeguato all’impegno, ma non è più quello l’impulso che guida la loro esistenza.

Non stanno perseguendo la soddisfazione sul lavoro ma lo sviluppo. Alla maggior parte di loro non interessano i fronzoli e le cianfrusaglie che si trovano oggi in molti luoghi di lavoro come tavoli da pingpong e cibo gratis, offerti dalle aziende ai dipendenti, per cercare di creare soddisfazione sul lavoro. E’ un errore di leadership, e peggio ancora, è essere condiscendenti. Inspirazione e sviluppo sono i motori di questa nuova generazione.

Non vogliono dei boss – vogliono dei coach. Il ruolo vecchio stile del capo era di comando e controllo. I Millennials cercano manager che li possano far crescere, qualcuno da stimare sia come persona che come professionista.

Non vogliono revisioni annuali – vogliono una comunicazione costante. Il loro modo di comunicare – sms, Tweeter, Skype, ecc – è ora in tempo reale. Questo influisce notevolmente sul loro comportamento nel posto di lavoro, perché sono abituati a interagire e a ricevere feedback in continuazione.

In tutto il mondo ci sono 1,8 miliardi di giovani, circa un quarto della popolazione. Ogni generalizzazione riguardante un gruppo così vasto va ovviamente fatta con cautela.

Ciò che è vero per i giovani cinesi, non può esserlo per i giovani americani o burundesi. Tuttavia hanno delle caratteristiche in comune: sono cresciuti nell’era degli smartphone e all’ombra di un disastro finanziario globale.

Percepiscono appieno quanto sia difficile ottenere una buona istruzione, un lavoro stabile, una casa e infine un compagno con cui formare una famiglia.

In conclusione, sebbene profondamente diversi, meritano le loro chance.

Se non le avranno, i talenti di un’intera generazione potrebbero andare sprecati.

Questo non solo sarebbe immorale ma anche pericoloso. La rabbia repressa dei giovani a volte innesca le rivoluzioni, come i despoti rovesciati durante la primavera araba possono confermare.

 

( Fonti dell’articolo: Generation Uphill; Millennials: How They Live and Work, Traduzione Emanuela Ciocchetti)