Jim Carrey si sposa per la terza volta (e questa volta l'ha fatto in francese)

LOS ANGELES – Jim Carrey ha detto «sì» per la terza volta. E no, non è una scenetta di *Una settimana da Dio*: l'attore 64enne ha sposato la compagna Min Ah in una cerimonia intima a Los Angeles, lontana dai flash e dai red carpet. A sganciare la bomba è stato TMZ, citando una «fonte di famiglia» – che in gergo hollywoodiano vuol dire quasi sempre «qualcuno che voleva che si sapesse». Poi sono arrivate le conferme ufficiali: *People*, *Entertainment Weekly*, un portavoce della star di *The Truman Show*. Tutto vero. Terzo matrimonio, terzo giro di giostra.

La storia, però, merita un rewind. Perché Carrey – che della riservatezza ha fatto quasi una forma d'arte, alternando silenzi monastici a monologhi surreali sui talk show – a febbraio aveva sorpreso tutti. Sul palco dei César Awards a Parigi, ritirando il premio alla carriera, aveva mollato il copione. In francese. Guardando in camera (e in platea) aveva ringraziato la figlia Jane, il nipote Jackson, e poi lei: «La mia sublime compagna. Sei un angelo. Ti amo, Min Ah». Il web era esploso. I giornali pure. Nessuno sapeva chi fosse, davvero. Nessuno sapeva che esistesse.

Eppure c'erano già stati avvistamenti nel 2022. Passeggiate, cene, sguardi complici. Ma Carrey, che ha 64 anni e un curriculum sentimentale che sembra la tracklist di un best-of degli anni '90 e 2000, ci aveva abituato a storie finite male o finite nel nulla. Melissa Womer (1987-1995), madre di Jane. Lauren Holly (1996-1997), conosciuta sul set di *Scemo & più scemo* – un matrimonio durato meno di una stagione di *The Office*. Poi Renée Zellweger, fidanzamento ufficiale e rottura. Jenny McCarthy, cinque anni (2005-2010). Ginger Gonzaga, pochi mesi nel 2019 sul set di *Kidding*. Un elenco che sembra più una filmografia che una vita privata.

Min Ah, invece, è rimasta. Silenziosa. Presente. Abbastanza da far cambiare idea a un uomo che aveva giurato – più o meno esplicitamente – di non risposarsi mai più. La cerimonia? Pochi intimi. Niente circo. Niente fotografi. Solo loro due, e la promessa che questa volta, forse, il finale non è scritto da Charlie Kaufman.

Carrey, intanto, continua a dipingere. A twittare aforismi esistenziali. A scegliere ruoli che non ti aspetti. E ora, a 64 anni, ha una moglie nuova, una figlia adulta, un nipote, e una «sublime compagna» che – a quanto pare – ha fatto ciò che nessun regista era riuscito a fare: metterlo a fuoco.

Terza volta. Si dice che sia quella buona. Noi, da qui, facciamo il tifo. Ma con la stessa cautela con cui si guarda un film di Carrey: sai come inizia, non hai idea di come finisce.

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