Ca' del Liscio, l'asta deserta: il futuro della leggenda del liscio è in bilico

L'asta fallita a 4,5 milioni di euro lascia il simbolico venue romagnolo senza acquirenti, mentre stakeholder chiedono una cordata pubblico‑privato per salvarlo
L'asta fallita per la Ca' del Liscio a Ravenna, ribattezzata Ca' del Ballo, ha lasciato il locale senza acquirenti.
La base d'asta, fissata a 4,5 milioni di euro dalla perizia, era inferiore alla stima preliminare di 4,7 milioni e nessun offerente ha depositato la cauzione del 10% né presentato un piano industriale.
Fondata da Raoul Casadei nel 1976, la Ca' del Liscio si sviluppa su due piani per 5.000 metri quadrati.
Nel corso dei decenni ha ospitato icone della musica italiana come Raffaella Carrà, Vasco Rossi, Renato Zero, Mina, Adriano Celentano, Riccardo Cocciante, Claudio Baglioni, Ray Charles e Gloria Gaynor.
Dopo la morte dei titolari del gruppo Angeletti, la gestione si è complicata e la società è stata ammessa al concordato in continuità, con la chiusura dei battenti nel maggio 2025.
L'asta fallimentare di gennaio 2026, con base di 4,5 milioni di euro, è andata deserta, confermando il valore simbolico superiore al valore di mercato.
Mirko Casadei, figlio di Raoul, ha proposto a luglio 2025 di diventare direttore artistico accanto a nuovi acquirenti, auspicando di riportare la venue ai fasti del boom di Raoul.
Giordano Sangiorgi, direttore del Mei‑Meeting delle Etichette Indipendenti, ha lanciato a gennaio 2026 un appello per una super cordata pubblico‑privato con azionariato popolare, coinvolgendo enti pubblici, fondazioni, privati, artisti e cittadini.
Il progetto prevede un diritto di superficie per il Comune di Ravenna, finanziamenti UE e PNRR Cultura per il restauro, investimenti delle fondazioni Carisbo e Cassa Risparmio Ravenna, e un azionariato popolare che garantisca un dividendo culturale.
Una tale cordata avrebbe trasformato la Ca' del Liscio in un hub creativo capace di attrarre turismo, occupazione e valorizzazione del patrimonio immateriale.
Il successo della iniziativa salverebbe una delle testimonianze più importanti del liscio romagnolo e potrebbe diventare un modello per la rigenerazione di altri luoghi della musica italiana.
In questo scenario la venue tornerebbe a pulsare come centro di aggregazione, mantenendo viva la tradizione musicale e offrendo nuove opportunità di sviluppo culturale ed economico.