Una ragazza come tante, con tante passioni, tra cui la scrittura. Sono curiosa di natura, amo leggere e informarmi.

Secondo alcune leggende, il mare è la dimora di tutto ciò che abbiamo perduto, di quello che non abbiamo avuto, dei desideri infranti, dei dolori, delle lacrime che abbiamo versato.” (Osho)

Assieme alla luna, il mare è forse l’elemento naturale più raccontato, grazie al fascino che riesce a suscitare praticamente in chiunque. Del mare si parla in canzoni, libri, poesie. È rappresentato in dipinti e fotografie.

 

Spesso fa da sfondo a vicende cinematografiche e, a volte, anche reali. La attrazione verso di esso è quasi naturale, tanto da essere una parte ricorrente in molte leggende e miti di tutto il mondo.

Il moto emotivo che porta l’uomo a trovare nel mare l’elemento ideale, tuttavia, è strettamente legato ad altri sentimenti, non sempre positivi. In passato, il mare incuteva timore. Le sue tempeste erano direttamente collegate all’ira degli dei, che solo riti, sacrifici e preghiere potevano arrestare. E, a volte, nemmeno queste cose bastavano. Oltre il mare, laddove l’orizzonte decretava l’unione del cielo con la distesa di acqua, vi era la fine del mondo. Nel mare trovavano vita animali sconosciuti, che divennero protagonisti di leggende fantasiose in cui ciò che non si conosceva era, per forza di cose, cattivo, come le sirene, creature tanto belle quanto mostruose. Ciò che fa paura, però, è spesso la prima cosa che ci attrae, perché il timore, in realtà, non è sempre fondato.

Molte volte deriva dalla non conoscenza, che innesca nella nostra mente un processo tanto complesso quanto affascinante. Affascinante come, dopotutto, appare ai nostri occhi ciò che temiamo.

Ma il mare va oltre il timore.

Per quanto esistano ancora molti misteri riguardo a esso, al suo modo di essere e ai suoi abitanti, oggi, non è la paura a guidarci, quanto piuttosto quei sentimenti esistenti da sempre, ma soffocati, inizialmente, proprio dal timore. Di essi, molti hanno parlato, dando voce ai propri pensieri attraverso personaggi, versi poetici e strofe interpretate da un canto.

Il mare non appartiene ai potenti. Sulla sua superficie gli uomini possono ancora esercitare diritti ingiusti, battersi, distruggersi e farne il veicolo di tutte le iniquità. Ma, pochi metri sotto il suo livello, il potere degli uomini cessa! Vivete, vivete anche voi nel grembo del mare, vi troverete la libertà! Io non riconosco nessun padrone: sono veramente libero”.

Julies Verne, più di un secolo fa, spiegò così, attraverso il Capitano Nemo, la sua idea di mare come simbolo della libertà.

Il mare conduce lontano, verso altre terre, verso altri mondi.

Il mare non ha regole umane, perché basta il buon senso per averlo come alleato. Il mare non finisce mai, è infinito, dove termina un Oceano, subito ne inizia un altro e le acque di uno si mescolano alle acque dell’altro, rendendoli un tutt’uno.

“Arancione, oro e verde scintillavano sull’oceano. L’acqua brillava di fuochi ultraterreni, il silenzio incorniciava quella magica visione, un silenzio che dava agli uomini l’idea d’esser sordi, i sensi rapiti da quello scenario meraviglioso”.

Wilbur Smith, famoso autore sudafricano, descrisse, in poche parole, l’effetto che il mare ha sui suoi spettatori. Quando osserviamo il mare, gli apparteniamo e lui appartiene a noi. I suoi suoni e i suoi colori danno all’essere umano una sensazione di serenità. Una serenità in cui ci si sente piccoli, di fronte all’immensità del mare. Osservare l’oceano implica, da sempre, la riverenza dell’uomo, che si inchina davanti alla sua potenza e alla sua maestosità.

Sempre il mare, uomo libero, amerai! perché il mare è il tuo specchio; tu contempli nell’infinito svolgersi dell’onda l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito non meno amaro.”

In questi versi di Charles Baudelaire, non solo troviamo ciò che accomuna, ma anche ciò che fonde uomo e mare. Quest’ultimo assume il ruolo di specchio dell’animo umano, ha una sorta di potere conoscitivo: osservando il mare, vediamo noi stessi, la parte più profonda e nascosta del nostro io.

Il mare è infinito, come infinito è l’animo di un uomo, fatto di mille sfaccettature. È un abisso amaro. Amaro perché sconosciuto, come sconosciuto è ciò che l’uomo è davvero.

Il mare è insieme padre e figlio, desiderio di ritornare in lui. Il mare è l’origine della vita, la gioia, la completezza. Il mare ha lunghe braccia protettive che ti possono ricevere sempre. Il mare è un fratello che dà molto senza ricevere niente.”

Nelle parole di Romano Battaglia troviamo una sorta di richiamo, un legame ancestrale con il mare. In esso, l’essere umano trova un componente della famiglia, uno dei valori più importanti della società. Il mare è fedele e fedele è il nostro desiderio di tornare a lui, ogni qualvolta ce ne allontaniamo. Può scomparire alla vista, ma non può andarsene dal cuore.

“Sii sempre come il mare che infrangendosi contro gli scogli trova sempre la forza di riprovarci”. Jim Morrison scrisse queste parole, paragonando la forza e il coraggio di chi non si arrende alle onde del mare. Esse si susseguono, senza posa. Non importa se quando incontrano uno scoglio si frantumano e qualche parte di essa rimarrà lì, a giacere sulla nuda pietra.

Il mare ricomincia la sua corsa, senza arrestarsi mai.

“Lunghe ore di solitudine tra me e il mare, perdendo l’emozione e trovando la devozione. Forse, dovrei vestirmi di bianco e cercare il mare e divenire un tutt’uno con le sue onde, come ho sempre desiderato”.

Non c’è nulla di tragico in questi versi scritti dal compositore finlandese Tuomas Holopainen e interpretati dalla soprano Tarja Turunen. Nessun destino segnato, nessuno strano desiderio. La verità espressa è che, laddove ci siano paura e preoccupazione, il mare può curare. Con la sua tranquillità, può lenire le ferite.

La pace che trasmette diventa talmente fondamentale, nella propria vita, che si sente il desiderio di essere parte di esso. Perché non c’è niente di più bello del modo in cui tutte le volte il mare cerca di baciare la spiaggia, non importa quante volte viene mandato via.

Le parole di Sarah Kay si avvicinano al concetto espresso da Jim Morrison. Il mare è paziente, oltre che coraggioso. Non demorde e aspetta l’occasione giusta per potersi riposare tra le braccia della sua spiaggia. Così è l’amore. Tiene duro, ma non è insistente.

Come le onde che lambiscono dolcemente la sabbia, l’amore, il più nobile dei sentimenti, non attacca, ma accarezza, piano, senza ferire. Come il mare, l’amore è bello da osservare e meraviglioso da vivere.

E’ difficile spiegare perché il mare eserciti tanto fascino sugli esseri umani.

Non c’è solo somiglianza, non c’è solo la scoperta e la rinascita di sentimenti e valori. C’è qualcosa di molto più profondo, che ci porta a pensare al movimento del mare come al movimento stesso della vita.

Qualcosa di più emozionante che stimola la curiosità e dona energia e benessere. Il mare rasserena. Nel suo essere infinito lascia spazio alla fantasia. Nel suo essere incredibilmente perfetto ci ricorda che, in fondo, dipendiamo da lui.

Il mare è sempre lì che ti guarda. È bello sapere di poter rivolgere lo sguardo verso quella distesa infinita di blu e perdersi, pensare a tutto o a niente, immaginare un futuro diverso, quasi toccarlo. (Emiliana Erriquez)