Da ragazzino con il cellulare a santo in jeans: Carlo Acutis torna in scena a vent'anni dalla morte
Da ragazzino con il cellulare a santo in jeans: Carlo Acutis torna in scena a vent'anni dalla morte
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Il 27 settembre su Canale5 va in onda «Il mio nome è Carlo», mentre dal 15 al 21 ottobre un documentario invade le sale: entrambi i progetti ripercorrono la vita breve ma intensa del milanese diventato santo, tra normalità e miracoli.
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Il 27 settembre su Canale5 andrà in onda «Il mio nome è Carlo», il film tv di Giacomo Campiotti che ripercorre la vita di Carlo Acutis a vent’anni dalla sua morte, avvenuta il 12 ottobre 2006 per una meningite fulminante. Il 15‑21 ottobre, invece, «Carlo Acutis. Il giovane santo», documentario diretto da Luca Salmaso, sbarcherà in 200 sale italiane e poi in trenta altri Paesi. I due progetti raccontano lo stesso personaggio: un adolescente milanese, cresciuto tra amore per la fede e passione per i computer, morto a quindici anni ma già venerato come santo.
La fiction ha il volto di Samuele Carrino, sedici anni, già noto per «Il ragazzo dai pantaloni rosa», mentre la madre è interpretata da Lucia Mascino. Il docufilm, invece, mescola filmati inediti girati dallo stesso Carlo, foto d’archivio, testimonianze di familiari, amici e professori, e include la storia della miracolata Valeria Valverde. Le riprese conclusive mostrano il momento storico della canonizzazione: piazza San Pietro gremita mentre Leone XIV lo proclama santo nel settembre 2025.
La storia di Carlo è quella di un ragazzo sorridente, umile e solare, che scherzava con gli amici davanti a una videocamera, aiutava i deboli, faceva da catechista in erba e diffuse il suo credo attraverso i computer. «Hanno raccontato un Carlo diverso dallo stereotipo di santo», spiega Salmaso, che ha voluto dare voce anche a chi ha beneficiato di un miracolo attribuito al giovane.
Il film, basato sul libro scritto dalla madre Antonia Salzano, ripercorre l’infanzia del ragazzo, la sua morte improvvisa e il suo lascito spirituale, con il regista Campiotti che definisce Carlo «un Santo così vicino a noi, in jeans e scarpe da ginnastica». Secondo la mamma, citata da Campiotti, «Il Signore aveva fretta vista l'emergenza educativa».
Due progetti, una stessa missione: rendere un adolescente ormai santo accessibile a nuove generazioni, con un linguaggio contemporaneo e uno sguardo autentico, lontano dagli stereotipi. Un modo per raccontare un santo «diverso», tecnologico e gioioso, che continua a ispirare anche a distanza di vent’anni.