Ale e Franz, trent'anni di Zelig: "La comicità oggi corre veloce, noi cerchiamo ancora il tempo dell'ascolto"
MILANO — Trent'anni di Zelig, quattro puntate evento in prima serata su Canale 5 e una coppia che, dal 1992, ha fatto della leggerezza una cifra stilistica rigorosa. Ale e Franz tornano alla guida del tempio del cabaret italiano — affiancati da Michelle Hunziker, sostituta di Vanessa Incontrada — con l'autorità di chi quel palco l'ha visto nascere, crescere e trasformarsi. «Nei camerini sono appese le foto dei nostri esordi», racconta Franz. «Guardarsi indietro fa effetto: abbiamo bruciato tutte le tappe, dalla seconda serata su Italia 1 a oggi. All'epoca era tutto sperimentale, un fermento creativo che non sapevi dove portasse. Oggi è un'istituzione».
Il format celebra l'anniversario con il "Best Minute", una gara tra i momenti cult della storia del programma. Il loro miglior minuto? Quello nato da un errore: «Gino ci chiese di stringere i tempi perché aveva inserito comici non previsti. Salimmo sul palco, vuoto di memoria totale, improvvisammo per quattordici minuti. Li mandarono in onda tutti». La lezione, trent'anni dopo, è ancora lì: la comicità vive d'imprevisto.
Ma il mestiere è cambiato, e i due lo analizzano con la lucidità di chi ha attraversato le epoche. «Due svolte fondamentali», spiega Ale. «Il linguaggio: oggi serve un'attenzione chirurgica su certi temi e sensibilità. E la velocità: il pubblico è abituato a ritmi da social, tutto è breve, istantaneo. Noi dobbiamo adattarci senza snaturarci».
La chimica con Michelle Hunziker — «ha l'autoironia che deve avere un comico, ride per prima di se stessa» — sostituisce quella storica con Claudio Bisio (impegnato sul set del suo secondo film da regista) e Vanessa Incontrada. Sul palco, come nella vita, la regola è una: «Chi tiene le chiavi della pazienza? Abbiamo diversi duplicati». L'unico vero scontro resta il calcio: Franz milanista, Ale interista. Sul lavoro, invece, decide il pubblico: «Quello che non funziona siamo i primi a tagliarlo. Se una battuta non rende, non la riproponi. Punto».
C'è una ferita antica, mai del tutto rimarginata: le due stagioni a *Mai dire Gol* con la Gialappa's Band. «Eravamo all'inizio, loro viaggiavano a trecento all'ora, noi stavamo ancora imparando a camminare. L'inesperienza fu un freno. Peccato non essersi incrociati nel momento giusto».
Il successo vero, quello fisico, arrivò allo Stadio Olimpico, davanti a una curva intera: «Finché sei in tv sei chiuso in uno schermo. Quando senti l'entusiasmo della gente addosso, capisci che stai costruendo qualcosa».
E poi c'è l'equivoco costante: il pubblico li scambia, qualcuno li crede coppia anche nella vita. «Una sera una ragazza ci disse in camerino: "Comunque io l'ho capito". C'erano le nostre mogli. Assecondammo: "Complimenti, grande sensibilità"». Trent'anni dopo, la battuta più bella resta ancora quella che non avevi preparato.