Raoul Bova: dal dorso da sogno al preside inclusivo, la nuova fiction Rai1 che tuffa il pubblico nell'amore che resta

Martedì 29 settembre prende il via su Rai 1 «Tutto l'amore che resta», la nuova fiction che vede Raoul Bova nei panni di Stefano Fogli, preside di un istituto scolastico inclusivo. L'attore romano, classe 1971, torna così al piccolo schermo dopo anni di successi al cinema, portando sullo schermo un personaggio che combina autorità educativa e cuore pulsante.

Chi conosce Bova sa che dietro la facciata da divo si nasconde un passato atletico tutt'altro che secondario. Fin da giovane ha calcato le corsie della piscina dell'Aurelia Nuoto, tanto da aggiudicarsi il campionato italiano giovanile nei 100 metri dorso all'età di 15 anni. Un talento che gli è valso la chiamata per le selezioni mondiali, un'esperienza che racconta con un misto di orgoglio e ironia.

"Avevo 17 anni e stavo partecipando alle selezioni per i Mondiali - ha raccontato Bova al Corriere nel 2016 -. In gergo si dicevo 'avere il tempo nelle braccia': ero forte in piscina, velocissimo, mi sentivo pronto per la grande prova. E quella mattina ero stato il primo fino all'ultima vasca, ma, quando sono arrivato in fondo, nel momento di spingere sul muro per la virata finale, i piedi mi sono scivolati sulla parete e sono rimasto fermo. Da primo sono diventato l'ultimo. Ero afflitto, sconcertato, disorientato".

Quel giorno restò impresso non solo per l'errore tecnico, ma per la lezione di vita che ne derivò: a volte basta un attimo di distrazione a ribaltare i piani, e la stessa umiltà che imparò in corsia oggi accompagna il suo ruolo di educatore. La fiction, dunque, non è solo una storia d'amore, ma un percorso di redenzione e crescita, dove il passato nuotatore dell'attore diventa metafora di ogni curva inaspettata della vita.

Con uno stile che unisce il rigore giornalistico a un pizzico di leggerezza, questa nuova produzione Rai1 promette di catturare l'attenzione di chi segue Bova non solo sul grande schermo, ma anche sulle sue vie traversali, rendendo omaggio a chi sa rialzarsi dopo ogni caduta – in piscina e nella vita.

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