Irene Marchi è nata nel 1970 a Firenze, autrice di poesie (ha esordito nel 2015 con la raccolta poetica Fiori, mine e alcune domande - Sillabe di Sale Editore). Pubblicazioni Irene Marchi: Fiori, mine e alcune domande Cos'è? Solo una raccolta di poesie. Un punto di vista su quello che è il nostro modo di vivere, oggi. La parola "fiori" potrebbe ingannare, ma non sono poesie che cantano la primavera. Scrive di poesia e poesie nel suo blog Lapoesianonsimangia

 

La domanda (poco simpatica): ˮ A cosa serve la poesia? ˮ rimane spesso senza risposta.

Perché di solito chi lo chiede sottintende che, tutto sommato, della poesia si potrebbe fare a meno, dato che non serve a innalzare il prodotto interno lordo, non si può mangiare e non produce neppure una grande audience.

 

La poesia non si mangia

Chi invece dovrebbe rispondere a questa domanda (un amante della poesia o uno che di tanto in tanto prova a scrivere poesie), la risposta ce lʼha chiarissima nella mente: ˮ La poesia non è solo utile, è necessaria! ˮ, ma non riesce a portare allʼesterno questo suo pensiero, non lo riesce a spiegare e il più delle volte si arrende dinanzi al sorriso di circostanza del suo interlocutore.

 Dunque, a cosa serve la poesia?

Forse le parole di alcuni grandi poeti possono venire in aiuto.

Federico García Lorca, nel 1934, presentando una raccolta poetica di Pablo Neruda allʼuniversità di Madrid disse:

ˮ Io vi consiglio di ascoltare con attenzione questo gran poeta e di cercare di commuovervi con lui; ognuno alla propria maniera. La poesia richiede una lunga iniziazione, come qualsiasi sport, ma cʼè nella vera poesia un profumo, un accento, un tratto luminoso che tutte le creature possono percepire.

E voglia Iddio che vi serva per nutrire quel granello di pazzia che tutti portiamo dentro, (…) e senza il quale è imprudente vivere ˮ, suggerendo quindi la capacità della poesia di alimentare i pensieri meno codificati e razionali.

A cosa serve la poesia

                                     (foto di Irene Marchi)

Anche Eugenio Montale, nel suo discorso per il conferimento del Premio Nobel, nel 1975, parla della poesia come di qualcosa che può “contagiareˮ:

ˮ… ho scritto poe­sie, un pro­dotto assolutamente inu­tile, ma quasi mai nocivo e que­sto è uno dei suoi titoli di nobiltà. Ma non è il solo, essendo la poe­sia una pro­du­zione o una malat­tia assolutamente ende­mica e incurabile…ˮ,

alludendo al suo potere di incanto e diffusione che non può essere fermato da barriere di alcun tipo.

W.H. Auden (1907-1977), invece, affermava che:

ˮ La poesia non è magia, non cambia le cose, ma disincanta dicendo la verità… ˮ (cit. da Alfonso Berardinelli in Casi critici – Dal Post-moderno alla mutazione, Quodlibet, 2007),

una verità che potrebbe anche non piacere, ma che comunque può far riflettere o che potrebbe ribaltare o modificare alcune convinzioni.

Quindi, in ogni caso, la poesia ha la capacità di smuovere le nostre emozioni: una poesia può farci piangere (e a volte ne abbiamo davvero bisogno), una poesia può farci innamorare o può farci capire che, invece, non siamo veramente innamorati (e non è cosa da poco!).

Ma, tutto sommato, dopo aver letto questa poesia (scelta tra gli infiniti versi bellissimi che si potrebbero citare), abbiamo ancora bisogno di chiederci a cosa serve la poesia?

 

Lieve Offerta di Antonia Pozzi (1912-1938)

 

Vorrei che la mia anima ti fosse

leggera

come le estreme foglie

dei pioppi, che s’accendono di sole

in cima ai tronchi fasciati

di nebbia

 

Vorrei condurti con le mie parole

per un deserto viale, segnato

d’esili ombre

fino a una valle d’erboso silenzio,

al lago

ove tinnisce per un fiato d’aria

il canneto

e le libellule si trastullano

con l’acqua non profonda

 

Vorrei che la mia anima ti fosse

leggera,

che la mia poesia ti fosse un ponte,

sottile e saldo,

bianco

sulle oscure voragini

della terra.

 

5 dicembre 1934

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