MobLand: il impero mafioso si frantuma tra eredità conteste e un patriarca che non vuole invecchiare
La seconda stagione di **MobLand** (Paramount+) continua a essere un caso isolato nel panorama delle serie crime, mescolando violenza, ironia e dinamiche familiari con una sicurezza che sa quasi di sfida. La nuova serie, interpretata da Tom Hardy, Pierce Brosnan e Helen Mirren, sposta il fuoco dalla guerra tra bande all’inedito caos di una famiglia che, prima o poi, manifesta la sua vera natura: quella di clan in declino, dove rancori, figli ribelli e patriarchi ossessionati dal potere sostituiscono le regole del crimine.
Al centro della saga resta Harry Da Souza, il fixer interpretato da Tom Hardy, che non è un vero gangster ma il curatore d’emergenza, l’uomo che deve mettere pace quando la casa brucia e le faide rischiano di diventare guerre totali. Accanto a lui, Pierce Brosnan e Helen Mirren vestono i panni di Conrad e Maeve, un duo da bar tragico shakespeariano: lui il patriarca che non vuole cedere il passo, lei la matriarca che non intende farsi da parte. Figli, nipoti, alleanze e tradimenti circondano un potere che non si eredita ma si contesta continuamente.
La regia di Guy Ritchie, autore dei primi episodi, imprime alla serie un marchio riconoscibile: umorismo nero, ritmo incalzante, dialoghi brillanti e una patina di eleganza criminale che rende ogni scena quasi un quadro. È un linguaggio che, una volta trovato, rischia di diventare maniera, di scivolare nell’auto-adulazione. MobLand a tratti si guarda allo specchio con troppo compiacimento, come quando esalta se stesso senza confini.
Tuttavia, è proprio in questo eccesso che risiede il suo fascino principale: la serie non ambisce a spiegare il male né a impartire lezioni di sociologia criminale. Si diverte, e questo è un pregio raro nel panorama attuale. Gli attori, guidati da Hardy, sembrano capire che l’unico registro efficace è l’eccesso, e lo sfruttano fino in fondo.
In definitiva, la seconda stagione conferma che la London Mob famiglia è molto più di un gruppo di criminali: è un microcosmo dove le dinamiche di potere rispecchiano quelle di ogniClan, e dove il potere passa di mano solo per rivelarsi, ancora una volta, un’eredità contesa. L’ispirazione a Ronan Bennett è chiara, ma Guy Ritchie lascia un’impronta indelebile, rendendo MobLand un’esperienza criminale tanto elegante quanto pericolosa.
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