«Non entrare nella 1408…» questo viene suggerito al protagonista del film “1408” (John Cusack, nei panni di uno scrittore che si interessa di fenomeni paranormali), trasposizione cinematografica di un racconto di Stephen King. Le cifre del numero 1408, sommate, danno il famigerato 13 che poi ricorre in molti altri paurosi modi nella pellicola.

 

E come dimenticarsi di Jason Voorhees, l’inquietante protagonista della saga horror “Venerdì 13” (“Friday the 13th”)?

Certamente non è stato scelto un giorno a caso.

Del resto l’associazione del venerdì 13 all’idea di sfortuna è così radicata, soprattutto negli Stati Uniti e nei paesi europei di area non latina, che in psichiatria si parla di triscaidecafobia: una patologia che provoca un’ansia irrazionale verso questo numero (dal greco treiskaídeka, tredici e phóbos, paura), e addirittura di parascevedecatriafobia (cioè fobia del venerdì associato al 13, dal greco paraskevé, preparazione, quindi per estensione venerdì).

Ma da dove nasce questo accostamento del numero tredici alla sfortuna?

Se il venerdì è malvisto in quanto è il giorno della crocifissione di Gesù, per il 13 sembrano esserci varie spiegazioni. Una delle più diffuse è legata sempre alla figura di Gesù e risale all’Ultima Cena: l’ultimo commensale, il tredicesimo appunto, era Giuda, il traditore, e da qui nasce la reticenza di molti a sedere a tavola in tredici (ma si parla anche di Satana come tredicesimo angelo, tentatore di Eva).

Un’altra spiegazione arriva dalla mitologia scandinava, in cui si racconta di un tredicesimo dio (Loki), subdolo e malvagio. Anche le concezioni astrologiche degli assiro-babilonesi, che consideravano il 12 come un numero sacro perché facilmente divisibile, avrebbero gettato sul numero successivo (un numero primo, appunto) quest’ombra negativa. Un’altra teoria vuole invece che proprio in un venerdì 13 del 1307, Filippo il Bello desse avvio allo sterminio dell’ordine dei Cavalieri Templari per impadronirsi dei loro tesori.

Del resto nella Cabala, il numero in questione viene da sempre associato alla morte e i Tarocchi raffigurano nella carta numero tredici l’immagine dello scheletro armato di falce.

Sicuramente la fama sinistra di questo numero è più diffusa nel mondo anglosassone e soprattutto negli Stati Uniti (il centro di studi sulle fobie di Asheville, ha calcolato che ben 67 milioni di americani evitano di compiere azioni di routine come fare la spesa, pagare una bolletta, prendere i mezzi pubblici, nel giorno 13, specialmente se esso combacia con il venerdì); in Italia invece il 13 non sempre viene considerato un numero sfortunato: nella smorfia napoletana è addirittura associato all’immagine del Santo, mentre è il 17 (esiste infatti anche la eptacaidecafobia) a essere considerato portatore della famigerata ‘a Disgrazzia (la disgrazia), soprattutto se accostato al venerdì o al martedì.

E anche nella cultura Giapponese e in quella Coreana il numero 13 è considerato portatore di fortuna, mentre vi è una vera ossessione per il numero 4 (in questi paesi la parola che si usa per indicare quattro ha un suono molto simile alla parola morte, per questo è indice di malaugurio e oltre al numero 4 vengono evitati anche tutti i numeri che contengono questa cifra).

Superstizioni diverse in luoghi diversi, ma comunque paure. Quindi, prima di preoccuparci troppo pensando di essere vittime di una di queste fobie dai nomi impronunciabili, ricordiamoci che è proprio insito nell’essere umano il bisogno di esorcizzare le paure aggrappandosi a qualche segno, definito come buon segno o allontanando quelli di cattivo auspicio. Così facendo ci illudiamo di avere tutto sotto controllo.

Perciò, che dire? “Buona giornata!”. Anzi, molto meglio: “Buona giornata a tutti!” ( perché in “buona giornata” ci sono 13 lettere!

 

 

 

                                                                                                                                                                                         

 

( immagine e elaborazione di Irene Marchi)