Il guru del digitale: il suo freno mentale contro lo scrolling e perché l’IA è una bomba senza cintura di sicurezza

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Marco Camisani Calzolari, pioniere italiano della cultura digitale, racconta il suo “freno” contro lo scrolling compulsivo, la protezione offerta ai figli e i rischi dell’intelligenza artificiale.

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È uno dei tredici membri del comitato AI della Presidenza del Consiglio, esperto dell’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale, teorico del Cyberumanesimo e professore all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Marco Camisani Calzolari ‒ giornalista, divulgatore, ex inviato di "Striscia la Notizia" ‒ si definisce immune ai video inutili che popolano i social, dove conta oltre due milioni di follower. «No, non mi capita mai», afferma. «Ho un anticorpo: dopo il terzo scroll inutile scatta un trigger mentale che mi avverte e mi ordina di smettere, è come la dieta quando si mangia troppa pasta».

Lo stesso meccanismo lo ha trasmesso ai suoi figli, oggi adolescenti di 14 e 22 anni. «Nella nostra famiglia lo scrolling infinito non esiste, non ci facciamo trascinare, ed è più semplice di quanto si creda», spiega. Per questo ha configurato i loro smartphone con filtri parental control al massimo livello, convinto che la consapevolezza delle conseguenze sia la prima difesa. «Le famiglie devono sapere i rischi, è un tema che i media quasi ignorano», sottolinea.

La sua voce è entrata nelle case degli italiani già da anni, prima come tecnico di Claudio Cecchetto, poi in radio e in tv. «Per me comunicare quello che studio è fondamentale: studio l’80% del tempo, poi elaboro e divulgo», racconta. Tra i primi in Italia a occuparsi di digitale, ha lanciato il concetto di cyberumanesimo – ripreso dal Papa e da Giorgia Meloni – e ha sollevato il pericolo che l’intelligenza artificiale prenda il sopravvento. «L’IA è una bomba che viene sganciata e poi si vede cosa succede. Manca la cintura di sicurezza: inevitabilmente si va a sbattere», avverte.

Tecnica e cultura, secondo lui, non sono ancora pronte. «Se guidassi un’auto in autostrada senza saper guidare, l’incidente è quasi certo». Negli Stati Uniti, dove vive, segue l’introduzione dell’IA in molte aziende. L’elemento umano resta cruciale: dare istruzioni corrette all’IA richiede consapevolezza e responsabilità. «Già nel 1979 un manuale IBM diceva che un computer non deve mai essere considerato responsabile, non dovrebbe mai prendere decisioni», ricorda. Oggi però molti utenti chiedono pareri, persino diagnosi psicologiche, a chatbot che pensano di avere un amico accanto. «Bisogna ricordare che dietro ci sono macchine che non pensano, ma calcolano probabilità e indovinano», avverte.

Il rischio è che, in un futuro da "Blade Runner", le macchine prendano decisioni autonome. «Non lo escludo. Siamo già delegati a fare da intermediari: banche, aziende, pronto soccorso americani usano l’IA per il triage o l’analisi delle radiografie. Se cedo il controllo al sistema, rinunciamo a una parte della supervisione e gli errori diventano ovvi», spiega. Ma le implicazioni sono ancora più vaste, come dimostra il dibattito etico sui droni da difesa che decidono se uccidere o meno.

L’Italia, sostiene, non è indietro: ha varato la prima legge europea sull’IA, a cui ha contribuito, e che ha l’obiettivo di tutelare le persone. «Ciò che serve è vietare le pratiche più pericolose, non gli strumenti. Lo scrolling infinito, ad esempio». Un divieto totale dei social per i minori, invece, gli sembra «cieco e controproducente», paragonabile a vietare i libri perché i bambini se li lanciano in testa.

Il futuro professionale, a suo parere, premierà chi sa usare l’IA: «I lavori che si possono descrivere via email sono destinati a cambiare, ma i primi a essere sostituiti saranno quelli che non adottano l’intelligenza artificiale, come chi non sa usare il computer». Infine, un’inaspettata rivoluzione degli ultimi anni: WhatsApp, inizialmente osteggiato da Camisani per l’assenza di proprietà finale della comunicazione, è ormai al centro della vita quotidiana, mentre le criptovalute non sono diventate moneta corrente.

Il suo messaggio è semplice: conoscenza, consapevolezza e un uso responsabile delle tecnologie sono le uniche difese contro i rischi che avanzano più veloci della regolamentazione.

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