«Solo se canti tu»: Matteo Paolillo si mette a nudo nel biopic che sfida la tv generalista
ROMA — Esce oggi nelle sale «Solo se canti tu», il film biografico che racconta l'ascesa di Matteo Paolillo, da volto noto di «Mare Fuori» a cantautore capace di riempire i palazzetti. La pellicola, diretta da un regista che ha scelto la via dell'indagine intima piuttosto che quella dell'agio celebrativo, segue l'artista napoletano nel passaggio cruciale tra la fiction di Stato e l'autonomia artistica.
Il titolo, mutuato dall'omonimo brano che ha fatto da colonna sonora a una generazione di spettatori Rai, non è un vezzo promozionale. È la chiave di lettura: il film indaga cosa significhi, oggi, «cantare» con la propria voce quando il mercato ti ha già assegnato un copione. Paolillo, 29 anni, accetta di farsi riprendere nelle prove, nei conflitti con la produzione discografica, nelle notti insonni a scrivere testi che non c'entrano nulla con il personaggio di Edoardo Conte.
«Volevo capire dove finiva il personaggio e iniziavo io», dice l'attore-cantante in una delle rare interviste concesse alla stampa. La curiosità, più che la vanità, sembra il motore del progetto. Il regista — il cui nome circola con insistenza per la prossima Mostra di Venezia — evita l'effetto «docu-pubblicità» alternando materiale d'archivio inedito a sequenze girate con estetica da cinema del vero.
Il risultato è un ritratto generazionale: la precarietà del successo televisivo, la difficoltà di essere presi sul serio come musicista quando il grande pubblico ti identifica in un ruolo, la negoziazione costante tra autenticità e algoritmo. Niente retorica sulla «gavetta», nessun lieto fine preconfezionato. Solo la nuda cronaca di un artista che prova a non farsi soffocare dalla propria ombra.
Uscita distribuita da 01 Distribution in 120 copie. Durata: 98 minuti.