Direttore responsabile di CaffèBook. Giornalista iscritto all’albo (Odg. Toscana) Coautore del documentario sulla crisi economica Eterna.

La definizione più usata in tutti i libri, manuali e documenti che lo riguardano è: aeromobile a pilotaggio remoto. È noto come drone ed è un velivolo caratterizzato dall’assenza a bordo del pilota.

 

Un’organizzazione di artisti internazionali ha di recente installato un enorme poster nei pressi di un villaggio nella regione pachistana di Khyber Pakhtunkhwa. Sul Poster c’è la foto del volto di una bambina. L’immagine, come antichi disegni, è ben visibile solo dall’alto. Può essere vista solo dal operatore di un drone.

In quella regione dei sofisticatissimi droni americani o UAV (o Unmanned Aerial Vehicle, ma sono molti gli acronimi con cui vengono chiamati) tentando di colpire dei bersagli militari, provocano spesso la morte di civili. Fra questi, purtroppo, anche molti bambini.

Gli artisti, ingrandendo l’immagine della bambina sconvolta da un bombardamento in cui aveva perso la famiglia, sperano sia di impietosire gli operatori dei droni sia di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale.

I droni militari sono ora sotto l’esame di molte commissioni internazionali per quelli che i vari eserciti chiamano cinicamente “danni collaterali”. Un uso particolarmente intensivo ne ha fatto l’esercito americano dell’amministrazione Obama che considera gli UAV l’arma migliore per combattere il terrorismo.

La triste fama di origine militare ha spesso oscurato il lato positivo di questo tipo di tecnologia e i vantaggi che invece potrebbe produrre nella vita di tutti i giorni.  

Ma cos’è un veicolo drone?

Un drone è un robot, quindi un oggetto con predisposte alcune opzioni decisionali, alle quali abbina la possibilità di essere comandato a distanza. In pratica questo concetto esclude tutti i modellini telecomandabili e include il fatto che non siano solo aerei, ma anche per uso terrestre e subacqueo.

Infatti non è sufficiente che questo sia telecomandabile a vista come un modellino di aeroplano o un’automobilina radiocomandata potrebbe esserlo. Per essere un drone deve poter compiere delle operazioni “in autonomia”; è un robot del quale si possono attivare a distanza alcuni comandi, ma che può essere programmato per alcune funzioni; quelli civili sono di solito molto semplici.

Come sono nati i droni?

I droni devono la loro evoluzione e nascita soprattutto ai sistemi di posizionamento e navigazione satellitare.

 La nascita di sistemi di navigazione come il GPS americano  o il Galileo europeo che consentono la localizzazione di qualsiasi luogo con grande precisione ha consentito di predisporre delle informazioni sempre utilizzabili da questi robot.

Naturalmente questo ne avrebbe fatto dei robot dei mezzi precisi quanto a programmazione, ma esposti agli imprevisti.

 Il comando dell’uomo a distanza è stato reso possibile dai sistemi di trasmissione dati satellitari a larga banda che di fatto coprono tutto il mondo.

Altri aspetti che stanno rendendo i droni delle macchine efficienti sono i sistemi di elaborazioni sempre più veloci e sofisticati e il grande salto tecnologico dei sensori, dei sistemi di ripresa ottici e radar.

I droni in campo civile.

Questa tecnologia trova spazi d’uso anche nelle esplorazioni e nei recuperi subacquei e sono certamente noti i droni utilizzati per sminare le ex zone di guerra.  Fra gli usi nobili di questi robot c’è anche la possibilità di rilevare in sicurezza lo stato delle opere d’arte in zone terremotate. In Italia ne è stato fatto quest’uso in Emilia e in Umbria, regione dalla quale è partito l’utilizzo dopo la tragica morte di quattro persone nella Basilica Superiore di Assisi.

All’indomani dello tsunami che sconvolse il Giappone e Fukushima nel 2011, i droni, sorvolando la centrale nucleare, scattarono delle foto agli edifici dei reattori surriscaldati che consentirono, una volta analizzate, il contenimento dei danni.

L’uso dei UAV oggi non è più circoscritto a situazioni di emergenza. Da quelli usati come semplici giocattoli si arriva ad una ampia gamma per usi professionali. Equipaggiati spesso con videocamere sono stati adoperati per fare riprese aeree di tipo documentaristico, sportivo o cartografico. Apparecchi dalle più modeste “ambizioni” sono stati utilizzati, invece, anche da tecnici del fotovoltaico per valutare le condizioni di un tetto e alcuni corrieri hanno già cominciato le sperimentazioni per compiere le consegne con questi mezzi.

Favoriti da una certa libertà, inesistente in altri settori, in Italia sono già molte le aziende coinvolte nello sviluppo e nella produzione di droni e centinaia sono i modelli sviluppati spesso da start-up nate apposta. Da questo particolare settore tecnologico c’è già chi ha individuato la nascita di un nuovo mestiere: il pilota di droni.

Proprio perché può rivoluzionare così i rapporti sociali, l’uso dei droni in ambito civile dovrà essere certamente regolato, speriamo evitando i soliti eccessi che contraddistinguono il nostro Bel Paese. La diffusione di mezzi in grado di compiere riprese da qualunque altezza giustificati da compiti di videosorveglianza, ad esempio, ha già determinato una certa insicurezza in chi ritiene invece importante la propria privacy. Quali che saranno le leggi su questa nuova tecnologia dovranno tenere conto non solo degli aspetti burocratici o legati alla sicurezza aerea, ma anche di quelli etici.