Direttore responsabile di CaffèBook. Giornalista iscritto all’albo (Odg. Toscana) Coautore del documentario sulla crisi economica Eterna.

L’epoca della dinastia Tang (dal 618 al 907 circa DC) è definita “l’età d’oro della poesia cinese”.

In realtà, nel periodo della dinastia Tang, la letteratura in tutti i suoi aspetti e generi conobbe un periodo di grande fioritura, ma la poesia è quella che la rappresenta appieno.

La potenza imperiale era al suo apogeo e gli imperatori Tang, intelligenti mecenati, (soprattutto Xuan Zong vissuto fra il 685 e il 762 ) radunarono a corte un grande numero di artisti in un clima di estrema tolleranza per le “Tre Dottrine” ( Confucianesimo, Buddhismo e Taoismo) che contribuì non poco ad ampliare gli orizzonti culturali degli intellettuali dell’epoca.
Il sistema di reclutamento dei funzionari imperiali prevedeva la realizzazione di un componimento poetico, per questo molti letterati vi si cimentarono. La poesia cinese conserva di quell’epoca più di 50.000 componimenti, scritti da circa 2.200 poeti.

All’inizio del XVIII secolo venne pubblicata una raccolta completa delle poesie Tang, per un totale di 900 volumi, un opera tanto eccezionale quanto non esaustiva di tutte le poesie Tang, alcune per altro andate perse.
La rivoluzione di questa poesia non sta solo nel numero, nella qualità o nell’innovazione stilistica. Nei secoli che l’hanno preceduta il mondo poetico cinese era spesso opera dei sovrani o degli aristocratici, privi di esperienze di vita comune e descrivevano degli usi e dei costumi della corte.
La poesia Tang nella sua abbondanza di contenuti riflette, invece, anche la precarietà della vita, la guerra, l’ebbrezza, la contemplazione della natura e alcuni, sia pure in linguaggio fortemente codificato, contenevano satire dei mali sociali e politici del momento.

 

I poeti della dinastia Tang

Famosi e molto ammirati furono: Wáng Wéi (buddhista, confuciano e taoista) oltre che poeta fu pittore e bravo musicista; Du Fu (confuciano) da molti considerato il più grande poeta Tang; Bai Juyi che superò l’esame burocratico, ma fu esiliato per la sua eccessiva sincerità. Scrisse il noto “Canto dell’eterno rimorso”.
Ma il più conosciuto è comunque Li Bai (Gansu, 701-762). Noto anche come Li Po, lasciò circa 1000 poesie raccolte in 30 volumi. La tradizione lo descrive come un uomo, libero, generoso e instancabile bevitore di vino. Nella sua poesia i temi ricorrenti sono il viaggio, l’amicizia, la consapevolezza della solitudine e il distacco dalla vita mondana. La sua morte è leggenda, allo stesso tempo poetica e in linea con il personaggio irriverente che era stato: ubriaco, cadde o si gettò in acqua per toccare la luna. Ancora oggi è uno dei poeti cinesi più amati.