Marina Vlady, addio all’attrice franco‑russa che ha lavorato con Welles, Godard e Scola

Marina Vlady, addio all’attrice franco‑russa che ha lavorato con Welles, Godard e Scola

Morta a 88 anni nella sua casa parigina, la Vlady ha lasciato oltre cento film, un premio a Cannes per “L’ape regina” e una carriera segnata da impegno artistico e vita avventurosa.

Parigi, 25 settembre 2024 – È scomparsa il 24 settembre, nella sua abitazione circondata dai cari, Marina Vlady, celebre attrice franco‑russa di 88 anni. Nata a Clichy il 10 maggio 1938 con il nome di battesimo Catherine Maria de Poliakoff, era figlia di emigrati russi fuggiti dalla Rivoluzione del 1917: il padre baritono, la madre ballerina.

Dopo aver iniziato giovanissima come ballerina all’Opéra di Parigi, Vlady si avvicinò al cinema a dieci anni. A sedici conquistò già un premio per “Prima del diluvio” di André Cayatte. La sua filmografia supera il centinaio di titoli e comprende collaborazioni con alcuni dei maestri più importanti del Novecento: Orson Welles (in “Falstaff”), Jean‑Luc Godard (in “Due o tre cose che so di lei”), Ettore Scola (in “Splendor”, 1988), Antonio Pietrangeli, Mauro Bolognini, Luciano Emmer, Marco Ferreri e molti registi italiani quali Lattuada, De Santis, Steno e Monicelli.

In Italia è ricordata soprattutto per il ruolo della moglie instancabile di Ugo Tognazzi nello “scandaloso” “L’ape regina” di Marco Ferreri (1963), film che le valse il premio a Cannes e che, nonostante censure e polemiche, divenne un grande successo di pubblico. Altri lavori significativi includono “Le infedeli” di Steno e Monicelli, accanto a Marcello Mastroianni; “Giorni d’amore” di Giuseppe De Santis; “La steppa” di Alberto Lattuada, dove interpreta la contessa Dranitsky; e “La principessa di Clèves” di Jean Delannoy, con sceneggiatura di Jean Cocteau.

La vita privata di Vlady fu altrettanto intensa: sposò prima il regista Robert Hossein, da cui divorziò dopo qualche anno; successivamente il produttore Jean‑Claude Brouillet e infine il poeta e cantautore russo Vladimir Vysotsky. Oltre alla recitazione, scrisse numerosi libri, partecipò a sceneggiati televisivi e lavorò con registi come Zoltán Fábri, Bertrand Tavernier, Francesco Rosi e Sergio Citti.

Nel 2012 le fu conferita la medaglia “Natale” di Puskin, riconoscimento del suo legame con la cultura russa nonostante la lunga carriera francese. Marina Vlady lascia un’eredità artistica che attraversa due cinematografie, quella francese e quella italiana, e rimane un simbolo di quel talento franco‑italiano capace di attraversare epoche, generi e controversie con eleganza e determinazione.

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