Anyma, l'italiano che conquista il mondo con la techno visiva: «L'arte digitale l'ho imparata facendo musica»
MILANO - Trentacinquemila cuori che battono all'unisono sotto le luci di Fiera Milano Live. È qui che Matteo Milleri, per tutti Anyma, ha messo il punto esclamativo a un'estate da protagonista assoluto. Un «ritorno a casa» in piena regola per il 38enne cresciuto all'ombra della Madonnina, figlio d'arte (il padre è Francesco Milleri, numero uno di EssilorLuxottica) ma con un'unica, vera eredità: la musica.
Eppure, basta scambiare due chiacchiere con lui per capire che l'etichetta «divo mondiale della techno» gli sta stretta. «Molti pensano che io sia americano perché sono nato a New York», sorride, «ma ho fatto il scientifico a Milano, un passaggio in Bocconi e poi ingegneria del suono al Sae Institute. Sono italiano fino al midollo».
Il suo segreto? Una colonna sonora che parte da Battisti, Guccini, De Gregori e De André - «li ascoltavo con mia mamma, il loro storytelling mi è rimasto dentro e lo uso ancora, visivamente e nella musica» - e atterra nella minimale di Villalobos e Richie Hawtin, quella che lo ha spinto a fare le valigie per Berlino. «Poi è arrivata la pandemia: credevo fosse finita da dj. Invece ho scoperto i software 3D. Ho imparato a fare arte digitale tramite la musica», racconta con quella luce negli occhi di chi ha trasformato un vicolo cieco in un'autostrada.
Oggi i suoi show sono esperienze totali che riempiono lo Sphere di Las Vegas, le piramidi di Giza e, presto, sogna la Valle dei Templi di Agrigento: «Con Aeden, il mio nuovo spettacolo, i monumenti sono tutti in Italia o in Grecia. Agrigento sarebbe la chiusura perfetta del cerchio».
Sull'intelligenza artificiale ha le idee chiare, ottimiste ma ferme: «Fino all'anno scorso non la usavo, ora solo per brainstorming. Non credo si possa fare arte solo con dei prompt. La tecnologia può potenziare una visione, non sostituire la creatività. Spero non accada mai».
Nel suo pantheon personale c'è posto per Jean-Michel Jarre («un precursore, volevo suonare a Giza perché l'aveva fatto lui, ora punto alla Muraglia cinese»), per The Weeknd («uno dei più grandi del nostro tempo, super appassionato, cura ogni dettaglio») e per Lisa delle Blackpink («un portento, talento sovrumano, la nostra collaborazione è stata semplicissima»). E c'è Toma, la dea del codice elettrico che ha il volto della fidanzata Stella Maxwell: «Mi ispiro a persone reali, c'ho io stesso dentro. È uno dei visual che amo di più».
Collaborazioni italiane? «Ci stiamo già lavorando, basta trovare il disco giusto». E Sanremo? «Bisognerebbe vedere a far cosa. Magari con una canzone italiana, in collaborazione. Lo guardo sempre, ho tanti amici là dentro, Lazza per esempio. Il Festival è importante, è conosciuto nel mondo. Quindi sì, sarei contento».
Mentre le luci si spengono su Fiera Milano, la sensazione è che per Anyma questo non sia un traguardo, ma solo l'ennesimo, splendido inizio. La techno, del resto, non ha confini. E lui, con la sua valigia piena di suoni, visioni e cantautori italiani, sta appena scartando la prossima frontiera.