Specchio, parrucca e il desiderio di svanire: quando il Tal e Quale Show ci trasforma in copie (quasi) perfette

Da dove nasce il desiderio di vestire i panni di un altro? Dal sacro principio dell’imitazione, dal momento in cui il cervello attiva i neuroni specchio? Oppure dalla mimesi antica, grazie alla quale, diceva Aristotele, impariamo e proviamo piacere? A «Tale e Quale Show» il pensiero, qualsiasi pensiero, viene cortesemente accompagnato all’uscita: dentro resta la prestazione (Rai1). Per una canzone, il concorrente deve diventare un cantante famoso. O almeno consegnare alla telecamera abbastanza indizi: trucco, parrucco, costume, smorfia, timbro vocale, coreografia. Il miracolo è far scomparire il concorrente dietro il personaggio, anche se spesso il personaggio è già sparito sotto la parrucca. Non si chiede di interpretare un’identità, ma di riprodurne i segni riconoscibili. L’anima, se avanza tempo, può aspettare in camerino.
Il programma non si basa sull’imitazione come forma di conoscenza: quel gioco in cui riconosciamo il mondo riprodotto sulla scena e proviamo il piacere di ritrovarlo. Qui siamo nel territorio più misurabile della somiglianza — non del travestimento, che è un’altra faccenda — con una giuria incaricata di stabilire quanto il falso si avvicini all’originale. La somiglianza, sai, è come il vento… Il cantante viene ridotto alla sua immagine pubblica, a un repertorio di movenze, smorfie, note e costumi. L’originale diventa un marchio depositato, disponibile per una sera: basta riprodurne il logo, possibilmente con la stessa frangia. La risata nasce quando la distanza tra falso e vero si rivela incolmabile, come quella tra Meloccaro e Fiorello, tra Pettinelli e Gloria Estefan. La giuria può anche assegnare i punti; la parrucca, però, ha già dato il suo verdetto.
L’ambizione segreta della tv è convincerci che diventare qualcun altro sia molto più interessante che essere sé stessi. In fondo, chi non vorrebbe una parrucca magica che, in un attimo, trasforma la propria voce in quella di Jovanotti o di Gloria Estefan, senza dover affrontare il terrore di un provino? È il sogno di ogni quindicenne (e non solo) di poter premere un pulsante e uscire dallo specchio, almeno per una serata, vestendo i panni di un altro – purché la frangia sia quella giusta.