Nel video Latinos VS. Donald Trump c’è un finale particolare, con una certa ironia di certo alla questione fra il Presidente degli Stati Uniti e gli immigrati latini.

Ma ricapitoliamo un po’ su questo scontro riproposto nel video Latinos VS. Donald Trump.

Per arrivare alla presidenza Trump promise il muro e non si può certo dire che non faccia di tutto per mantenere fede alla parola data.

I capi di grandi nazioni hanno, in molti modi diversi, lasciato di sé stessi anche ricordi architettonici importanti del loro passaggio.

Adriano ci ha lasciato la grande Villa Adriana e il restauro del Pantheon di Roma eretto da Agrippa, Carlo II d’Inghilterra fece ricostruire Londra, dopo il grande incendio a Christopher Wren e Robert Hooke e Napoleone III incaricò il barone Haussmann di riorganizzare l’urbanizzazione di Parigi: sono tutti uomini di potere che, oltre per le varie guerre, saranno ricordati anche per ciò che hanno costruito.

Trump, evidentemente, sarà ricordato per un muro di cemento. Il fatto è anche un po’ contraddittorio e, probabilmente, antistorico, se pensiamo che da un lato prima erano gli odiati comunisti quelli che avevano costruito qualcosa di simile (a Berlino) e poi se consideriamo che l’occidente festeggiò quando venne abbattuto.

Però il buon (si fa per dire) Trump ha anche altri assi nella manica nella sfida Latinos VS. Donald Trump all’immigrazione latina come l’invio dei militari al confine con il Messico per fermare il flusso illegale di immigrati.

E, infine, un’altra azione a cui il video un po’ fa riferimento: la decisione senza precedenti di imporre delle direttive ai giudici in termini numerici con l’assegnazione di quote per le espulsioni.

Dal Washington Post la rivelazione che dovranno risolvere almeno 700 casi all’anno, pena dei giudizi negativi nei loro curriculum.

È qualcosa che sancirebbe in maniera definitiva l’inesistenza dell’indipendenza della giustizia negli Stati Uniti, anche per chi ancora ci credeva.

Nell’ironico video Latinos VS. Donald Trump però c’è una strana messaggio dei latino-americani che vivono e lavorano nel Paese dei sogni (dove i sogni pare siano finiti) su quanto potrebbe poi avvenire.

Credo ci sia l’intento di far riflettere, e magari un po’ spaventare, chi sostiene certe politiche e, forse, lo stesso Trump.

Alla fine è uno strano messaggio (poi in realtà neppure così strano, di buon senso piuttosto) che vuol far capire cosa si può perdere quando si costruiscono muri e barriere.