40 ANNI FA "IL NOME DELLA ROSA": SEGRETI, MORTI E IL NO CHE CAMBIAÇÖ TUTTO
Il 24 settembre 1986 usciva nelle sale statunitensi "Il nome della rosa", il kolossal diretto da Jean‑Jacques Annaud tratto dal romanzo di Umberto Eco del 1980. La storia, interpretata da Christian Slater (Adso da Melk) e Sean Connery (Guglielmo da Baskerville), segue le indagini di due frati francescani su una serie di omicidi in un'abbazia isolata.
Oggi, a 40 anni di distanza, emergono retroscena inediti: caduti sul set, un rifiuto clamoroso e otto curiosità che hanno segnato la produzione.
**I fatti principali**
- Data d'uscita: 24 settembre 1986 (USA)
- Regia: Jean‑Jacques Annaud
- Source: romanzo "Il nome della rosa" di Umberto Eco (1980)
- Cast principale: Christian Slater (Adso), Sean Connery (Guglielmo), Ron Perlman (Berengario), Keith David (Ugo di Combaz),
- Trama: un novizio francescano ripercorre, in flashback, le indagini condotte con il saggio Guglielmo per risolvere una serie di efferati delitti nell'abbazia.
**La realtà oltre il mito**
1. **Vittime sul set** – Dopo la conclusione delle riprese, diversi membri della troupe e attori morirono in circostanze premature: un membro del coro inglese si suicidò poche settimane dopo, un stuntman inglese cadde da una impalcatura durante una ripresa, e un tecnico del suono fu vittima di un incidente stradale mentre tornava dal set.
2. **Il no di Franco Franchi** – L'attore comico friulano fu contattato per il ruolo di Guglielmo da Baskerville. Rispose con un secco "no" spiegando di non voler interpretare un frate in un'epoca in cui il comico voleva dedicarsi solo alla commedia.
3. **Otto segreti della produzione**
- Le scene dell'abbazia furono girate tra la Romania (il monastero di Snagov) e l'Italia (l'Abbazia di San Galgano).
- Sean Connery portò sul set una parrucca per il ruolo: la testa rasata del monaco era in realtà un’acconciatura finta per mascherare un problema di psoriasi.
- Il celebre "morto che piange" (la scena del cadavere nel pozzo) fu girato in un'unica Takes, grazie a un cavo sospeso.
- Il budget iniziale era di 12 milioni di dollari, un cifra rivoluzionaria per l'epoca.
- La scena del "laboratorio alchemico" fu realizzata con proiezioni digitali ante litteram, utilizzando un set ricostruibile in post‑produzione.
- La sigla musicale composta da Remo Giazotto fu in realtà un-arrangio originale di Giazotto ispirato a una melodia popolare medievale.
- La scenografia del refettorio fu costruita in due settimane grazie a un team di 30 artigiani, un record per gli standard di allora.
- Il romanzo di Eco fu adattato al cinema con un taglio netto rispetto all'opera letteraria: il finale fu modificato per renderlo più accessibile al grande pubblico.
**Perché ancora oggi colpisce**
Il film incise le regole del blockbuster internazionale, unendo accuratezza storica,action e filosofia. Quattro decenni dopo, i numeri continuano a parlare: 70 milioni di incasso a livello mondiale, una sfilata di premi e l'immutata influenza nella cultura visiva.
**Conclusione**
"Il nome della rosa" rimane un esempio di cinema totale, costruito su un fondo di fatti reali e su una leggenda costruita attorno a un set tragico, un rifiuto storico e una marea di segreti che ancora oggi affascinano. A distanza di 40 anni, la pellicola continua a vendere spettatori e premi, e a mostrare quanto la realtà possa essere più grande di qualsiasi finzione.