Psicologa. La sua attività di psicologa è affiancata anche da quella di consulente in sessuologia e da quella di grafologa. Il mio sito è: notedipsiche.wordpress.com

 

 

Davide e Simona sono sposati da qualche anno e desiderano da tempo avere un figlio. Hanno comprato un appartamento con due camere da letto, considerando già di non restare solo una coppia, ma di voler diventare presto una famiglia con uno o più bambini.

Hanno entrambi un forte desiderio di diventare genitori e riescono a supportarsi a vicenda nell’attesa di poter realizzare il loro sogno. Hanno dedicato molto del loro tempo a comprare i mobili per la cameretta, il corredino comprensivo di biberon e fasciatoio…manca soltanto la lieta notizia.

Quando Simona annuncia di essere incinta anche Davide ne è felicissimo, è pieno di premure verso sua moglie e aspetta con ansia di poter finalmente conoscere il bimbo con cui sua moglie ha già uno stretto rapporto da quando scalcia nella sua pancia.

I rapporti sessuali nella coppia si diradano, perché lei teme di danneggiare il nascituro e lui la osserva in una nuova veste, quella di madre.

La scelta del nome da dare al figlio crea discussioni animate, perché si è molto indecisi, si hanno gusti diversi, e i futuri nonni sperano o chiedono esplicitamente di assegnargli il nome di qualche avo.

Finalmente il figlio nasce e tutta la famiglia è felice e soddisfatta. Il bambino è sano e molto carino. Il travaglio è stato sopportabile e la mamma sta bene. Il nome scelto ha accontentato un po’ tutti.

Tornati a casa si rendono subito conto che la loro vita precedente è finita. Ora sono in tre e ci sono nuove esigenze, bisogna modificare tutte le abitudini e creare un nuovo equilibrio familiare.

Chi si alza la notte per cullare e cambiare il bambino? Chi aiuta la madre a gestire la casa quando lei deve necessariamente star dietro al neonato?

Lei durante la notte si alza spesso per controllare se il bambino respira; lui non vede più in sua moglie la donna seducente con la quale, ora, nato il figlio, vorrebbe più vicinanza, ma vede solo una donna angosciata e trascurata che lo respinge e a cui le sue attenzioni non bastano mai.

Simona dopo qualche giorno, nonostante l’infinita felicità, avverte una sensazione di inadeguatezza ad occuparsi di una creatura così piccola e di difficoltà nel mandare avanti il menàge matrimoniale. Il bambino piange spesso, la casa è in disordine, lei ha sonno e il marito è al lavoro. Quando rientra a casa, lui le fa notare che sta tutto il tempo dietro al bambino, che si preoccupa per motivi inutili, che non ha più biancheria pulita e vorrebbe cenare.

Lei si sente avvilita, forse il bambino non sta bene, la casa è un disastro e lei vorrebbe solo lavarsi e riposarsi. Il marito non la comprende, i suoi genitori abitano lontani e non possono darle una mano, i suoceri non hanno tempo perché gestiscono un negozio a tempo pieno.

Simona sta per crollare; il sogno di diventare madre le si sta ritorcendo contro e la sta deprimendo, inoltre sta allontanando da lei anche il marito, quell’uomo gentile e innamorato ha cambiato carattere.

Che sta succedendo?

Davide e Simona nel loro trasformarsi da diade in triade non hanno tenuto conto della rielaborazione degli equilibri relazionali e della nuova suddivisione dei ruoli.

Quando arriva un bambino in casa, che sia naturale o adottivo, modifica completamente l’ordine precostituito, mettendo in discussione affetti, tempo, e gestione degli spazi e delle attività.

 

Innanzitutto va sottolineato che la coppia può continuare ad avere rapporti sessuali anche durante la gravidanza, a meno che non vi siano difficoltà gestazionali per cui venga sconsigliata.

È necessario l’avvicinamento del padre già in gestazione.

Il futuro papà deve essere coinvolto nella gravidanza, facendosi partecipe degli ‘scalciamenti’ del feto attraverso il contatto della sua mano sulla pancia della futura mamma;

lei lo avverte costantemente dentro di sé, mentre il tocco esterno è l’unica modalità per farlo sentire concretamente anche al padre.

È in questi momenti che si prende consapevolezza di non essere più solo in due, ma che vi è una terza presenza che li unisce e si frappone tra loro.

 

Per ovviare a questa, a volte scarsa, presa di coscienza di coinvolgimento fisico ed emotivo con il bambino in arrivo, è utile partecipare ai corsi pre-parto che vengono proposti e realizzati nei Consultori Familiari delle Asl di appartenenza, al fine di imparare a gestire la gravidanza, la relazione col figlio in grembo, la respirazione da attuare in sala parto, l’avvicinamento del genitore ‘esterno’ e le prime nozioni sulle difficoltà successive alla nascita.

Questi corsi permettono di conoscere un’ostetrica a cui fare riferimento, nei primi giorni dopo il parto, in caso di difficoltà di allattamento, e di una psicologa a cui rivolgersi in caso di depressione post-partum.

Il “baby blues” è una forma di depressione fisiologica che molte donne attraversano nell’affrontare le prime difficoltà col nascituro.

La loro vita si arricchisce, ma si stravolge anche, per cui può capitare di sentirsi stanche, sole ed incapaci. È una crisi passeggera che però va riconosciuta ed affrontata per il benessere della coppia madre-bambino, affinchè si ripristini quanto prima la gioia dell’aver avuto un figlio.

Il baby blues consiste in un disagio interiore che comporta un umore instabile, stanchezza, tristezza, ansia e confusione mentale. Ne soffre il 50-80% delle neo-mamme. Solitamente dura 1 settimana – 10 giorni e si risolve con il supporto emotivo delle figure di riferimento (amici e parenti, medici, altre mamme).

Durante questo corso pre-parto vengono affrontati svariati temi e vengono dati preziosi suggerimenti; tra i quali, viene vivamente consigliato di fare qualsiasi attività mentre il bambino dorme (farsi la doccia, pulire casa, cucinare, ecc.) e di farsi dare il cambio nell’occuparsi di lui per poter recuperare il sonno perduto e restare con i nervi saldi.

Per far fronte a questo disagio e per permettere la ripresa lavorativa della mamma, sono stati realizzati nel 2012 i congedi paternità. La legge di stabilità del 2016 permette due giorni di concedo dal lavoro obbligatori più due giorni di congedo facoltativo, alternativo al congedo di maternità della madre, da fare entro il quinto mese di vita del bambino.

Sta alla madre allentare la simbiosi con il figlio per permettere di far entrare la figura del padre tra di loro. La simbiosi iniziale è fisiologica, si crea per permettere alla madre di comprendere e far fronte alle necessità del figlio che non è ancora in grado di comunicare i suoi bisogni ed è totalmente dipendente dall’adulto che lo accudisce.

È compito del padre forzare questa separazione ed entrare a far parte della triade, facendosi accettare dalla moglie e dal bambino come figura protettiva e disponibile.

Il marito dovrebbe anche sostenere la moglie nei suoi cambiamenti fisici ed ormonali; comprendere il disagio che sta vivendo durante la trasformazione del suo aspetto fisico ed accettare la diminuzione o mancanza di interesse di lei verso l’attività sessuale, avvicinandosi a lei senza pressioni, adattandosi ai suoi tempi di ripresa, ed accettando di non essere più in cima ai suoi pensieri, senza scenate di gelosia e ripicche.

Capita spesso anche che la nuova vita familiare venga invasa da figure ‘altre’, quali parenti e amici sempre pronti a dispensare consigli e ad invadere lo spazio vitale casalingo con visite o prolungati soggiorni al fine di dare una mano alla mamma in difficoltà. In tali casi occorre restare uniti come coppia, ponendo un freno ai consigli poco graditi e approfittando dello spazio libero che questi aiuti offrono per ritrovarsi e trascorrere un po’ di tempo da soli per ritrovarsi come coniugi, al di là della genitorialità.

Per quanto riguarda la scelta del nome del bambino, poco importa se si opti per il desiderio di chiamarlo come un nonno amato o si scelga un nome mai esistito prima in famiglia ma che piaccia tanto; quello che conta è che il figlio non venga caricato simbolicamente, attraverso questo nome e nella fantasia dei neo-genitori, di responsabilità ed aspettative che opprimano la sua crescita e alterino il suo sviluppo.

 

 

Bibliografia

 

Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A. (2002), Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia, Ed. Il Mulino

www.inps.it/congedi papà

Zaccagnino M. (2009), I disagi della maternità, Ed. Franco Angeli