Vecchioni dà forfait a Salerno: «Motivi di salute», ma il Charlot non si ferma e chiama Brignano
SALERNO – Il Maestro ha detto no. Anzi, il corpo ha detto no per lui. Roberto Vecchioni, 83 primavere e una voce che ha raccontato mezzo secolo di Italia, non salirà sul palco del Teatro Verdi domani sera. Motivi di salute, «improvvisi e importanti», recita il comunicato degli organizzatori del Premio Charlot con quel garbo istituzionale che sa di preoccupazione vera.
Doveva essere la serata del premio «Grandi Protagonisti dello Spettacolo», un riconoscimento alla carriera di chi ha scritto «Luci a San Siro», «Samarcanda», «Chiamami ancora amore» e ha insegnato a generazioni intere che la poesia sta anche in un tram numero 7. Invece il sipario si alzerà su Enrico Brignano e la sua Montecarlo Big Band: un piano B di lusso, certo, ma il vuoto lasciato dal professore-cantautore si sente già nell'aria.
Solo pochi mesi fa, dalle pagine di Repubblica, Vecchioni aveva raccontato senza filtri il suo calvario: mesi in ospedale, «due tumorini» superati fino a 82 anni, un disco lasciato a metà e quella frase che ti si pianta addosso: «Fino a 82 anni era andata bene. Adesso è più difficile». Un carattere forte, diceva. Di quelli che non mollano. Ma la biologia non negozia con la testardaggine.
Il Charlot, festival che da ventisette anni porta a Salerno il meglio dello spettacolo italiano, ha ricalibrato la serata in tempi record. Brignano porterà il suo one-man-show musicale, tra jazz e ironia romana, e il pubblico – quello che aveva prenotato per vedere Vecchioni e quello che correrà all'ultimo minuto – farà il tifo per entrambi. Perché in fondo lo spettacolo, come la vita, deve andare avanti. Ma stasera, al Verdi, mancherà quella luce a San Siro che solo lui sa accendere.