Come sappiamo, sin dall’alba dei tempi l’uomo ha posto per ogni avvenimento o per ogni fatto estraneo alla sua conoscenza il dubbio dell’astratto. Ovvero ha posto un Dio dinanzi al fuoco, un diavolo dinanzi alle tragedie, un’entità dinanzi alla morte.

 

Con il progredire dei secoli questi dubbi si sono radicati in lui portandolo a un vero e proprio terrore di ciò che egli non può comprendere o spiegare.

Nascono le leggende. Creature come licantropi, vampiri, spiriti popolano il nostro pianeta nascosti nella penombra del mondo, accostati lì a mormorarci nelle orecchie infide risate nelle sere solitarie, nei vicoli bui o nelle notti senza luna.

Nascono storie di cacciatori di questi esseri e tramandati metodi su come liberarsi di loro o cosa accade se si viene morsi o posseduti.

Al giorno d’oggi, per quanto riguarda la figura del vampiro, abbiamo trasportato malamente uno stereotipo errato della creatura in questione rendendola, a mio avviso, più ridicola e debole di quanto in realtà sia. Troviamo figli della notte che provano sin troppo le sensazione umane, quali emozioni, pietà, sentimenti vari e possono perfino controllare la loro natura demoniaca (perché di demone si parla).

Si cerca costantemente di rappresentare la sua figura similmente a quella umana eliminandone la vera natura. La sua modernizzazione non è da considerarsi un errore totale, ma la figurazione del vampiro (anche fisica, se vogliamo) è spesso esagerata.

Cito il più comune ma più importante esempio di vampiro: “Dracula” di Bram Stoker. In quella leggenda il demone era in grado di strisciare e muoversi con le sole punte delle dita e scalare così le mura del suo castello. Aveva il dono di controllare alcuni elementi e di creare una nebbia fittissima dove egli era sito, per poter uccidere indisturbato i suoi nemici. I lupi erano al suo cospetto e la sua crudeltà era immane (in una parte del racconto porta in dei sacchi alcuni bambini in fasce da dare come nutrimento alle sue tre donne). Aveva timore del sole, in quanto per lui letale, dell’aglio e delle croci, nonché dell’acqua santa.

Qui si parla del 1897. Ma c’è da dire che la figura del vampiro è conosciuta, secondo alcuni, sin dalla preistoria. Trasportata con una sorta di isteria collettiva nel corso dei secoli, viene identificato sia come essere umano sia come cadavere putrefatto. Si narra che i vampiri siano streghe o vittime suicide, cadaveri posseduti da demoni in cerca di linfa vitale o altri umani infettati da morsi di vampiri.

Persino al giorno d’oggi la loro leggenda continua a diffondersi. Numerose le storie di cacciatori di vampiri, come nel caso avvenuto in Inghilterra nel 2003, dove si vociferavano avvistamenti, profanazioni e stragi da parte di vampiri. Nei secoli addietro i villaggi con una grande moria di gente improvvisa era da attribuirsi a loro che infettavano e facevano ammalare gli abitanti.

Per la parte emozionale, beh… nei romanzi oramai si avvicina moltissimo e forse troppo il vampiro all’amore e all’affetto verso un umano. È una chiave più che valida e un ottimo motivo per far girare l’intera trama. Ma da prendere con le pinze e da saper dosare.

Con tutto questo non sto dicendo che troverete un vampiro dietro la porta domani o uno spettro nella vasca da bagno. Ma siamo così schematizzati nel nostro pensiero che escludiamo l’esistenza a priori di altre creature all’infuori dell’essere umano.

Poniamo certezza e fiducia su ciò che non vediamo e non sappiamo se sia reale, ma ci crediamo solo perché per noi è una cosa positiva, mentre se si tratta di qualcosa di terribile e spaventoso preferiamo rifugiarci e dire che non esiste solo perché potrebbe essere spaventoso venire a conoscenza del contrario. Io direi di porre un minimo dubbio anche in questo e almeno non dare come certezza qualcosa di cui non abbiamo alcuna prova.

Non sto dicendo che esistano i mostri. Ma non sto neanche dicendo che non esistano…