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Paola Bianchi: Romana di nascita, ma cittadina del mondo, Paola Bianchi è laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne e insegna lingue e materie letterarie, oltre a lavorare come correttrice di bozze e traduttrice. Appassionata di tutto ciò che ruota intorno ai libri ha un proprio blog: librieemozioni.altervista.com

 

 Ariosto torna ad affascinarci col suo Orlando e il mondo cavalleresco di dame da salvare ed eroi valorosi

Quest’estate si concluderà, per gli amanti del genere, con una bellissima esposizione sicuramente da non perdere. Dal ventiquattro di settembre 2016 all’otto di gennaio 2017 infatti,

sarà allestita nel Palazzo dei Diamanti a Ferrara la mostra “Orlando Furioso – 500 anni – cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”,

Organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, a cura di Guido Beltramini e Adolfo Tura, l’evento sarà una vera e propria celebrazione del tempo e del patrimonio artistico in cui era immerso Ludovico Ariosto mentre componeva il suo inestimabile Orlando Furioso.

È infatti dal capolavoro pubblicato per la prima volta cinquecento anni fa, e che ha certamente marcato il Rinascimento italiano, che prende ispirazione la preziosa esibizione. Accanto alla celeberrima opera, sarà anche possibile ammirare altri ben noti capolavori, tra i quali

la Minerva che caccia i Vizi dal Giardino della Virtù di Andrea Mantegna,

San Giorgio e il Drago di Paolo Uccello,

e il Baccanale degli Andrii di Tiziano, realizzato dal famoso pittore per i Camerini d’Alabastro del Duca.

 

 

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,

le cortesie, l’audaci imprese io canto,

che furo al tempo che passaro i Mori

d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,

seguendo l’ire e i giovenil furori

d’Agramante lor re, che si diè vanto

di vendicar la morte di Troiano

 sopra re Carlo imperator romano.

(Orlando Furioso, Canto 1)

 

Un artista dall’indiscusso talento, Ludovico Ariosto, cresciuto come sappiamo alla corte degli Estensi, grazie alle sue nobili origini, e ribellatosi, per nostra fortuna, al volere del padre Niccolò che lo voleva giurista, per potersi dedicare completamente alla sua passione, le lettere e la composizione in versi.

Sotto la guida del monaco Gregorio da Spoleto, Ludovico Ariosto compose nel 1516 la sua opera somma che dedicò al cardinale Ippolito, i cui rapporti amichevoli erano tuttavia destinati a incrinarsi, a causa del rifiuto dello scrittore di seguire il prelato in Ungheria, soprattutto per non abbandonare la sua amata Alessandra Benucci, che in seguito sposò.

La mostra è quindi fondamentalmente questo, un omaggio all’artista e alla sua opera migliore, modificata e ampliata fino al 1532, anno della pubblicazione della stesura definitiva.

Accanto ai dipinti inoltre, sarà possibile osservare una serie di libri antichi e di oggetti d’arte di inestimabile valore, come ad esempio il famoso Olifante, ovvero il corno d’avorio suonato da Orlando nella battaglia di Roncisvalle. Questi manufatti condurranno il visitatore in un viaggio particolare in cui, in un’atmosfera incantata, quasi da favola, si avvicenderanno il poema e le giostre, le battaglie e le conquiste, non solo belliche, ma anche amorose.

 

Orlando disse: “Suonerò l’olifante.
Carlo l’udrà, che sta passando i valichi:

io ve lo giuro che torneranno i Franchi”.
Disse Oliviero: “Una vergogna grande
sarebbe ai vostri parenti tutti quanti:
fino a che vivano, ne avrebbero l’infamia!
Quand’io lo dissi, nulla voleste farne;
col mio consenso non lo farete ormai!
Se voi suonate, non sarà più da bravo;
e avete entrambe le braccia sanguinanti!”
Risponde il conte: “Colpi gagliardi ho dati!”.

(Orlando Furioso, Canto 128)

 

Tra le meravigliose opere esposte spiccheranno anche i capolavori di altri artisti italiani come Leonardo da Vinci, Raffaello, e Michelangelo, che con sculture, creazioni incredibili, armi e arazzi, daranno nuovamente vita al mondo cavalleresco narrato magistralmente da Ariosto.

Indovinatissimo il luogo dell’allestimento, uno dei maggiori monumenti di Ferrara, abitato durante i secoli da molti degli esponenti della nobiltà e del clero del casato d’Este. Il Palazzo dei Diamanti, deve il suo nome al bugnato esterno che è appunto a forma di diamante, e sarà la splendida cornice di una mostra altrettanto preziosa e significativa dal punto di vista sia artistico che culturale.

 

Chi mette il piè su l’amorosa pania
     Cerchi ritrarlo, e non v’inveschi l’ale;

Che non è in somma amor, se non insania,

A giudizio de’ savi universale:

E se ben come Orlando ognun non smania,
     Suo furor mostra a qualch’altro segnale.
     E quale è di pazzia segno più espresso
     Che, per altri voler, perder se stesso?

(Orlando Furioso, Canto 24)