Assorecuperi avverte: la raccolta di abiti usati in Italia a rischio di scomparsa entro il 2027

L’associazione chiede una norma transitoria che obblighi i produttori a finanziare il fine vita dei tessili prima dell’arrivo dell’EPR, mentre i cassonetti per la raccolta potrebbero sparire già dal prossimo anno a causa della saturazione del mercato dell’ultra fast fashion.

Assorecuperi chiede una normativa transitoria che obblighi i produttori a finanziare i costi di fine vita dei tessili prima che il nuovo quadro EPR nazionale ed europeo entri in vigore, avvertendo che la raccolta degli abiti usati in Italia è a rischio entro il 2027. L’associazione teme che, senza un intervento normativo immediato, il sistema di raccolta differenziata dei capi usati possa collassare.

Secondo l’associazione, i cassonetti per la raccolta degli abiti usati potrebbero scomparire già dal prossimo anno, lasciando le strade prive della rete di raccolta differenziata attualmente in uso. Una tale scomparsa comprometterebbe il primo anello della filiera del riciclo tessile.

L’ultra fast fashion, con tempi di immissione sul mercato ridotti a pochi giorni e prezzi ultralow, produce capi di scarsa durata e abbassa i prezzi dell’usato. Questa situazione satura gli impianti di trattamento e mette in ginocchio la filiera del recupero.

Le imprese di recupero sono chiamate a raccogliere volumi sempre maggiori di tessuti, ma non esistono condizioni economiche adeguate per rendere sostenibile l’attività di raccolta e riciclo. Senza un contributo economico dai produttori, il modello di gestione attuale diventa insostenibile.

Il duty di 3 euro applicato alle piccole spedizioni extra‑UE, ritenuto dalle imprese una misura simbolica, non è sufficiente a invertire la tendenza negativa.

Pietro Luppi, responsabile del settore tessile di Assorecuperi, ha lanciato l’allarme a Ecomondo a Rimini, sottolineando il rischio di un futuro senza cassonetti per l’economia circolare. Il suo intervento ha messo in luce la contraddizione tra la crescente domanda di raccolta e la mancanza di finanziamenti previsti.

La Strategia UE per tessili sostenibili e circolari fissa obiettivi di raccolta separata e di EPR entro il 2030, ma l’Italia deve colmare il vuoto normativo attuale, altrimenti le imprese di recupero non potranno gestire i crescenti flussi di rifiuti tessili senza il finanziamento dei produttori. Il ritardo nella implementazione rischia di aggravare il collasso della filiera.

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