Mio maestro… Figliol mio: il libro che trasforma la Divina Commedia in manuale di pedagogia
Il 17 ottobre, alle 15:00, la Rsa di Piazza Brembana ospiterà la presentazione del libro "Mio maestro… Figliol mio. Dante e Virgilio: fenomenologia di un rapporto educativo" di Michele Iagulli e Alessandro Pesenti. La serata nasce dall'idea di riscrivere Dante con chiave pedagogica: chiedere a un gruppo di ospiti, tra cui alcuni insegnanti, se vorrebbe rileggere la Divina Commedia. Attraverso il dialogo, Iagulli ha scoperto che il testo acquista enormemente, diventando un vero e proprio manuale di pedagogia.
Il titolo, a chiasmo, custodisce uno dei concetti cardine: educare è uno scambio. "Se l’educatore parte con l’idea che il rapporto sia univoco, sbaglia tutto", afferma Iagulli, professoressa di lettere alle medie di Valnegra e poi al liceo di Zogno, dove oggi insegna filosofia e storia a Pesenti. L'autore, che fu proprio alunno di Pesenti negli anni '90, ricorda: "Ricordo ancora il primo compito di italiano di Sandrino, tra il 5 e il 6, ora nell’analisi del testo non posso più competere". Iagulli, anch'egli presidente della fondazione Don Stefano Palla di Piazza Brembana, ha dedicato il libro a questa comunità di insegnanti e studenti.
L'analisi del legame tra maestro Virgilio e allievo Dante poggia su continui riferimenti a testi moderni e antichi: da Platone a Marina Gracés, da Socrate a don Milani, passando per Rousseau, Sant’Agostino, Galimberti e Aristotele. Si parte dal "miserere me" urlato nella selva oscura e dal riconoscimento nell’ombra-Virgilio di una guida: "Virgilio lo accoglie e sa qual è l’obiettivo, però lui stesso ignora il cammino: la ricerca sarà comune e non scontata". In altre parole, il maestro sa di non sapere, sta nel limbo della continua ricerca della verità, una ricerca fatta per amore.
Definiti "uomini di confine", Iagulli e Pesenti non si sostituiscono mai all'allievo: "Nel momento in cui l’allievo pone una domanda, il maestro sa che ha già dentro di sé la risposta. Virgilio non risolve tutti i problemi a Dante, lo accompagna ma lascia che sia lui a fare l’esperienza". L'opera è strutturata come una sceneggiatura, perché l'insegnante deve essere un po' attore, capace di masticare la lezione, farla propria e metterla in scena. Ogni capitolo è introdotto da poesie di Alda Merini, "una che sapeva cos’è l’inferno e ne è uscita".
La presentazione, nata a Piazza Brembana, invita a riflettere sul valore educativo della Divina Commedia: non solo come opera letteraria, ma come strumento per comprendere il rapporto tra insegnante e studente. Un incontro che, oltre al dialogo, offre uno spettacolo di cultura e di empatia, dove il maestro diventa un compagno di viaggio, non un'autorità distante.