**Ariete, terzo disco «Tutti tornano a casa»: «La scelta di fermarmi è stata mia, non un burnout»**
**Ariete, terzo disco «Tutti tornano a casa»: «La scelta di fermarmi è stata mia, non un burnout»**
*Dopo tre anni di pausa volontaria, la cantautrice romana pubblica l'album dedicato al ritorno a sé stessi, costruito su un viaggio interiore e su collaborazioni nate da amicizia. Tornata nei club dopo i palazzetti post-Sanremo: «Un artista ha il diritto di fermarsi, la musica non è solo numeri»*
È uscito ieri «Tutti tornano a casa», il terzo album di Ariete, la cantautrice romana salita alla ribalta partendo da una cameretta durante la pandemia, per poi affermarsi con racconti post-adolescenziali in cui la fragilità diventava riconoscimento reciproco. A tre anni dall'ultimo lavoro — un lasso di tempo enorme per i ritmi serrati della musica contemporanea — la scelta di interrompere la corsa è stata esclusivamente sua, non dettata da un burnout. «Dai 18 ai 22 anni non mi sono fermata — dichiara — e sono certa di essermi persa delle cose. La scelta di fermarmi è stata esclusivamente mia, non c'è stato un burn out».
Lontana dai riflettori, Ariete si è dedicata a un lavoro profondo su se stessa, in seguito alla fine di una relazione sentimentale: «Mi sono presa tempo da dedicare a me stessa. Ho fatto un viaggio interiore più che un viaggio fisico. Ho scoperto e coltivato la routine: il rapporto con il cane, la palestra, gli appuntamenti con nutrizionista e psicologa». Da questo percorso nasce «Seduta n.65», una delle tracce dell'album: «Una canzone cruda e sincera — dice — Lei non l'ha ancora sentita. Avevo fatto 64 sedute con lei e questo flusso di coscienza è come se fosse la numero 65. Sono sempre stata sensibile ai problemi della salute mentale: ho un fratello che ha molti alti e bassi, ma per la prima volta questo tipo di lavoro ha fatto bene a me».
Il titolo del disco racchiude il senso di questo cammino. L'ispirazione arriva da un concerto di James Blake a Roma: «Uno spettacolo — spiega — come una cena al ristorante, ti fa condividere uno spazio e dei momenti con degli sconosciuti, per poi, alla fine, diramarsi e tornare tutti alle proprie vite. Ognuno torna al posto dove si sente protetto. Quello di casa non vuole però essere un concetto didascalico: qualcuno una casa non ce l'ha o non ci sta bene. È un viaggio: ecco perché nella foto della copertina sono in una valigia, verso il luogo in cui ci si sente protetti». [Guarda il video: Ariete spiega il titolo e il viaggio interiore] (https://video.corriere.it/placeholder/0f620614-9803-4279-b2f9-d2eccd4c0xlk)
Per Ariete, «casa» significa pazienza, rispetto, ascolto: concetti che in questo periodo ha applicato verso se stessa. «Fino a qualche mese fa avevo un problema a gestire la solitudine — confessa — avevo paura di dormire da sola e c'era sempre qualcuno in casa con me. Non ne ho bisogno. La mia casa sono io». A questa passione per il costruire e l'arredare — nata con videogiochi come The Sims e poi allargatasi all'architettura in generale — è dedicata la sua casa romana, realizzata interamente con sue idee e al centro una grande cucina, dove adora cucinare.
Sulla copertina del nuovo disco compaiono Angelina Mango, Fulminacci, Tredici Pietro, prima stanza a destra e Nayt. «Tutte collaborazioni nate da amicizia o stima artistica e umana — sottolinea — Non riuscirei a farne costruite a tavolino». Con Angelina Mango, autrice del singolo «Che bella vita», è scattata una connessione che va oltre l'essere due ragazze coetanee che fanno lo stesso mestiere; Fulminacci è un amico vero, con cui condivide vacanze in Puglia, la guida dell'auto in due, lunghe conversazioni e partite a carte e Monopoly; Tredici Pietro ha risposto al volo a un suo messaggio ("famolo"); prima stanza a destra, giovane esponente del dream pop, è stato un'occasione di esplorazione musicale. Con Nayt ha scritto invece «Tachicardia», brano dedicato a un amico perduto: «Ero in un momento difficile, pieno di dolore. Avevo scritto questa canzone prima del funerale, ma non riuscivo a chiuderla: Nayt mi ha mandato delle idee che erano perfette».
Tema ricorrente dell'album è anche la crescita personale: nel testo di «Casa mia/Casa tua», ricordando il primo amore, Ariete si chiedeva: «forse ancora non sono donna». Ora, dopo un percorso serio con la psicologa, la risposta è diversa: «Sono cresciuta, non solo per un discorso di maturità generale, ma grazie a questo percorso. Sono sulla strada per diventarlo».
Dopo l'esperienza a Sanremo 2023 con «Mare di guai» erano arrivati i palazzetti: ora Ariete torna nei club. Ha corso troppo? «I club li avevo saltati a causa del covid — spiega — poi è arrivata l'esposizione del Festival e ho fatto i palasport perché penso che sia giusto battere il ferro finché è caldo. Credo però che si debba sensibilizzare il pubblico sul fatto che la musica non è solo numeri: un artista ha il diritto di fermarsi, magari tornare indietro e poi ripartire. Invece il pubblico è bombardato dai numeri e ti giudica solo per quello».