Trainspotting compie 30 anni: il film che ci costringe a scegliere tra l'autodistruzione e la vita "noiosa"

Trainspotting torna al cinema fino a domani in versione restaurata 4K, a celebrare i trent'anni dal suo debutto che ha segnato un intera generazione. Il film di Danny Boyle, tratto dall'omonimo romanzo di Irvine Welsh, riaffida nelle sale italiane con una cura meticolosa che ne esalta i colori, il ritmo frenetico e la colonna sonora indimenticabile di Underworld.

**Un inizio da videoclip** – Le prime scene, con Mark e Spud a correre senza fiato tra le strade grigie di Edimburgo (in realtà girate a Glasgow), sono un inno al caos: le casse di Lust For Life fanno da balsamo alle caviglie dei protagonisti, mentre la camera si muove come in un videoclip MTV, dando al film un'immediatezza pop che ha resistito alla prova del tempo. Il budget ridotto (la scena della rissa al pub di Begbie costò appena 700 sterline) e il montaggio 'assemblato' come un montaggio musicale hanno contribuito a creare un'opera che sembra uscita direttamente dai set di Scorsese e de L'arancia meccanica, ma con un'anima squisitamente scozzese.

**Il monologo che non invecchia** – La celebre litania di Renton, «Scegliete la vita, un lavoro, il maxi-televisore del cazzo, il colesterolo basso, un mutuo a interessi fissi», rimane il punto di domanda di fronte a cui lo spettatore è da tre decenni. La scelta di Mark di non scegliere la «vita normale» e di affidarsi all'eroina, poi la fragile presa di coscienza che lo riporta tra «l'auto lavata, il Natale in famiglia, l'orario d'ufficio», è oggi più attuale che mai. La società moderna, tra crisi economiche, generazioni senza alternative e dipendenze tecnologiche, trova in quel monologo una proiezione dei propri conflitti: meglio autodistruggersi con la droga o galleggiare nell'individualismo omologato dai like?

**Cast e destini** – Ewan McGregor, allora quasi nessuno, perde 12 chili e frequenta la Calton Recovery Group per incarnare un tossico credibile, lanciandosi poi in una carriera che lo porterà ad altari come quelli di Altman, dei fratelli Coen e del magico mondo di Harry Potter. Anche Kelly Macdonald, giovane sconosciuta di Glasgow scoperta grazie a un volantino, decolla verso ruoli di prestigio internazionale. Il cast, interamente «made in Scotland», creò non pochi problemi di distribuzione negli Stati Uniti, temendo che il forte accento ed i riferimenti locali fossero incomprensibili; si rese necessaria la ridoppiatura dei primi venti minuti per rendere le battute più chiare.

**Eredità e attualità** – Uscito nel febbraio 1996, Trainspotting ha acceso un dibattito ancora oggi vivo: il film incoraggia i giovani a fare droghe? La risposta sembra essere un paradossale «no», perché il film mostra le conseguenze drammatiche di quella scelta, lasciando allo spettatore il libero arbitrio di un bivio senza morale. A trent'anni di distanza, quel «capolavoro e il suo dilemma» ci costringe a riflettere su quale sia l'unica via possibile in un mondo dove i legami si sono dissolti e il conformismo grigio sembra l'unico rifugio, seppur amaro.

La nuova edizione restaurata in 4K, visibile fino a mercoledì, è l'occasione perfetta per riscoprire (o scoprire) un film che, pur essendo «sgangherato» e low‑budget, è riuscito a infilarsi sottobraccio a capolavori come Pulp Fiction e Il grande Lebowski, dimostrando che qualche volta il caos, l'euforia e la disperazione sono l'unico modo per capire davvero la vita.

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