Umbria Jazz Winter: Orvieto si prende il Capodanno a colpi di swing, gospel e piano solo (Brad Mehldau incluso)
ORVIETO – Dimenticate il solito cenone con lenticchie e cotechino: quest’anno il 31 dicembre si festeggia a tempo di jazz. Dal 30 dicembre al 3 gennaio la Rupe si trasforma nel palcoscenico più cool d’Italia per Umbria Jazz Winter, la costola invernale del festival firmato Carlo Pagnotta. Cinque giorni, ottantacinque concerti, centoventi musicisti arrivati da mezzo mondo e una location da cartolina – Teatro Mancinelli, Palazzo dei Sette, Sala delle Sinopie e pure il Duomo – per una no-stop musicale che va dall’ora di pranzo a notte fonda.
Il piatto forte? Brad Mehldau, che proprio a Umbria Jazz ha mosso i primi passi, torna con tre concerti in piano solo: il suo lato più intimo, dove jazz tradizionale, classica, pop e rock si fondono senza soluzione di continuità. Per il centenario di Tony Bennett c’è John Pizzarelli col suo trio, mentre la voce storica del festival, Nick The Nightfly, sale sul palco con la sua band. E se volete la pelle d’oca, Allan Harris rievoca la leggenda di Nat King Cole, il re dei crooner.
Il sax ha il suo momento di gloria con il quintetto americano Vincent Herring / Eric Alexander e il loro ultimo album *Split Decision*. Gli amanti dello swing scatenato troveranno pane per i loro denti con The Jive Aces, la band britannica che ha fatto ballare Buckingham Palace per l’Incoronazione e Trafalgar Square per le Olimpiadi di Londra: ironia travolgente, ritmo contagioso e un pubblico che non sta fermo un secondo.
Gran finale da standing ovation: The Puppini Sisters, affascinante trio vocale inglese che viaggia dritto dagli anni ’40-’50 con abiti d’epoca, acconciature perfette e un *sense of humor* tutto british. Dopo la loro esibizione a Palazzo, Sua Maestà Re Carlo III ha commentato con un laconico «splendid». Noi aggiungiamo: il modo migliore per brindare al 2025.
Ciliegina sulla torta (o sul panettone): il pomeriggio di Capodanno il Duomo ospita la Messa della Pace con Vincent Bohanan & The Victorious Army Gospel Choir. Perché a Orvieto, tra una nota e l’altra, c’è spazio anche per l’anima.