Nel 2015 Andrea Camilleri[1] ha visto pubblicate da Sellerio l’imperdibile collezione Le indagini di Montalbano in occasione del suo novantesimo compleanno e ora con L’altro capo del filo, lo scrittore siciliano celebra il centesimo libro.

Pubblicare cento libri per un autore non è un traguardo facilmente raggiungibile, ma per Camilleri si può aggiungere che ha saputo farlo dando sempre al lettore bellissime storie da gustare e ricordare.

 

L’altro capo del filo, ha come protagonista il commissario Montalbano e non poteva esserci altra scelta.

Nella narrazione di Andrea Camilleri non mancano però fra i protagonisti anche le problematiche legate all’attualità.

A Vigàta gli arrivi dei migranti impegnano tutto il paese nel portare il proprio aiuto, esattamente come vediamo spesso e in modo drammatico, purtroppo, nei nostri telegiornali.

Nel romanzo si racconta l’impegno in primo luogo della capitaneria e della polizia, ma anche dei tanti volontari.

La sinossi di L’altro capo del filo di Andrea Camilleri

In questo frangente drammatico Livia riesce a strappare a Salvo una doppia promessa; di partecipare alla festa per i 25 anni di matrimonio di una coppia amica e di farsi per l’occasione un vestito nuovo.

Così nella più rinomata sartoria di Vigàta il commissario conosce Elena, sarta entusiasta del proprio mestiere arrivata in paese da qualche anno; tra i due è subito simpatia.

Ma non c’è il tempo per conoscere meglio la donna, ogni notte c’è uno sbarco, il commissario e i suoi uomini non si risparmiano, ci sono gli scafisti da individuare, sospettati anche dello stupro di una bambina.

Mentre Montalbano è al porto per il consumarsi di una ennesima tragedia del mare, un’altra tragedia lo trascina via dal molo: nella sartoria è stata ritrovata Elena trucidata a colpi di forbici.

L’indagine parte dalla vita della vittima, gli amici, i possibili nemici, eventuali amanti, i lavoranti. Ma via via che si addentra nell’indagine nessuna ipotesi convince Montalbano;

tra uno sbarco e l’altro trascorre ore in sartoria, in compagnia del gatto Rinaldo, orfano della padrona, alla ricerca di un indizio, di un filo dal quale partire.

Tra cotoni del Libano, pezze morbide, rotoli di tessuti cerca di annodare i fili della vita della donna per giungere alla verità. E le trame delle stoffe ne nascondono altre che sembrano giungere dal passato di Elena e da luoghi lontani.

Ne L’altro capo del filo attorno al dramma dei migranti che Camilleri racconta scuotendo le nostre coscienze, si muovono i personaggi che conosciamo da sempre;

tutt’intorno altre figure straordinarie, il medico Osman e la solerte Meriam, anche loro migrati un giorno dalle coste dell’Africa, il vecchio sarto Nicola, il picciotto Lillo, tutto un mondo che Camilleri disegna con quella carica di umanità che è fra le cose che più si apprezza nelle sue storie.

Quest’ultimo lavoro di Andrea Camilleri ci parla in modo particolare di quell’umanità che da sempre è capace di orribili delitti come di splendide azioni.

Questo costituisce la forza e la bellezza del mondo in cui si muove il commissario Montalbano.

Molto resta in modo confortante come ci si aspetta: la lingua coltamente ibridata, il carattere scontroso ma riflessivo del commissario, il birrazzo e ingenuo Catarella, il sempre più importante Fazio con le sue intuizioni.

Tutti i personaggi però sono cresciuti e in parte cambiati con il passare degli eventi. Così la disperazione dei migranti che approdano sulle spiagge della Sicilia con il loro bagaglio di sofferenze e di paure trovano gli occhi stanchi di Fazio e con quelli velati dalle lacrime del sensibile Catarella per raccontarci le difficoltà di chi è lasciato solo e senza mezzi a ricevere ogni nuova ondata di miseria.

Ancora una volta Camilleri dimostra il suo impegno sociale dedicando alcune pagine a un tema di grande attualità.

Ma Camilleri è soprattutto un bravo romaziere che riesce a creare delle figure sempre ben delineate, dal dottor Osman all’intero personale della sartoria e con uno stile è fluido ti porta ai colpi di scena che arrivano al momento giusto per farci coinvolgere e procedere nella lettura.

Lo scrittore siciliano crea delle immagini nitide e reali da rendere anche facile la sua buona realizzazione televisiva. 

Scorrono nelle pagine anche divertenti analogie come quella fra il gatto e Montalbano. Zampata dopo zampata entrambi affrontano il proprio rotolo da districare in una storia i cui dettagli restano sempre molto sfocati.

Perchè tutto gira attorno ad un pezzo di stoffa stracciato che ritrovato sul luogo del delitto nel salone dell’atelier dove lavorava la donna, la povera Elena, ma manca la scintilla che…

Passiamo dagli occhi di una ragazzina violentata o di un bambino annegato, dalla disperazione di chi è obbligato a rischiare la vita, lasciare il tutto proprio mondo per attraversare il mare e l’ignoto alla tragedia della bella e gioiosa sarta Elena.

La semplice quotidianità regala qualche sorriso con l’efficienza di Fazio, la simpatia di Catarella e praticità buona di Mimì ma poi no dimentichiamoci che ad aspettarci una delle cene di Adelina.

Frasi da L’altro capo del filo di Andrea Camilleri

«A un certo punto del gomitolo ristò sulo l’autro capo. Allura Montalbano si susì e accomenzò a secutare il filo. Il filo acchianava supra agli scalini e lui se li fici a uno a uno. Ora era arrivato nell’appartamento. Il filo proseguiva lungo tutto il corridoio e po’ girava scomparenno dintra alla porta della càmmara di letto di Elena. Ci trasì. Il filo finiva propio al centro del pavimento, pariva un signali tracciato con il gesso blu. Rinaldo era scomparuto».

Articolo L’altro capo del filo di Andrea Camilleri CaffèBook (caffebook .it)

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