https://it.wikipedia.org/wiki/Manu_Chao

“Si … m’était conté”

 

 José Manuel Arturo Tomás Chao Ortega, questo il nome completo di Manu Chao, nasce a Parigi nel 1961 da padre gallego e madre basca, trasferitisi nella capitale francese per sottrarsi alla dittatura franchista.

 

 

La coppia, ospita nella loro casa rifugiati, musicisti, scrittori, personaggi come Violeta Parra o Garcìa Màrquez ed é in questo ambiente, nei sobborghi sud-occidentali di Parigi, che avviene la formazione del futuro leader dei Mano Negra.

 Il gruppo, fondato nel 1987 ed il cui nome sembra derivi da un’organizzazione anarchica spagnola, si scioglierà sette anni più tardi “per esurimento delle motivazioni originarie”.

Anni, durante i quali prende vita il “Patchanka“, che oltre ad essere il titolo del primo album del 1988, é il termine onomatopeico, con il quale Manu Chao battezzerà il proprio genere musicale, con la volontà di indicarne la contaminazione, l’insieme di stili e culture dalle quali traeva origine.

Il musicista infatti, si rivolge al pubblico cantando in spagnolo, arabo, francese, inglese, wolof, lingua parlata in Senegal, mentre le sonorità vanno dal Punk Rock allo Ska, passando dal Flamenco all’Hip Hop, ritmi messicani, afrocubani e non per ultimo il Reggae.

Conclusa la parentesi con i Mano Negra e dopo qualche anno in giro per il Sud America, nel 1998 Manu Chao torna come solista, con un album che già dal nome fa capire che il cantante non ha cambiato strada, esce “Clandestino“.

La prima ed omonima traccia, si rivela tristemente attuale, Manu Chao infatti si racconta “solo con il mio dolore…”

Il mio destino è correre

per eludere la legge

Perso nel cuore

Della grande Babilonia

Mi chiamano clandestino

Perché non ho documenti”

ma rivendica il suo essere libero, descrivendosi “un confine nel mare“.

Libertà, cosiccome la visione di un “mondo globale”, nulla a che fare con l’odierna “globalizzazione” contro la quale si dichiarò nel 2001 durante il G8 di Genova, non é solo un concetto caro ed espresso più volte nelle sue liriche, ma é al centro del suo vivere.

L’integrità verso i propri ideali, l’ha portato a rifiutare sponsor, guadagni milionari “vendendo” la sua musica a pubblicità o scendendo a compromessi che l’avrebbero arricchito, impoverendo però la spontaneità e la conseguente forza della sua musica.

Certamente il denaro é entrato ed entra nelle sue tasche, ma sono la provenienza e la finalità che descrivono la coerenza di un uomo. Interezza e uno spirito libero, che musicalmente e con le dovute differenze, lo pongono come ultimo o forse unico erede di Bob Marley, un gigante della lotta per i diritti umani, l’emancipazione e opposizione alla disparità ed ingiustizie sociali.

 È lo stesso Manu Chao che invoca il cantante giamaicano perché canti qualcosa per lui, in un brano dal titolo esplicito, Mr.Bobby, facente parte dell’album “Pròxima Estaciòn – Esperanza“:

“hey Bobby Marley,

sing something good to me.

This world go crazy,

it’s an emergency.

Tonight i dream about fraternity,

tonight i say:

One day my dreams will be reality,

like Bobby said to me”

Nel 2014, con la canzone Clandestino, il celebre singolo che lo pose definitivamente tra i grandi autori, prende parte al progetto umanitario Playing For Change Foundation, organizzazione no profit, che nasce con l’iniziativa di edificare scuole di musica per l’infanzia, nei luoghi più disagiati in tutto il mondo.

Evento che sarà il preludio di un nuovo Tour Europeo, che lo vedrà impegnato anche in Italia, occasione nella quale poter ascoltare la visione del mondo, di un artista che del mondo, ha fatto la propria casa.

Le date in Italia di Manu Chao saranno: 23 luglio a Catania, il 25 luglio a Camigliatello Silano, il 27 luglio a Molfetta, il 29 luglio a Cagliari e il 31 luglio a Vulci.