Ivie: la madre invisibile tradita dalla giustizia

Subheading: Il nuovo romanzo di Maria Grazia Calandrone denuncia il mancato riconoscimento culturale delle donne nigeriane vittime di tratta, raccontando la storia vera di una madre privata delle figlie dal sistema giudiziario italiano.

Ivie, giovane donna nigeriana, sopravvissuta alle violenze della tratta, viene allontanata dalle sue due figlie dopo che il tribunale italiano, senza effettuare una valutazione etnopsicologica, la giudica incapace di «fare la madre» secondo lo schema occidentale e la accusa di averle abbandonate. Il caso, già sanzionato dalla Corte europea per violazione dei diritti, diventa il nucleo de «La luce del Sistema» (Solferino), l’ultimo romanzo di Maria Grazia Calandrone presentato nello spazio sette della libreria romana.

Calandrone spiega che in Nigeria la maternità trasforma l’identità: Ivie non è più chiamata col suo nome, bensì «mamma di Grace»; il legame madre‑figlio è vissuto come un rapporto fisico e radicale, non misurabile mediante il mito della compostezza occidentale. La mancata sensibilità culturale si trasforma in una voragine di senso che, oltre a privare Ivie delle figlie, riflette un pattern ricorrente: donne sole, povere e straniere, le cui storie raramente trovano spazio nei media.

L’autrice, che già ha trasformato la propria esperienza biografica nel romanzo finalista allo Strega 2023 «Dove non mi hai portata» (ora in fase di trasposizione cinematografica con Tecla Insolia, Margherita Buy e Alessandro Preziosi, regia di Daniele Luchetti, prevista per il 2027), vede nell’arte un mezzo per scavare nella realtà contemporanea. «Credo all’arte per l’arte», afferma, «ma anche all’arte che mette le mani nella realtà per comprendere qualcosa del nostro tempo», soprattutto in un’era che strumentalizza la paura dello sconosciuto per erigere nuovi confini.

Nel cuore del processo kafkiano ancora in corso, Ivie lancia un grido di giustizia e, soprattutto, un messaggio d’amore per le bambine che non può vedere ma che continua ad amare da lontano. È proprio questa richiesta di voce che ha spinto gli avvocati di Ivie a coinvolgere Calandrone, affinché il romanzo diventi testimonianza di madri, di amore negato, di figli e di emigrazione.

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