Pisa 1946: quando l'arte anticipò la Costituzione ricostruendo la città dalle macerie

Ottant'anni fa l'esposizione al San Matteo salvò le sculture pisane dai rifugi di guerra. Oggi la rievocazione conferma il messaggio dell'Articolo 9: il patrimonio come fondamento dell'identità.

«Ripercorrere quella vicenda significa riconoscere quanto fosse lungimirante quell'impresa e quanto sia ancora attuale il suo messaggio. L'articolo 9 della nostra Costituzione, prima ancora di essere formulato in parole dall'Assemblea costituente, trovava a Pisa una concreta applicazione». Con queste parole Massimo Dadà, direttore dei Musei Nazionali di Pisa, inaugura «Pisa 1946, dalle macerie al futuro», la mostra che fino al 10 gennaio ripropone al museo di San Matteo l'esperimento culturale che risollevò la città nel dopoguerra.

Nel 1946 Pisa era un cantiere a cielo aperto: quartieri in rovina, lungarni sfigurati, ponti sull'Arno distrutti. In quel scenario le sculture del XIII secolo — da Nicola a Giovanni Pisano, pilastri del romanico che aveva reso la città riferimento artistico europeo — furono estratte dai rifugi antiaerei e rimontate in tempi record. L'esposizione ottenne un riconoscimento internazionale che oggi appare miracoloso, considerando che l'Istituto Centrale per il Restauro sarebbe nato solo nel 1975: a Pisa si era già capito che aspettare non era un'opzione.

La scelta della sede non fu casuale. L'ex convento benedettino ed ex carcere di San Matteo, edificio passato dal culto alla detenzione e poi alla cultura, divenne il palcoscenico di una rinascita mentre la città giaceva in macerie. Collocare l'arte tra quelle mura equivaleva ad affermare che la bellezza può ricostruire ciò che la guerra ha raso al suolo, trasformando un luogo di oppressione in spazio di libertà civica.

L'esperimento si ripete oggi orchestrato dai Musei nazionali di Pisa con il contributo della Fondazione Pisa e il doppio patrocinio di Regione Toscana e Comune di Pisa. «La mostra del 1946 fu molto più di un evento artistico: rappresentò la volontà di una comunità di rialzarsi, di ritrovare la propria identità e di guardare al futuro attraverso la bellezza», dichiara l'assessora regionale alla cultura Cristina Manetti. Il vicesindaco Filippo Bedini aggiunge: «A 80 anni di distanza l'esposizione ci offre l'opportunità di riscoprire quella pagina di storia, ma anche di conoscere da vicino le persone, le difficoltà e le intuizioni che la resero possibile».

Il museo di San Matteo è aperto dal martedì al sabato dalle 9:00 alle 19:00; la domenica e i festivi dalle 9:00 alle 13:30. Il biglietto d'ingresso costa 5 euro. L'ultimo giorno utile per visitarla è il 10 gennaio.

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