Donnie Iris, l'ultima nota di Pittsburgh: se ne va a 83 anni il re dello Steel City rock

PITTSBURGH — Donnie Iris ha smesso di suonare. Lunedì 26 ottobre, a 83 anni, il cancro alla vescica che lo divorava da tre anni ha messo il punto finale a una carriera lunga sei decenni. Non c'è epica nella fine: solo un uomo seduto su una sedia al Citizens Live at the Wylie, il 28 settembre scorso, che canta "Ah! Leah!" poche ore dopo una seduta di radioterapia. "Cantò magnificamente", ricorda Mark Avsec, tastierista, amico, l'altra metà di un sodalizio nato tra i fumi dei Wild Cherry alla fine dei Settanta. "Era la prima volta seduto. Non gli piaceva. Ma il cancro si stava mangiando tutto, faceva male, e lui voleva stare lì. Con la gente."
La notizia la dà Variety. I numeri dicono: secondo posto in Billboard Hot 100 nel 1970 con "The Rapper" (i Jaggerz), ventinovesimo nel 1980 con "Ah! Leah!" (Donnie Iris and the Cruisers), poi "Love Is Like a Rock" e "My Girl" a cementare un regno che non ha mai valicato davvero gli Appalachi. Ma i numeri, qui, mentono. O dicono solo metà verità.
Perché a Pittsburgh — e nel vicino Ohio, dove l'ombra di Michael Stanley è lunga — Donnie Iris non era una hit parade. Era una certezza. "Per quanto mi riguarda, è stato il musicista più amato di sempre a Pittsburgh", taglia corto Joe Grushecky, Iron City Houserockers, al Pittsburgh Post-Gazette. "Non conosco nessuno che fosse amato più di Donnie. Aveva un calore particolare. Lo sentivi anche dal palco."
Nato artisticamente nei primi anni Sessanta, doo-wop al liceo, poi rock'n'roll e rhythm and blues nei Jaggerz (1964), album d'esordio '69 per Gamble Records — l'etichetta di Kenny Gamble e Leon Huff, l'anima di Philadelphia. Il funk dei Wild Cherry, l'incontro con Avsec, la nascita dei Cruisers: "Back on the Streets" (1980), "King Cool" (1981), "The High and the Mighty" (1982), "Fortune 410" (1983). Poi la MCA molla il contratto. Anno 1984. Fine della favola major? Macché. Iris continua. Registra, suona, apre la SimCorp ad Aliquippa, Pennsylvania. Imprenditore. I clienti arrivano perché lo conoscono come musicista, o perché vanno ai suoi concerti di compleanno da anni. La notorietà che paga l'affitto, non l'ego.
Nel 2025 Bob Lefsetz, critico che non regala sconti, scrive di lui: vitalità, energia intatta sul palco nonostante l'età, nonostante le classifiche dimenticate, nonostante il contratto perso. Avsec conferma: la gioia del pubblico, la passione dell'uomo che suona mentre il corpo cede. Pragmatismo puro. Nessuna posa. Solo un tizio di Pittsburgh che ha fatto il suo lavoro — cantare, suonare, esserci — fino all'ultimo respiro utile. La sedia vuota al Wylie è l'unico monumento che serve.