Benvenuti al quinto appuntamento con le nostre storie culinarie. 

Quelle persone che in inglese vengono chiamate breakfast skippers, coloro che preferiscono non fare colazione, sono per fortuna diminuite. Sempre più italiani considerano questo pasto importante, e non ci rinunciano.  Molti scelgono il dolce, altri preferiscono il salato, e altri ancora addirittura una combinazione di entrambi.

 

   Negli anni 80 ci fu la nascita di una grande curiosità per il gusto dei cibi in generale, ma soprattutto per quelli da colazione. Nella seconda metà degli anni 90, iniziò una corrente salutista… nel linguaggio comune e nelle pubblicità spuntarono parole come wellness e fitness, il concetto del “meno grassi”, “meno zucchero”, “più fibra” e la parola light si diffuse sempre più.  Diminuì il consumo di burro, e il latte diventò sempre più scremato. 

La fretta che prima caratterizzava la vita degli italiani, un pò si è modificata negli ultimi decenni e sempre più persone hanno preso coscienza dell’importanza di una sana colazione, consumata in famiglia

 

Secondo le statistiche, oggi una famiglia su tre si riunisce per gustare insieme un pasto salutare.

La colazione è diventata più bilanciata, con un corretto mix di carboidrati complessi, zuccheri semplici, grassi e proteine. 

Non sempre, però, la scelta cade su una sana colazione e le statistiche del 2015 dicono che ancora un italiano su 2 frequenta bar e ristoranti, e che 5 milioni di persone ogni giorno fa colazione al bar consumando in piedi un caffè o un cappuccino, accompagnato da un cornetto o una brioche.  

Questi purtroppo sono prodotti ricchi di grassi saturi.  Infatti, tra i top ten dei cibi da evitare perchè danneggiano la nostra salute, troviamo la margarina, molto diffusa tra i prodotti industriali da forno. 

Si tratta di un prodotto ottenuto mediante l’idrogenazione di oli vegetali, spesso olio di palma, e quelli che vengono chiamati non idrogenati contengono spesso un alto contenuto di grassi saturi.

Ai giorni nostri va molto di moda la parola SENZA! … senza burro, senza grassi, senza lievito, senza colesterolo, senza lattosio, senza glutine, senza zucchero, senza grassi idrogenati, senza olio di palma e via dicendo… ma ci domandiamo, con tutti questi SENZA, cosa stiamo mangiando? 

Non è semplice, ma come si può fare prevalere il buonsenso leggendo gli ingredienti sui prodotti che si comprano, così si può fare attenzione anche nella scelta dei luoghi dove si consumano i propri pasti, cercando di incoraggiare la qualità e diventando consumatori consapevoli e attenti! 

Concludiamo qui i nostri appuntamenti sulla merenda e la colazione degli italiani, proponendovi un’ottima ricetta di una brioche fatta in casa.  

Ingredienti della brioche:

1 kg di farina di forza

1 cubetto di lievito di birra fresco

4 cucchiai di zucchero semolato

300 ml di latte intero

4 uova intere

30 ml di grappa

2 cucchiaini da caffè di lievito per dolci

Scorza grattugiata di limone o arancia

Baccello di vaniglia

1 pizzico di sale

80 gr di burro freddo

250 gr di uvetta ammollata nel rum

Cannella a piacere

 

La preparazione della brioche

Setacciamo la farina già pesata e la mettiamo in una ciotola. Ne lasciamo un po’ da parte perché potrebbe servirci alla fine della preparazione, se l’impasto dovesse risultare appiccicoso.

Sciogliamo il lievito di birra in mezzo bicchiere di acqua tiepida e lo aggiungiamo lentamente alla farina. Nel frattempo, intiepidiamo la quantità di latte necessaria e ne versiamo un terzo nel composto.

Aggiungiamo le uova già sbattute e in seguito la grappa, lo zucchero, il lievito chimico, la scorza grattugiata di limone o arancia, la vaniglia, il resto del latte e il sale. Mentre lavoriamo l’impasto, iniziamo a sentire il profumo di limone o di arancia, e di lievito. 

   Quando assume un aspetto liscio e non più appiccicoso, aggiungiamo il burro freddo tagliato a dadini. Continuiamo a impastare fino a quando il burro si sarà completamente incorporato all’impasto.

Versiamo tutto in una ciotola capiente leggermente oleata, copriamo con un panno umido e lasciamo lievitare lontano da correnti d’aria, controllandolo di tanto in tanto.  Il tempo di riposo dipende dalla stagione e dalla temperatura.

Quando la quantità dell’impasto è raddoppiata, aggiungiamo l’uvetta strizzata (già ammollata nel rum) e, se vogliamo, un po’ di cannella. Formiamo delle palline che metteremo a lievitare ben distanziate, in una teglia con sotto la carta forno, e coperte da pellicola. 

Quando saranno raddoppiate, le spennelliamo con il latte, accendiamo il forno a 200° e quando sarà a temperatura, le inforniamo fino a quando saranno dorate.

I nostri incontri con merende e colazioni giungono al termine, e ci vediamo prossimamente per nuove avventure culinarie nel mondo del pane e le sue origini!

(Foto di Tina Ferraiuolo & Cristiana Ordioni)