Tomorrow I Shall Contradict Myself: un dialogo tra Man Ray e Hank Willis Thomas

L'inaugurazione di "Tomorrow I Shall Contradict Myself" si svolge oggi 25-26 settembre nei luoghi della Galleria Continua di San Gimignano e di Roma, dove due artisti di epoche distanti si confrontano attraverso lo sperimentalismo. La mostra, che unisce il maestro del novecento Emmanuel Radnitzky, simbolo del dadaismo americano e del surrealismo francese, e l'artista statunitense Hank Willis Thomas, nasce da un dialogo multimediale che esplora le contraddizioni come filosofia di vita e di arte.

Al centro della presentazione emerge Man Ray, il genio del dieci anni prima della sua scomparsa (1890-1976), celebre per le innovazioni delle rayografie che hanno rivoluzionato il linguaggio fotografico. Le sue opere, capace di parlare ancora al presente, hanno attraversato pittura, scultura, fotografia e cinema, spostando il confine tra opera d'arte e oggetto comune. Per lui, come egli stesso dichiarava: "Mi piacciono le contraddizioni. Sono l'unico modo che ho per affermare la mia libertà".

Hank Willis Thomas, nato nel 1976 e medaglia dell'Arts dell'Art in Embassies del Dipartimento di Stato, prosegue questa eredità di sperimentazione attraverso una ricerca pluriennale che esamina le sfide all'autorialità, i simboli onirici e la percezione comune. In due decenni di indagine trasversale — fotografia, scultura, serigrafia, installazioni, video — l'artista mette in arte i meccanismi della politica e del potere, riscrivendo l'immaginario occidentale a favore delle forze della collettività.

La mostra si colloca in un contesto più ampio di esposizioni contemporanee: a Palazzo Bonaparte è in mostra Kandinsky con 70 opere fino a febbraio; ai Termi di Caracalla sono stati aggiunti nuovi reperti dal 2027 per rivelare la vita quotidiana di duemila anni fa; a Caracalla trovano gli scatti di Frank Horvat, maestro della fotografia francese; infine, Margherita di Riccardo Cocciante presenta un videoclip realizzato con l'intelligenza artificiale ambientato nella Roma del 1976.

"Tomorrow I Shall Contradict Myself" non è solo un'esposizione, ma un tentativo di mettere in discussione le certezze stesse della rappresentazione, mostrando come le contraddizioni possano essere il motore più autentico della creatività.

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