Sabrina Granotti è nata a Genova il 13 settembre 1969. Laureatasi in Filosofia e successivamente in Storia moderna, ha intrapreso la carriera dell'insegnamento, senza mai mettere da parte la propria passione per la letteratura. Nel 2014 ha pubblicato in edizione Ebook il suo primo romanzo, Selene; in breve tempo sono comparsi i tre volumi della collana S.O.S. Filosofia e i cinque di S.O.S. Storia. Nello stesso anno è stato edito nel medesimo formato anche la raccolta di racconti brevi Le straordinarie vite di gente poco importante, scritti in periodi differenti. Nel 2015 è uscito il secondo romanzo L'acuto in controcanto; il 2016 ha visto la pubblicazione del romanzo storico Il rogo di Campo dei Fiori. Sabrina Granotti è un'Autrice indipendente: tutta la sua produzione è disponibile in formato Ebook presso il Kindle Store di Amazon.it. I libri dell'autrice Sabrina Granotti: Il Rogo di Campo dei Fiori, Un romanzo che celebra il libero pensiero e la forza di perseguirlo. Le straordinarie vite di gente poco importante, Un viaggio nei meandri della mente insieme a personaggi che vi si sono smarriti.

Il suo vero nome era Johann Caspar Schmidt (1806 – 1856); tedesco, esponente della Sinistra hegeliana, scrisse un’opera che fece grande scalpore per le idee ardite che vi erano esposte:

L’unico e la sua proprietà.

Filosofia:  Max Stirner, pseudonimo di Johann Caspar Schmidt

Considerato un anarchico individualista (per quanto egli non si sia mai definito tale), Stirner rigetta ogni idea di Stato o di istituzione, rivendicando per ciascun individuo il completo e totale libero arbitrio, in quanto ognuno è il solo e legittimo proprietario di sé stesso.

Le sue proposte filosofiche richiamano qualunque posizione estrema e per questo egli venne ricondotto all’anarchismo in campo politico e al nichilismo in quello etico; tuttavia egli non fu un oppositore dello Stato assimilabile a quanti, nel filone anarchico propriamente detto, ne proposero la sistematica destrutturazione e il totale annientamento (come ad esempio Bakunin o Malatesta); si limitò a negarne il diritto all’esistenza.

Lo Stato è illegittimo in quanto limita ciò che secondo Stirner non può essere soggetto ad alcuna restrizione: il libero arbitrio di ciascuno.

Il motto liberale, nato dal pensiero di Locke, secondo cui “la libertà di ogni individuo finisce dove incomincia quella altrui” è a suo avviso insostenibile: nessun vincolo può essere imposto a colui che risulta il solo e unico proprietario della propria volontà e della propria persona.

Ancor più aliena gli è l’idea di Hobbes secondo la quale lo Stato esiste per porre rimedio alla “guerra incessante di tutti contro tutti“, propria della condizione naturale dell’uomo: Stirner non si preoccupa di imporre l’ordine sociale, tanto che anche lo Stato etico hegeliano diventa un bersaglio privilegiato della sua caustica verve polemica.

Socialismo e comunismo gli provocavano tuttavia analoghe reazioni allergiche, proprio per la loro prerogativa di aprirsi agli altri, di inserire l’individuo nel più ampio orizzonte della “classe sociale“.

Max Stirner, filosofiaQualcuno lo definisce un precursore dell’Esistenzialismo; si noti però che non traspare tra le sue pagine alcun avvertimento dell’angoscia di fronte alla necessità di progettare la propria esistenza, né un incalzante senso di responsabilità che si pone di fronte all’uomo, solo innanzi alle proprie scelte: Stirner si preoccupa semplicemente di affermare l’essenza assoluta di colui che egli definisce l’unico, estremizzando il concetto dell’individualismo borghese fino a rompere con ogni desiderio di garanzia data dalla legge (ritenuta invece un valore irrinunciabile da tutte le etiche di matrice borghese).

Vogliamo forse accostarlo a Nietzsche, alla volontà di potenza che rende l’Oltreuomo capace di azzerare tutti i valori tradizionali, per ricostruire una nuova morale vitalistica, che riparte da un “punto zero”? Ma no: è decisamente eccessivo! Stirner teorizza, in fin dei conti, il diritto filosofico di ognuno di noi di fare ciò che vuole della propria vita, in barba ad ogni regola precostituita: io mi appartengo, quindi nessuno osi darmi degli ordini!

Ma se tutti facessero così, dove andremmo a finire?” Obietterà qualsiasi persona dotata di buon senso e raziocinio.

Non è un problema a cui Stirner fosse sensibile. A lui non importava del retto funzionamento della società, che intendeva cestinare insieme allo Stato e a tutti gli annessi e connessi: se proprio vogliamo fargli il torto di inquadrarlo in qualche corrente di pensiero, il solipsismo, una forma esasperata di soggettivismo che accentra ogni pregnanza di significato sull’individuo come solo concetto realmente comprensibile dall’essere umano, è la sola papabile. Oppure l’egotismo, per il quale ci si ripiega sul culto della propria persona ignorando ogni altro valore, se non addirittura l’egoismo vero e proprio.

Pensatore anomalo, senza dubbio; ma proprio per questo degno di interesse. Ogni sfaccettatura, ogni percorso particolare, ogni volo pindarico della filosofia va analizzato e conosciuto.

Così si impara a pensare nel senso più alto e compiuto del termine:

aprendosi alle altrui esperienze, senza censurare o snobbare le idee più disparate.

Stirner morì precocemente e povero, dopo una vita piena di peripezie e dissesti finanziari; non fu dunque un buon profeta per sé stesso, proprio lui che dimostrò di anelare in massimo grado alla più alta realizzazione personale. Ma questo conta ben poco, nell’evoluzione della filosofia contemporanea; alla quale anch’egli diede un proprio, originale, contributo.