Streaming, il weekend della verità: Lupin torna in cella e Baba Yaga indaga. La guida alle uscite dal 20 al 23 ottobre
È la classica settimana in cui l'offerta supera il tempo a disposizione. Tra martedì 20 e venerdì 23 ottobre le piattaforme schierano le artiglierie pesanti: Netflix concentra tre titoli forti nell'arco di quarantotto ore, HBO Max lancia una scommessa autoriale sul folklore slavo e Disney+ punta sul thriller psicologico a tinte familiari. Ecco la mappa essenziale per orientarsi.
**L'evento: "Lupin", Parte 4 (Netflix, dal 23 ottobre)**
Omar Sy indossa per l'ultima volta il cappello a cilindro — metaforicamente parlando — di Assane Diop. Maurice Leblanc creò il ladro gentiluomo nel 1905; Netflix ne ha fatto un'icona contemporanea, traslando l'archetipo nella Parigi odierna senza tradirne lo spirito. In questo quarto capitolo, la struttura si inverte: Assane non pianifica il colpo, sconta la pena. Ha promesso al figlio Raoul di raggiungere la famiglia in Senegal, ma un comunicato firmato «Lupin» rivendica furti simultanei nei musei parigini. Per scagionarsi deve evadere e tornare a essere il trasformista che credevamo aver lasciato. La scrittura — precisa, come richiede il genere — sposta il baricentro dall'azione pura al *cat and mouse* intellettuale. Sy regge il peso di un personaggio che, per sopravvivere, deve smettere di recitare.
**La scommessa autoriale: "Yaga" (HBO Max, dal 23 ottobre)**
Kat Sandler adatta la sua pièce teatrale ribaltando il mito di Baba Yaga, la strega della capanna su zampe di gallina. Non horror, ma *noir* investigativo: un privato, Rapp (Noah Reid), arriva a Whittock per la scomparsa di Henry Park, erede di un impero della pesca. Il cast — su tutti Carrie-Anne Moss, lontana anni luce da Trinity — segnala ambizioni alte. Sandler usa il folclore come specchio deformante di dinamiche di potere, desideri repressi e identità fluide. È il titolo più curioso della settimana: se la scrittura regge l'alchimia tra genere e mito, potrebbe essere la sorpresa autunnale.
**La commedia che sdogana le differenze: "Nobody Wants This", Stagione 3 (Netflix, dal 22 ottobre)**
Kristen Bell e Adam Brody — Veronica Mars incontra Seth Cohen — tornano a negoziare l'impossibile: un rabbino anticonvenzionale e una podcaster agnostica ossessionata dal sesso. La seconda stagione aveva alzato l'asticella, spostando il focus dal *will-they-won't-they* alle interferenze sistemiche: famiglie, comunità, aspettative culturali. La terza deve dimostrare di saper evolvere la premessa senza smarrire la leggerezza che ne ha fatto un caso raro: una *rom-com* seriale che tratta la fede e la laicità non come ostacoli narrativi, ma come architetture identitarie. Brody e Bell hanno una chimica che scrive da sola i dialoghi; il rischio è che la serie si accontenti di loro.
**L'incubo domestico: "Phony" (Disney+, dal 20 ottobre)**
Esordio anticipato al martedì per la creatura di Nick Paley. Sonny Cooke (Sam Nivola) sopravvive a un incidente e sviluppa la convinzione delirante che la madre Ellen (Connie Britton, magnetica come in *The White Lotus*) sia un'impostora. È la sindrome di Capgras messa in scena come *thriller* domestico: l'ossessione del figlio, l'incredulità dell'ambiente, l'indagine parallela con gli amici. Paley gioca sul confine sottile tra trauma e paranoia, evitando il *jump scare* per scavare nella disintegrazione della fiducia primaria. Britton da sola vale la visione.
**L'aristocrazia in saldo: "Grande de España" (Netflix, dal 23 ottobre)**
Chiude il cerchio — sempre venerdì 23 — la serie spagnola di Joaquín Oristrell. Don Leandro (Antonio de la Torre), marchese indebitato che brama il titolo di Grande di Spagna, tratta la vendita del palazzo con Sofía Carrington (Alexandra Jiménez), imprenditrice opulenta e opaca. È commedia di costume a tinte drammatiche: apparenze che crollano, seduzioni che mascherano ricatti, una Madrid aristocratica fotografata nella sua decadenza dorata. De la Torre e Jiménez duettano con mestiere; la scrittura, se evita i cliché della *telenovela* di lusso, può offrire un ritratto tagliente della Spagna che cambia pelle.
**Il quadro d'insieme**
Cinque titoli, tre piattaforme, due giorni critici. Netflix gioca su tre tavoli diversi — *action-drama*, *rom-com*, *dramedy* iberica — dimostrando di saper ancora calibrare l'offerta per pubblici distinti. HBO Max osa col *prestige* weird. Disney+ esplora il thriller psicologico adulto. Per lo spettatore, il problema non è la qualità media — alta — ma la frammentazione dell'attenzione. Il consiglio, preciso e diretto: fate spazio in agenda. Ne vale la pena.