Nata a Roma nel 1965, laureata in Lingua e Cultura per l'impresa, vivo a Lunano(PU). Appassionata di traduzione da italiano a inglese e viceversa di testi dal contenuto vario. Traduttrice volontaria per scopi umanitari, ho eseguito varie traduzioni per numerose NGO di tutto il mondo. Ho conseguito il Cambridge Proficiency in English e sono appassionata lettrice dei classici della letteratura inglese. Amo tradurre perché rappresenta un'autentica sfida del processo di comunicazione.

 

Oltre a impressionare gli artisti dell’epoca con il suo virtuosismo, Paganini ha letteralmente incarnato l’anima del Romanticismo

Considerato il più grande violinista di tutti i tempi, Niccolò Paganini nacque a Genova nel 1782 e morì a Nizza nel 1840.

Compose la sua prima sonata all’età di otto anni e diede il suo primo concerto sei mesi più tardi.

Fece le sue prime tournée all’età di quindici anni. Mantenne sempre il più stretto riserbo sulle sue tecniche di performance, diventando il primo musicista a gestire la sua carriera proprio come farebbe un odierno pubblicista!

Oltre a possedere una tecnica specifica, aveva un corpo dalla morfologia particolare: era di dimensioni normali, ma le sue mani erano in grado si estendersi oltre il normale.

Il suo udito era superiore alla media.

 

Paganini con violino

 

La personalitá di Paganini era contraddistinta da una grande generosità e ammirazione per il talento artistico come lo dimostrò l’incontro con un altro grande musicista dell’epoca: Hector Berlioz, che avvenne nel 1833 in Italia.

 

Paganini assistette a un concerto di Berlioz il 16 dicembre 1838 e ne fu sconvolto.

Dopo il concerto, anche se soffriva di un tumore alla laringe che gli impediva di parlare, con l’aiuto del figlio che gli fece da mediatore, andò a congratularsi molto con Berlioz per il suo immenso talento.

Il giorno dopo gli inviò una lettera contenente un bonifico bancario della Banca M. de Rothschild in cui ordinava ll pagamento al giovane Berlioz dell’impressionante somma di ventimila franchi.

 

 

Paganini usò molti strumenti, ma quelli che lo caratterizzarono di più e che preferiva furono:

Il “Cannone“, realizzato a Cremona nel 1743 dal liutaio Guarneri, il suo preferito per la pienezza del suo suono.

Il “Vuillaume“, fabbricato a Parigi dal produttore con lo stesso nome nel 1833, fedele riproduzione del “Cannone“.

Inoltre possedeva non meno di 11 Stradivari!

 

Paganini appartiene alla generazione dei romantici ed è apparso nei primi anni del XIX secolo. Conosceva Beethoven, Schubert, Chopin, Liszt, Berlioz … fu un grande creatore che rivoluzionò l’arte della tecnica violinistica: la pertinenza e la precisione degli effetti e temi che propose erano sconosciute al suo tempo. La sua influenza si sentì notevolmente per tutto il 19° secolo, giungendo fino ai giorni nostri.

 

Ne “L’Interdiction “, Balzac scrisse di un pittore: ” Ha nel suo pennello ciò che Paganini ha nel suo arco, una potenza comunicativa magnetica.

Schubert: “Nell’Adagio di Paganini ho sentito il canto degli angeli“.

Liszt: “Che sofferenza, che angoscia, che tormenti possono esprimere quelle quattro corde!“.

Dopo il suo primo concerto a Parigi nel 1831, il critico Ludwig Boerne scrisse: “È stato un entusiasmo divino, diabolico, non ho mai visto o sentito qualcosa di simile in vita mia. Tutti hanno esultato”.

François Castil-Braze: “Vendete tutto quello che possedete, svendete tutto ma andate a sentirlo!”. Questo è il più sorprendente, il più miracoloso, il più meraviglioso, il più inaspettato dei fenomeni che sia mai esistito” Segue una descrizione fisica dell’artista: “cinque piedi, cinque pollici (1,65 m), il viso allungato e pallido, i connotati del viso molto marcati, naso pronunciato, occhio da aquila, capelli neri, lunghi e ricci. Le pupille sprizzano un’arguzia e una genialità che gli arrivano fino alle orbite degli occhi …

Infine, Spohr lo definisce un mago: “Dicono che è un vero e proprio mago perché tira fuori dal suo violino suoni finora sconosciuti …

 

 

 Niccolo Paganini disegno di Ingres

Il trionfo dell’artista fu enorme ovunque andasse tanto che accumulò una fortuna in oro, molte volte il suo peso! Qualcosa mai visto prima d’allora

 

L’immagine tradizionale dell’artista è quella di un personaggio quasi satanico, sia che si tratti del dipinto di Delacroix o della scultura di Dantan; sono innumerevoli le opere e le caricature pervenute ai nostri tempi che lo ritraggono:

 

sempre in movimento, mentre danza giocherellando con le sue enormi dita sul suo violino, manipolando l’arco come una penna d’oca, con i capelli lunghi che accentuano la sua “diabolicità”, il naso così pronunciato da sembrare quello di una donnola, frutto di una sorta di trasmutazione mentale legata alla cultura dell’esoterismo che dilagava in quell’epoca e che ancora oggi permane nel nostro immaginario contemporaneo…

 

Il disegno che Ingres realizzò nel 1819 è di natura diversa (disegno al lato), in cui è raffigurato il busto del violinista, con il suo strumento sotto braccio, sereno, sguardo di brace, una certa sobrietà nei modi di fare, sebbene di una fattura molto neoclassica.

 

Si tratta di un disegno di “parità” (Ingres come sappiamo suonava il violino e aveva anche chiesto una volta a Paganini di suonare in duetto con lui), realizzato da un pittore, disegnatore e violinista di talento, che ritrae un altro violinista, dionisiaco e trascendente, che non avrebbe rinnegato Liszt… è innanzitutto un tributo.

 

Paganini violinista del diavolo

Non si parla mai abbastanza su questo argomento!

Immaginate di assistere a uno dei suoi “recital” a Parigi, nel 1831:

vedete arrivare questo ragazzetto dagli occhi immensi, dall’aspetto fragile, in un vestito stretto che lo racchiude in se stesso… un malessere indefinibile si impadronisce di voi: il personaggio non vi piace, ma ne siete affascinati… è uno specchietto per le allodole… improvvisamente, inizia a suonare… accade un miracolo:

 

la sua mano tortura il suo violino e voi lo sentite dentro! (….)

 

 

 

Delacroix Ritratto di Paganini, violinista

Ha creato nuovi accordi musicali meravigliosi, (…..) sconosciuti su questa Terra … come sempre in questi casi,

vale a dire quando non capiamo qualcosa perché in anticipo sui tempi,

colleghiamo il personaggio al diavolo:

Paganini è diventato il braccio destro del diavolo!

Se non è Satana in persona…

Ci sarebbe molto da dire su questa transazione mentale legata al nostro patrimonio psicoanalitico giudeo-cristiano … che ha una formattazione lunga quasi tremila anni …

si può solo dire che siamo fortunati a vivere in una democrazia, per quanto così imperfetta …

 

 

Ma torniamo al nostro artista; lui vi travolge, coinvolgendo la vista e l’udito:

il secondo da solo sarebbe stato insufficiente a turbarvi a tal punto.

L’unione simbiotica dell’udito e della vista è necessaria per creare l’alchimia psicologica… che si rivela essere la ricerca primaria, anche se inconsapevole e confusa, di tutti gli artisti dell’inizio del XIX secolo. Pittori, scultori, architetti e musicisti, tutti partecipano a questa ricerca del Santo Graal che sfocerà nel cubismo e nei balletti russi di Serge Diaghilev, oltre il loro aspetto da “vecchia Russia”: il sincretismo delle arti classiche…

 

Il “Romanticismo” è in realtà l’inizio di una nuova fase della storia europea… e il trionfo di Paganini ne è un’espressione più evidente. Se fosse vissuto nel XVIII secolo, sarebbe rimasto ai margini della scena, certamente ammirato da alcuni, ma ignorato da altri.

 

Grazie, Signor Paganini, per la sua potenza e creatività; i suoi “doni divini” le hanno permesso di trascendere dal corpo e di renderci parte di quell’eternità che lei raggiungeva solo quando maneggiava il suo violinoci scusi se i suoi contemporanei l’hanno collegata al diavolo; hanno capito solo in parte. Un genio come il suo non può essere compreso da tutti…

 

 

 

 

(Articolo di Jacques Tcharny 20/08/2016 WUKALI precedentemente pubblicato il 09/11/2015, traduzione di Emanuela Ciocchetti, quadri, disegni e sculture su Paganini di: Delacroix, Ingres, Dantan)