Selma Blair, ancora una tempesta in aereo: arresto, risse pregresse e le ombre di una vita mai in quiete
Sottotitolo: Dalla sclerosi multipla al dibattito su Israele, l'attrice di «Cruel Intentions» torna a fare scalpore dopo aver tentato di aprire il portellone e aggredito l'equipaggio
Sono le turbolenze a perseguitare Selma Blair. L'attrice statunitense, 54 anni, leggenda di «Cruel Intentions», autrice anche de «La rivincita delle bionde» e di «Hellboy», è stata arrestata e ricoverata domenica notte dopo una violenta escalation a bordo di un volo di linea: ha tentato di aprire il portellone dell'aereo, ha aggredito e morsicato il personale intervenuto — un gesto che, secondo la sua autobiografia, è una sua abitudine consolidata — e ha calciato un poliziotto a terra.
Non è la prima volta che la Blair si scontra con le nuvole. Nel 2016, a bordo di un volo da Cancun a Los Angeles insieme al figlio Arthur Saint Bleick, allora 4 anni, e all'ex fidanzato Jason Bleick, perse le staffe urlando e inveendo fino a essere immobilizzata. Si scusò poi pubblicamente: «Ho fatto un grosso errore. Dopo una bella gita con mio figlio e suo padre, ho mischiato alcol e farmaci. Questo mi ha fatto perdere i sensi e mi ha portato a dire e fare cose di cui mi pento profondamente». «Mio figlio dormiva con suo padre, con le cuffie nelle orecchie, quindi almeno questo è un aspetto positivo. Sono un essere umano imperfetto che commette errori», aggiunse in quelle parole, raccolte dalla BBC.
Ma la storia dei morsi di Blair non si ferma alle crisi in aereo: la star ha azzannato due volte al dito Kate Moss in una suite d'albergo a Londra, dove la top model rispose schiacciandole il pollice. Anche Sienna Miller e Seth MacFarlane sono stati suoi «bersagli»: la stessa attrice ha spiegato che quegli episodi derivavano da momenti in cui il suo sistema nervoso era sopraffatto, o da interazioni sociali particolarmente difficili.
Quel quadro, però, va letto nel contesto delle sue battaglie personali. Nell'ottobre 2018 la Blair ha rivelato di aver ricevuto una diagnosi di sclerosi multipla; nel 2023, intervenendo a British Vogue, ha ammesso di aver affrontato terapie farmacologiche massicce, di aver sviluppato una dipendenza dall'alcol e di aver tentato il suicidio.
I guai, però, non hanno riguardato solo lei. All'inizio del 2022 ha accusato il regista Ron Carlson, suo ex compagno dal 2017, di averla aggredita nella loro abitazione: l'uomo l'aveva cercata di strangolare, l'aveva fatta sbattere la testa e le aveva minacciato di morte. Carlson ha pagato una cauzione di 50mila dollari; i due hanno chiesto reciprocamente ordini restrittivi temporanei, che però hanno lasciato cadere a settembre dello stesso anno.
L'ultimo capitolo delle sue controversie tocca il delicato tema di Israele dopo il 7 ottobre 2023. Sostenitrice convinta dello Stato ebraico, nel 2024 è finita al centro di polemiche per un commento su Instagram: ha scritto di voler «deportare tutti questi teppisti che sostengono i terroristi», riferendosi a due deputate democratiche, e ha affermato che «l'Islam ha distrutto i paesi musulmani». Le accuse di islamofobia le sono costate la perdita di contratti e di importanti amicizie.
La parabola di Selma Blair è emblematica di una celebrità che fatica a conciliare la propria vulnerabilità con la responsabilità verso gli altri. La sclerosi multipla è una malattia che esige rispetto e cura, ma non può trasformarsi in un'arma per giustificare atteggiamenti abusivi — né in un'assoluzione per le sue scelte più controverse. La vera sfida, per una star del calibro della Blair, non è chiedere scusa dopo ogni crisi, ma affrontare con coraggio il proprio percorso di guarigione, senza usare le proprie battaglie private come alibi pubblico.