L’altro capo del filo di Andrea Camilleri

 Nel 2015 Andrea Camilleri ha visto pubblicate da Sellerio l’imperdibile collezione Le indagini di Montalbano in occasione del suo novantesimo compleanno e ora con L’altro capo del filo, lo scrittore siciliano celebra il centesimo libro.

Pubblicare cento libri per un autore non è un traguardo facilmente raggiungibile, ma per Camilleri si può aggiungere che ha saputo farlo dando sempre al lettore bellissime storie da gustare e ricordare.

L’altro capo del filo, ha come protagonista il commissario Montalbano e non poteva esserci altra scelta.

Nella narrazione di Andrea Camilleri non mancano però fra i protagonisti anche le problematiche legate all'attualità.

A Vigàta gli arrivi dei migranti impegnano tutto il paese nel portare il proprio aiuto, esattamente come vediamo spesso e in modo drammatico, purtroppo, nei nostri telegiornali.

Nel romanzo si racconta l'impegno in primo luogo della capitaneria e della polizia, ma anche dei tanti volontari.

La sinossi di L’altro capo del filo di Andrea Camilleri

In questo frangente drammatico Livia riesce a strappare a Salvo una doppia promessa; di partecipare alla festa per i 25 anni di matrimonio di una coppia amica e di farsi per l’occasione un vestito nuovo.

Così nella più rinomata sartoria di Vigata il commissario conosce Elena, sarta entusiasta del proprio mestiere arrivata in paese da qualche anno; tra i due è subito simpatia.

Ma non c’è il tempo per conoscere meglio la donna, ogni notte c’è uno sbarco, il commissario e i suoi uomini non si risparmiano, ci sono gli scafisti da individuare, sospettati anche dello stupro di una bambina.

Mentre Montalbano è al porto per il consumarsi di una ennesima tragedia del mare, un’altra tragedia lo trascina via dal molo: nella sartoria è stata ritrovata Elena trucidata a colpi di forbici.

L’indagine parte dalla vita della vittima, gli amici, i possibili nemici, eventuali amanti, i lavoranti. Ma via via che si addentra nell'indagine nessuna ipotesi convince Montalbano;

tra uno sbarco e l’altro trascorre ore in sartoria, in compagnia del gatto Rinaldo, orfano della padrona, alla ricerca di un indizio, di un filo dal quale partire.

Tra cotoni del Libano, pezze morbide, rotoli di tessuti cerca di annodare i fili della vita della donna per giungere alla verità. E le trame delle stoffe ne nascondono altre che sembrano giungere dal passato di Elena e da luoghi lontani.

Ne L’altro capo del filo attorno al dramma dei migranti che Camilleri racconta scuotendo le nostre coscienze, si muovono i personaggi che conosciamo da sempre;

tutt’intorno altre figure straordinarie, il medico Osman e la solerte Meriam, anche loro migrati un giorno dalle coste dell’Africa, il vecchio sarto Nicola, il picciotto Lillo, tutto un mondo che Camilleri disegna con quella carica di umanità che è fra le cose che più si apprezza nelle sue storie.

Quest’ultimo lavoro di Andrea Camilleri ci parla in modo particolare di quell’umanità che da sempre è capace di orribili delitti come di splendide azioni.

Questo costituisce la forza e la bellezza del mondo in cui si muove il commissario Montalbano.

Molto resta in modo confortante come ci si aspetta: la lingua coltamente ibridata, il carattere scontroso ma riflessivo del commissario, il birrazzo e ingenuo Catarella, il sempre più importante Fazio con le sue intuizioni.

Tutti i personaggi però sono cresciuti e in parte cambiati con il passare degli eventi. 

Così la disperazione dei migranti che approdano sulle spiagge della Sicilia con il loro bagaglio di sofferenze e di paure trovano gli occhi stanchi di Fazio e con quelli velati dalle lacrime del sensibile Catarella per raccontarci le difficoltà di chi è lasciato solo e senza mezzi a ricevere ogni nuova ondata di miseria.

Ancora una volta Camilleri dimostra il suo impegno sociale dedicando alcune pagine a un tema di grande attualità.

Ma Camilleri è soprattutto un bravo romaziere che riesce a creare delle figure sempre ben delineate, dal dottor Osman all’intero personale della sartoria e con uno stile è fluido ti porta ai colpi di scena che arrivano al momento giusto per farci coinvolgere e procedere nella lettura.

Lo scrittore siciliano crea delle immagini nitide e reali da rendere anche facile la sua buona realizzazione televisiva. 

Scorrono nelle pagine anche divertenti analogie come quella fra il gatto e Montalbano.

Zampata dopo zampata entrambi affrontano il proprio rotolo da districare in una storia i cui dettagli restano sempre molto sfocati.

Perchè tutto gira attorno ad un pezzo di stoffa stracciato che ritrovato sul luogo del delitto nel salone dell’atelier dove lavorava la donna, la povera Elena, ma manca la scintilla che...

Passiamo dagli occhi di una ragazzina violentata o di un bambino annegato, dalla disperazione di chi è obbligato a rischiare la vita, lasciare il tutto proprio mondo per attraversare il mare e l’ignoto alla tragedia della bella e gioiosa sarta Elena.

La semplice quotidianità regala qualche sorriso con l’efficienza di Fazio, la simpatia di Catarella e praticità buona di Mimì ma poi non dimentichiamoci che ad aspettarci c'è una delle cene di Adelina.

Frasi da L’altro capo del filo di Andrea Camilleri

«A un certo punto del gomitolo ristò sulo l’autro capo. Allura Montalbano si susì e accomenzò a secutare il filo. Il filo acchianava supra agli scalini e lui se li fici a uno a uno.

Ora era arrivato nell’appartamento.

Il filo proseguiva lungo tutto il corridoio e po’ girava scomparenno dintra alla porta della càmmara di letto di Elena. Ci trasì.

Il filo finiva propio al centro del pavimento, pariva un signali tracciato con il gesso blu. Rinaldo era scomparuto».

Articolo L’altro capo del filo di Andrea Camilleri CaffèBook (caffebook .it)

Leggi anche:Grafia e vita di Andrea Camilleri, un siciliano d.o.c.

Leggi anche Sulle Tracce del Commissario Montalbano e dell’Agente Catarella!

Scritto da Consigli d'autore
28 Marzo 2017

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Impressioni di gioco. Arte, astuzia e fortuna

Impressioni di gioco. Arte, astuzia e fortuna

L'intersezione tra arte e gioco offre una prospettiva unica sulla creatività e l'ingegno umano. Artisti come Marcel Duchamp, Cassius Marcellus Coolidge e Michael Godard hanno saputo trasformare giochi come scacchi, poker e blackjack in opere d'arte. Duchamp utilizza la strategia degli scacchi per esplorare concetti spaziali e temporali, Coolidge cattura l'intensità e il bluff del poker con i suoi cani giocatori, mentre Godard celebra la tensione e la strategia del blackjack. Ogni artista, attraverso dettagli tecnici e narrazioni visive, eleva il gioco a una forma d'arte complessa e affascinante.

Scacchi e ombre. Marcel Duchamp e il gioco come arte

Marcel Duchamp, una figura centrale nell'arte del XX secolo, ha trasformato il concetto di gioco in arte con il suo amore per gli scacchi. Nel 1913, Duchamp creò "Il Grande Vetro," un'opera complessa e astratta che incarna la strategia e la logica degli scacchi. La sua passione per il gioco non si limitava all'osservazione; Duchamp partecipava attivamente a tornei di scacchi, raggiungendo livelli competitivi. La sua immersione nella disciplina strategica si riflette nel suo lavoro, dove i movimenti dei pezzi su una scacchiera diventano metafore per decisioni artistiche e concettuali.

L'analisi delle sue opere rivela un approccio unico alla gestione dello spazio e del tempo. Duchamp esplorava come le mosse di un gioco possano influenzare la percezione del pubblico, creando un dialogo tra l'opera d'arte e lo spettatore simile alla tensione tra due giocatori di scacchi. La raffigurazione dell’interazione dinamica tra giocatore e gioco, artista e pubblico, si manifesta chiaramente nelle sue installazioni e dipinti, dove ogni dettaglio è studiato per provocare una reazione ponderata.

Un esempio lampante di questa connessione è "Portrait of Chess Players," un'opera che ritrae due individui immersi in una partita di scacchi. La tela non solo cattura l'intensità della competizione, ma mette anche in luce il delicato equilibrio tra la fortuna e l'astuzia, elementi fondamentali non solo nel gioco, ma anche nel processo creativo.

Bluff e bellezza. 'Dogs Playing Poker' di Cassius Marcellus Coolidge

Cassius Marcellus Coolidge, con la sua iconica serie di dipinti "Dogs Playing Poker," ha saputo unire umorismo, critica sociale e tecnica artistica in un'unica opera. I dipinti della serie rappresentano cani antropomorfizzati intenti a giocare a poker, catturando momenti di bluff, i tratti della loro personalità e i momenti tensione e complicità che caratterizzano il gioco.

Ogni dettaglio nelle opere di Coolidge è accuratamente studiato per evocare l'atmosfera di una vera partita di poker. L'uso sapiente della luce e delle ombre crea un senso di intimità e complicità tra i giocatori canini, mentre le espressioni facciali e le posture riflettono le strategie e le emozioni tipiche del gioco. La scelta dei cani come protagonisti aggiunge una dimensione di leggerezza e ironia, ma non diminuisce l'accuratezza con cui vengono rappresentate le dinamiche del poker.

Il quadro "A Friend in Need," forse il più celebre della serie, illustra magistralmente un momento di bluff. Due bulldog colludono, uno passando una carta all'altro sotto il tavolo, mentre gli altri cani sono ignari del trucco. Tale dettaglio non solo mostra la maestria tecnica di Coolidge nella rappresentazione del movimento e della trama, ma anche la sua comprensione profonda delle strategie di bluff nel poker.

Il successo duraturo di "Dogs Playing Poker" risiede nella combinazione di abilità artistica e osservazione acuta delle interazioni sociali. Coolidge, mediante la sua maestria tecnica nella rappresentazione del movimento e della trama, riesce a trasformare una scena apparentemente banale in una finestra sul complesso mondo del gioco e, per estensione, sulle sfumature della condizione umana.

Il Fascino del blackjack. 'Jack & Coke' di Michael Godard

Michael Godard, maestro dell'arte contemporanea, cattura l'essenza e l'emozione del blackjack nella sua opera "Jack & Coke." Con una tecnica raffinata e un'attenzione meticolosa ai dettagli, Godard trasforma un semplice bicchiere di Jack and Coke e due carte da gioco in un simbolo del brivido e della strategia insiti nel gioco.

La composizione dell'opera è studiata per evocare l'ambiente vibrante di un casinò. Il bicchiere di Jack and Coke, con il ghiaccio traslucido e le bollicine che salgono, non è solo un elemento decorativo, ma un richiamo sensoriale che trasporta lo spettatore in una serata di gioco. Le carte, un jack di picche e una regina di cuori, sono rappresentate con una precisione che riflette l'attenzione del giocatore per ogni dettaglio durante una partita.

Godard utilizza colori vividi e contrasti marcati per mettere in risalto i componenti chiave del dipinto, rendendo ogni elemento immediatamente riconoscibile e carico di significato. L'illuminazione, che sembra provenire direttamente dalle luci al neon di un casinò, aggiunge un tocco di realismo e intensifica l'atmosfera elettrizzante dell'opera.

L'opera "Jack & Coke" non è solo una rappresentazione visiva del blackjack, ma una celebrazione dell’astuzia e della strategia che il gioco richiede. Ogni dettaglio, dalla trasparenza del bicchiere alle texture delle carte, è pensato per enfatizzare la dualità del blackjack: un gioco che combina fortuna e abilità in un equilibrio perfetto. L'opera evoca l'emozione del brivido, la strategia nel gestire il bankroll del blackjack e la suspense di ogni mano giocata, rendendo omaggio all'intrigante equilibrio tra fortuna e abilità.

Conclusione

L'esplorazione dell'intersezione tra arte e gioco rivela come le strategie, le emozioni e le dinamiche psicologiche dei giochi si riflettano e si amplifichino nelle opere d'arte, offrendo un vero e proprio reportage di viaggio attraverso la cultura e la psiche umana. Le loro opere non sono solo un'ode al poker, ma un tributo all'arte della narrazione visiva, dimostrando come l'arte possa catturare e amplificare le sfumature di un gioco di strategia, trasformandolo in una riflessione profonda e divertente sulla natura dell'inganno e della bellezza nel gioco e nella vita.

L’Italia è il Paese dei cellulari: più smartphone che abitanti

In Italia ci sono più cellulari che abitanti. E se la nostra popolazione cala, gettando ombre grigie sul futuro dell’economia, in particolar modo per pensioni e occupazione, sale incessantemente la quota degli smartphone.


78 milioni e 190 mila. A tanto ammontano i dispositivi mobili nel nostro paese, vale a dire il 132% della popolazione, che si assesta intorno ai 58 milioni e 960 mila. A dirlo è il report Digital 2023 curato da
We Are Social, che analizza anche l’utilizzo che gli italiani fanno del cellulare: tanti social, tantissimi video e una bella dose di marketing digitale.


Per cosa si usa il cellulare?


“Cala l’utilizzo di computer (desktop e laptop) e tablet – ha spiegato Matteo Starri, Research e Insight Director di We Are Social - sia in volume sia in share in rapporto al traffico totale, in virtù di una sostanziale assenza di variazioni per quanto riguarda l’utilizzo dei dispositivi mobili, che arrivano al 52% di share”. Ma per cosa si utilizza il cellulare? Al primo posto c’è lo streaming di film o serie tv sulle piattaforme (Netflix, Amazon Prime o Disney Plus in prima linea) davanti all’ascolto di musica online (soprattutto su Spotify e su Youtube). Se al terzo posto troviamo l’utilizzo di app mobile come principale utilizzo dello smartphone, al quarto troviamo il gaming.


"Il gaming mobile, combinato con l'intelligenza artificiale, ha rivoluzionato il modo di giocare, offrendo esperienze altamente personalizzate soprattutto per i giovani. Gli smartphone hanno superato i computer come dispositivi principali per il gioco online, mentre l'IA ottimizza la personalizzazione delle piattaforme, analizzando le preferenze dei giocatori per offrire contenuti su misura. Questa sinergia tra mobile e IA non solo rende il gioco più coinvolgente, ma aumenta anche la fedeltà degli utenti e i ricavi degli operatori del settore", ci racconta Silvia Urso, redattrice di Giochidislots, che recentemente ha analizzato questa relazione tra smartphone e gaming all’interno di un focus pubblicato sul blog.


“Sia i principali giochi online, sia le slot online, sono ormai sbarcati in pianta stabile sugli smartphone, riuscendo così da un lato a soppiantare pc e tablet, dall’altro ad ampliare in una maniera mai vista prima il proprio pubblico”, conclude l’esperta di Giochidislots.


La carica dei social


Con oltre 43 milioni di utenti e un tempo medio di utilizzo di quasi 2 ore al giorno, sono ancora i social media a detenere la palma del contenuto più utilizzato su mobile. E il primo social allora non può che essere WhatsApp, il mezzo principale per mandare messaggi e ormai anche per chiamare e videochiamare. Qui viaggiano le chat con i nostri amici e parenti, ma anche i gruppi di lavoro e le comunicazioni ufficiali, grazie alle nuove funzionalità delle community. Il podio è invece completato da Facebook in seconda posizione e da Instagram. Subito dopo, in ordine, troviamo: Messenger, Telegram, TikTok, Pinterest, X (il vecchio Twitter), Linkedin, Skype e poi, a percentuali di molto più basse, Snapchat, Discord e Reddit.


Interessante guardare anche alle motivazioni per cui si usano i social. Al primo posto c’è la volontà di leggere nuove storie, davanti a passare il tempo e a rimanere in contatto con amici e parenti. Attenti però anche a queste ragioni, messe sempre in evidenza da We Are Social e Meltwater: trovare ispirazioni e contenuti, postare e condividere aspetti della propria vita, guardare live streams, seguire personaggi famosi, in particolare per quanto riguarda lo sport.


Tutto questo comodamente dal palmo di una mano, senza dover accendere il computer e senza dover neppure uscire di casa. Perché il nostro mondo, ormai, è tutto a portata di dito.

Fare soldi partendo da zero

Fare soldi partendo da zero, storie di successo e strade da seguire

“Il successo non è un diritto, deve essere conquistato ogni giorno”. Era questo il motto di Howard Schultz, un nome che per i più potrebbe essere sconosciuto, comune, come tanti altri. E infatti la sua storia inizia come quella di tanti altri: siamo a Brooklyn, negli anni 50, una famiglia povera. Howard inizia a fare lavoretti saltuari, tutti pagati male. Poi qualcosa inizia a cambiare: una borsa di studio gli consente di laurearsi, scopre di essere bravo nelle vendite, inizia a lavorare a Seattle, in un rivenditore di caffè. Poi gira per il mondo, esplora, indaga. Quando la sua vecchia ditta sta per chiudere i battenti, lui decide di investirci.

Non vi abbiamo detto il nome di quel negozio: si chiamava, anzi si chiama, Starbucks. Oggi vanta un fatturato di 26 miliardi di dollari e oltre 30 mila sedi in tutto il mondo. Di storie di successo come questa ne è pieno il mondo, storie dove il fiuto si unisce alle conoscenze, al saper fare. Storie di idee, come quelli che proviamo a offrirvi in questo articolo.

Le opportunità del web

Oggi, rispetto al passato, fare soldi partendo da zero è ancora più facile. Il web, infatti, ha ridotto le distanze, ha ampliato le opportunità, ha offerto a tutti le occasioni per farsi vedere, per farsi conoscere, per tentare la propria strada. Tra le migliori idee di investimento, oggi, ci sono quella di lavorare nel campo dei social media, dal momento che sempre più aziende, enti e istituzioni cercano professionisti in grado di curare la loro immagine su Facebook, su Instagram e sulle altre vetrine social. Un’altra strada che può essere di grande successo è invece quella che guarda a YouTube, dove si può aprire un canale di intrattenimento, dove condividere contenuti interessanti, divertenti o innovativi, oppure sondare la strada dell’influencer marketing, legandosi quindi ad aziende e recensendo i loro prodotti online. Senza parlare poi delle opportunità che si celano dietro gli investimenti in conti deposito, criptovalute, azioni e crowdfunding immobiliare, tutte possibilità che vengono spalancate proprio grazie al web.

Una storia di successo dal mondo dei social

Prendete ad esempio il caso di Francesca Bardelli Novino. La sua famiglia è produttrice di una grande e famosa grappa, ma durante la pandemia la società entra in crisi. Le vendite calano, le visite alla distilleria si bloccano. Francesca decide allora di incontrare gli utenti sul web. Prima organizza una masterclass online, totalmente gratuita, poi inizia a parlare, spiegare e a far scoprire il mondo della grappa a tutti gli interessati, agli appassionati o ai semplici curiosi. “Voglio vivere il fatto di essere una giovane donna in questo settore come una sfida e un’opportunità insieme, sperando di raccontare la Grappa da un nuovo punto di vista”, ha raccontato in una recente intervista.

Due master, certificazione da bartender e da sommelier, una laurea in economia aziendale. E una storia di successo che può essere da stimolo per tutti, anche per chi deve partire da zero.

I 5 libri più interessanti legati al settore del gioco

I 5 libri più interessanti legati al settore del gioco

Da tantissimi anni il settore del gioco è entrato a far parte della storia dell'essere umano, in particolar modo di recente l'avvento dell'online ha attirato le attenzioni di un numero sempre più elevato di giocatori.

Sulle varie piattaforme di casinò virtuali sono tante le offerte e le novità messe a disposizione degli utenti, inoltre anche i grandi amanti delle sale da gioco fisiche si sono ritrovati attività ludiche a portata di clic, come ad esempio le slot machine e i vari giochi di carte più noti come il Poker e il Blackjack. Il gioco, essendo quindi così diffuso, è diventato da tempo anche un tema interessante da trattare e da affrontare per registi e scrittori, che hanno prodotto e scritto opere cinematografiche e letterarie inserite proprio in questo contesto.

Concentrandoci sui romanzi sarebbe troppo semplice menzionare ed approfondire "Il Giocatore" di Fedor Dostoesvskij, probabilmente l'opera scritta sul gioco più famosa in circolazione. Per questo, oggi vi presenteremo un elenco di altri 5 libri sul gioco che nel corso della storia hanno ottenuto un grande successo.

La dama di picche

Il primo dei libri di cui vi parleremo oggi è "La dama di picche", scritto da Aleksandr Puškin e pubblicato nel 1834 all'interno di una raccolta che contiene altre opere dell'autore. La storia si apre con degli ufficiali del Genio seduti intorno ad un tavolo da gioco, tra questi rientra il protagonista, Hermann, che nonostante la passione per il gioco sembrerebbe essere fermamente convinto di non voler iniziare a giocare e a frequentare determinati ambienti. Ciò che lo porta a cambiare idea, però, è il racconto di un altro dei presenti, Tomskij, che narra una vicenda inerente a sua nonna. Quest'ultima, infatti, era una grande appassionata del gioco d'azzardo, ma a costo di giocare e di rischiare si è ritrovata con dei grandi debiti da dover saldare. Chiesto un prestito al conte di Saint-Germain per risanare il debito, quest'ultimo decide di rifiutare la richiesta e di aiutarla in un altro modo. Secondo il conte, infatti, un prestito non avrebbe assolutamente cambiato la situazione della nonna di Tomskij, per questo motivo decide di insegnarle un trucco, gelosamente custodito dalla donna, per vincere a carte in qualsiasi occasione.

Colpito dalla vicenda, Hermann decide di cercare in ogni maniera di scoprire quel segreto, per questo si apposta spesso davanti all'abitazione della contessa, finendo per dichiarare un amore puramente convenzionale alla badante di quest'ultima. Dopo un primo rifiuto, Lizaveta, la badante, cede alle avances di Hermann e lo aiuta ad introdursi in casa per avere un incontro privato con la contessa. La nonna di Tomskij decide di non rivelare il suo segreto al protagonista, che per minacciarla tira fuori una pistola scarica. Presa dallo spavento, la contessa muore. Scosso dall'accaduto, Hermann, che con l'aiuto di Lizaveta è riuscito a cancellare le prove, si reca al funerale della nonna di Tomskij, che gli appare in sogno al termine di un sonno profondo, dicendogli di puntare tutto il bottino una sera sul tre, una sera sul sette e un'ultima sera sull'asso. Hermann la prima sera gioca e punta tutto sul tre, vincendo.

La seconda sera punta tutto sul sette e ottiene il medesimo risultato, infine punta tutto sull'asso ma al suo posto esce una dama di picche, che presenta il volto beffardo della contessa. La storia termina con Hermann rinchiuso in un centro psichiatrico mentre continua a ripetere: "tre, sette, asso, tre, sette, dama...".

La musica del caso

Il secondo romanzo di cui vi parliamo oggi è "La musica del caso", scritto nel 1990 da Paul Auster, che nelle sue opere torna spesso sulla riflessione sul caso. La storia narra le vicende di Jim Nasce, un vigile del fuoco che, una volta separatosi dalla moglie, a causa delle difficoltà economiche si vede costretto ad affidare la figlia di due anni alla sorella, che vive in un altro paese. Una volta defunto il padre, con il quale non aveva un grande rapporto, Jim eredita una piccola fortuna e la sfrutta per istituire un fondo fiduciario per la figlia, per acquistare una nuova macchina e per viaggiare sulle strade americane senza una meta ben precisa.

Durante il viaggio conosce Jack Pozzi, un giocatore di poker professionista che lo convince a partecipare ad un torneo per avere la meglio su Flower e Stone, due milionari piuttosto eccentrici. La partita si svolge all'interno di una casa dal clima piuttosto cupo, Jim e Jack escono sconfitti dal torneo e vengono clamorosamente imprigionati. Per ottenere la libertà, i due devono riuscire nell'impresa di costruire un muro con le pietre di un vecchio castello irlandese del XV secolo che i due milionari hanno acquistato e poi fatto smantellare.

La mano sbagliata

Un altro libro piuttosto noto sul gioco è senza ombra di dubbio "La mano sbagliata", che, scritto da Jean-Michel Guenassia, racconta le vicende di Baptiste Dupré, un giocatore incallito che nella sua vita come solo ed unico scopo ha quello di diventare il miglior pokerista di sempre. La scintilla scatta nel momento in cui realizza di avere una vita monotona, seppur da benestante considerando il matrimonio con la figlia di uno degli avvocati più ricchi di Parigi e considerando lo studio legale ereditato dal suocero.

Per spezzare la monotonia, quindi, Baptiste Dupré decide di ricominciare a giocare, ma questa scelta finisce per rivelarsi folle e lo trascina in un quadro piuttosto scomodo. Il romanzo di Guenassia è ricco di suspense, colpi di scena e si concentra moltissimo sugli aspetti psicologici di tutti i personaggi.

Bringing Down The House

Il quarto libro che vi presentiamo oggi è "Bringing Down The House", scritto e pubblicato da Ben Mezrich e con il Blackjack come tema principale. La storia, vera, è ambientata tra il 1996 e il 1998 e narra le vicende di un gruppo di studenti di matematica del Massachusetts Institute of Technology, che, guidati da un loro geniale professore, decidono di dare l'assalto alle sale da gioco più importanti e note di Las Vegas. Attraverso un abile sistema di conteggio delle carte i protagonisti vincono milioni e milioni di dollari ai tavoli del Blackjack, ma la potente mafia che controlla il settore del gioco a Las Vegas non resta a guardare e decide di mettergli i bastoni tra le ruote.

Fear and Loathing in Las Vegas

L'ultimo libro di cui vi parliamo oggi è "Fear and Loathing in Las Vegas", scritto da Hunter S. Thompson ed incentrato sul mondo delle scommesse. Il celebre film "Il panico e la follia a Las Vegas", con protagonisti Johnny Depp e Benicio Del Toro, tra i protagonisti di altre grandi pellicole come "Vizio di Forma", si è ispirato proprio a questo libro, famosissimo e popolarissimo nonostante contenga dei cenni autobiografici riferiti all'autore. I protagonisti della vicenda sono Raoul Duke e il dottor Gonzo, tutta la storia ruota intorno ad un giornalista che ha come compito quello di occuparsi di un reportage sulle corse dei cavalli e su altri sport per la sezione scommesse sportive dell'outlet in cui lavora.