American Horror Story 13: Ryan Murphy fa il "best of" dell'orrore e noi non stiamo più nella pelle
Tredici. Un numero che porta sfiga? Non per Ryan Murphy. Il re del camp horror torna su Disney+ dal 1° ottobre con la stagione 13 di *American Horror Story* — titolo originale *AHS 13*, perché quando sei iconico non serve girarci intorno — e promette un'operazione nostalgia a cuor leggero: un greatest hits vivente, popolato dai volti che hanno fatto la storia dello show (e qualche fresh entry per non farci addormentare).
La vera novità? Il formato. Trenta minuti a episodio. Mezz'ora. Roba da sitcom, ma con molto più sangue e molto meno laugh track. Una mossa spiazzante, quasi punk, per una serie che ha fatto della dilatazione temporale e del barocco visivo il suo marchio di fabbrica. Murphy accelera, compatta, va dritto al punto. E onestamente? Funziona.
Il contesto non è casuale. Il 2024 al botteghino ha parlato lingua horror: *Obsession*, *Backrooms* — titoli che hanno sbancato confermando che il pubblico vuole paura, quella vera, quella che ti resta addosso. E Murphy, che fiuta l'aria meglio di un bloodhound, serve il piatto forte proprio quando la "spooky season" entra nel vivo. Tempismo da manuale.
Cosa aspettarsi? Un cast corale che è un *who's who* dell'universo AHS: Sarah Paulson, Evan Peters, Kathy Bates, Angela Bassett — i soliti sospetti, insomma, pronti a reincarnarsi nell'ennesimo incubo tematico. Il sottotitolo "13" non è solo numerologia: è il perno narrativo attorno a cui ruoterà una trama fitta, stratificata, presumibilmente metatestuale. Murphy ama citarsi, rimescolare le carte, fare il verso a se stesso. E noi, da bravi fedeli, siamo già pronti a decifrare ogni easter egg.
La domanda da un milione di dollari: basterà mezz'ora a contenere il caos murphiano? La risposta arriva il 1° ottobre. Nel frattempo, noi abbiamo già preparato popcorn, coperte e sospensione dell'incredulità. L'orrore non va in ferie. E meno male.