Susan Sarandon, icona d’attività, colpisce ancora: da Roma attacca Trump e la strage a Gaza

L’attrice Susan Sarandon, 80 anni, è arrivata ieri a Roma come ospite di Alice nella Città per presentare il primo lungometraggio di Zach Woods, *The Accompanist*, e ricevere il Womenland Award 2026, un riconoscimento che celebra la sua ostinata indipendenza artistica e personale. Dal palco romano, la star americana non ha lesinato frecciatine politiche, lanciando un durissimo attacco sia all’amministrazione Trump sia alla comunità internazionale per il silenzio sulla crisi di Gaza.

Sullo scenario del Nobu Hotel di via Veneto – proprietà del collega Robert De Niro, anch’egli critico dell’amministrazione – Sarandon ha aperto il suo discorso con una condanna senza appello della decisione del presidente Donald Trump di autorizzare la trasmissione in diretta streaming dell’esecuzione di Nidal Malik Hasan, l’autore della strage di Fort Hood del 2009. «La fucilazione in diretta? – ha detto l’attrice – mette in luce la mancanza di moralità, di sensibilità e la mascolinità tossica di Trump. È la dimostrazione della depravazione di questa amministrazione, un’infezione che devasta il governo degli Stati Uniti. Per proporre una cosa del genere bisogna essere fuori di testa».

Secondo Sarandon, l’idea di trasmettere l’uccisione di un uomo inerme è un atto «estremamente pericoloso, terribile e profondamente disumano». «Quando si spara a sangue freddo a una persona che non può difendersi, al di là di quello che ha fatto, si danneggia anche chi assiste – ha aggiunto, ricordando il film per cui vinse l’Oscar nel 1996, *Dead Man Walking*. – Trasmettere un omicidio dal vivo normalizza l’orrore; dobbiamo invece denunciarlo».

L’ex psichiatra militare Pete Hegseth, segretario alla Difesa Usa, ha suggerito la trasmissione in diretta, definendola «high as a kite». Per Sarandon, ciò rivela «che era strafatto oltre ogni limite» per proporre un annuncio del genere. L’unica nota positiva, secondo l’attrice, è che la diretta ha riaperto il dibattito sulla pena di morte, un tema che lei considera urgente.

Ma l’attenzione dell’attività di Sarandon è ora focalizzata sul massacro di Gaza. «Migliaia di persone stanno morendo, migliaia di bambini vengono massacrati in Palestina nonostante il cessate il fuoco – ha denunciato, mostrando la tragica realtà dei bambini uccisi dai cecchini in Libano e Iraq e sepolti vivi. – La situazione va avanti da troppo tempo, se ne parla troppo poco. Dobbiamo impedire che tutto questo venga normalizzato. Bisogna parlarne, far vedere film come *Naza* perché i giovani vedano il mondo che gli stiamo lasciando e protestino». L’attrice ha poi lanciato un appello ai giornalisti: «Mantenete sotto i riflettori le uccisioni. Fate il possibile per ottenere un vero cessate il fuoco. Non smettete di parlare di questo mondo, che ormai è un grande casino».

La Sarandon, che non sembra avere alcuna intenzione di diventare una diva più accomodante all’età di 80 anni, ha concluso il suo intervento ribadendo che il danno per un’attrice che perde ruoli o agenzie di fronte alle tragedie globali è irrilevante. «L’importante è continuare a lottare, a scendere in piazza, anche a farsi arrestare, perché il silenzio è complicità».

L’intervento della star americana ha segnato l’apertura della quattro giorni di Alice nella Città, confermandola come una delle voci più influenti e ispiratrici del panorama culturale contemporaneo.

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