Quando ho finito di leggere “Questa storia” già mi mancava, così ho continuato a leggere tutto ciò che ci fosse di stampato.

Ricordo come il caso abbia voluto che leggessi le pagine di questo libro mentre sotto casa, sotto le mie finestre, sfrecciavano eleganti le auto della mille miglia di oggi! La casualità era resa ancor più bella da due circostanze.

Innanzitutto, non avevo la minima idea del contenuto del libro e proprio quando cominciavo a delinearne la vicenda principale, ecco il rumore delle prime automobili rompere il silenzio ovattato della città in cui ancora oggi vivo. In secondo luogo, mi trovavo in una città sconosciuta, lontana da quei luoghi in cui avevo vissuto sino a qualche tempo prima e dove avevo lasciato, per il momento, ogni altro libro di Alessandro Baricco. Li avevo letti tutti là, ad eccezione di “Seta”, letto in Toscana.

 

 

È stato sufficiente comprare “Questa storia” e, pur essendo lontana dal mio sole, mi sono sentita subito a casa.

Lessi anche i ringraziamenti e tra questi attirò la mia attenzione una frase che era già dentro di me come esperienza quasi quotidiana: “…che mi ha aiutato a salvarmi da me stesso…”.

Quante volte ho temuto di non riuscire a salvarmi da me stessa. Un’infinità!

La salvezza poi è arrivata nei modi più disparati.

Magari dall’odore intenso di una pietanza o dal sapore dolce e fresco di una confettura di pere che senza un motivo apparente ti ha riaperto il cuore verso il desiderio di ricominciare a ridere.

Altre volte, invece, accade all’improvviso, mentre sei abbandonato nei tuoi movimenti meccanici e un discorso o un ricordo ti riaccende e ti riporta verso quanto suscita la tua attenzione e la tua voglia di fare.

Ma sempre più spesso, nella mia vita, sono stati i libri i miei soccorritori istituzionali.

Ecco perché li compro anche nei periodi in cui non ho tempo per leggere.

So già che verranno in mio aiuto, prima o poi.

Con questo non intendo certo dire di non aver mai letto un libro per il solo gusto di farlo! Anzi.

Però questi oggetti meravigliosi hanno sempre rappresentato qualcosa di più per la mia altalenante anima. Sono stati una via di fuga quando mi sentivo intrappolata, un calmante quando il tamburo assordante dei dubbi non mi lasciava, una terapia contro la fuga dei desideri, un sorriso suscitato all’improvviso, la fantasia e la pelle d’oca…

 Amo i libri ed amo chi li scrive.

Li amo perché mi hanno donato quello che hanno dentro o quello che trovano fuori o ciò che semplicemente creano dal nulla.

Li ringrazio per tutte le volte che mi hanno salvata.

Ringrazio i i libri di Alessandro Baricco per tutte le volte che mi hanno salvata.

In “Castelli di rabbia” ho sentito le mie sensazioni descritte da chi evidentemente non poteva conoscermi.

In “Oceano mare” ho letto delle mie inquietudini e di altro ancora, naturalmente.

E potrei continuare così nell’elenco dei libri di questo autore straordinario.

Ma la ricchezza nasce anche da quanto ha portato nel mio mondo, nuove prospettive da cui osservare noi stessi, gli altri ed il mondo intero.

Riflessioni originali, ironia.

Alessandro Baricco l’ho scovato per caso. Una notte di tanti anni fa.

Era una notte buia ed angosciosa, buia perché saranno state le 02:30 circa, angosciosa perché, in un’immobilità mentale che non mi appartiene, me ne stavo buttata su un divano con gli occhi puntati verso lo schermo di una tv che il mio sguardo oltrepassava.

La mia mano di contro si muoveva e ritmicamente faceva scorrere i canali senza una ragione.

Ad un certo punto qualcosa attrae la mia attenzione. I miei occhi tornano indietro, le orecchie iniziano ad “ascoltare”, il mio cervello si sintonizza!

Un tizio, non so chi sia, parla in tv con una voce irresistibile e parla di libri.

Ingoio senza un movimento.

Passano i titoli di coda, ma non ho scoperto né chi sia il narratore, né quando verrà trasmesso nuovamente quel “ben di dio”.

Non avevo ancora Internet. Pazienza.

Prima o poi scoprirò chi sei, mi dico, e vado a nanna.

Poi un giorno, dopo tanti giorni, mi ritrovo a casa di un caro amico, lo stesso che qualche anno dopo mi avrebbe portato al Teatro della Verdura in una calda estate di Palermo ad ascoltare la sua voce commentare brani musicali splendidi.

Sfogliavo lentamente le pagine di un giornale.

Trovai un articolo che parlava di lui: nome, cognome, libri scritti, copie vendute, premio vinto, programma condotto. Strappai la pagina e me ne andai.

Non ho letto solo i suoi libri, ma da quel giorno le sue parole hanno continuato ad insinuarsi nella mia mente, sussurrati da una voce inequivocabile.

 

 (foto da vipy.it )