American Horror Story compie 13: Murphy non ha più nulla da dimostrare, e si vede
Tredici. Non è solo un numero, è un manifesto. Ryan Murphy celebra il tredicesimo capitolo della sua creatura più longeva — «American Horror Story: Delicate» — con la sicurezza di chi ha smesso di inseguire il pubblico e ha iniziato a dettare legge. E onestamente? Si sente.
L'esordio su Disney+ il 1° ottobre segna l'ennesimo avvio della «spooky season», ma questa volta le regole sono cambiate: episodi da trenta minuti, formato compatto, niente più maratone da un'ora che sembravano scritte per riempire slot piuttosto che raccontare storie. Una scelta che sa di sfida, quasi un dispetto alle piattaforme che ci hanno abituato al binge infinito. Murphy taglia il grasso, punta all'osso.
Il sottotitolo «13» non è decorativo: è la chiave di volta. La stagione si annuncia come un «greatest hits» vivente, un caro funebre per i personaggi che hanno fatto la storia dello show — dalla Suprema di Jessica Lange al clown Twisty, passando per le streghe di Coven e i mostri di Freak Show — con qualche «new entry» che promette di non sfigurare. Kim Kardashian al fianco di Emma Roberts e Cara Delevingne non è stunt casting, è dichiarazione di intenti: l'horror mainstream ha smesso di scusarsi.
In un anno in cui il botteghino ha premiato «Obsession» e persino l'esperimento «Backrooms» — nato da un meme su Reddit, oggi incasso da milioni — Murphy dimostra di aver capito tutto prima degli altri. L'horror non è più nicchia, è lingua franca. E lui ne è il poeta maledetto, quello che non deve più bussare alla porta: la sfonda.
«Delicate» — titolo che rimanda al romanzo di Danielle Valentine — ruota attorno alla gravidanza, all'invasione del corpo, alla maternità come body horror supremo. Temi che Murphy maneggia da sempre con la delicatezza di un macellaio poeta. Se c'è un autore che ha trasformato l'eccesso in cifra stilistica, quello è lui.
Non aspettatevi rivoluzioni. Aspettatevi maestria. Tredici stagioni dopo, American Horror Story non cerca più di spaventarvi: vuole sedurvi. E ci riesce, ancora una volta, con la spocchia di chi sa di non avere rivali.