Giovanni Allevi: «La Sinfonia del Tempo Perduto è un inno alla vita dopo il buio»

Milano, 14 ottobre – Un tempo unico di soli 10 minuti, ma denso di un’intera esistenza. È la «Sinfonia del Tempo Perduto» (Lost Time Symphony), l’ultima opera di Giovanni Allevi, compositore-filosofo che mercoledì 14 ottobre la propone alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano, nell’ambito della stagione della Fondazione La Società dei Concerti. Un ritorno a casa, quello del Maestro, in un luogo magico dove tutto è cominciato, dove qualcuno ha creduto in lui per primo. E la musica, ancora una volta, è la sua salvezza.

La storia che si nasconde dietro queste note è quella profonda, intima, che strappa il respiro. Quattro anni di mieloma, la diagnosi arrivata in un attimo dopo un concerto a Vienna. E pochi giorni dopo, la perdita della sua adorata sorella Stella, scomparsa a 57 anni ad Ascoli Piceno. Un colpo duplice, un buio improvviso. «Ho compresso il dolore, poi l’esplosione grazie alla musica», racconta Allevi. La Sinfonia è un viaggio attraverso quel tempo perduto, un tempo unico di 10 minuti – come la K.181 di Mozart – ma complessa, ricca di emozioni contrastanti.

Dal buio alla luce. Allevi spiega come la melodia straziante, l’urlo di dolore compresso per tre anni, abbia preso forma. «Dal buio ha origine la melodia, ma la disperazione cede il passo al ricordo dell’infanzia». Quell’infanzia spensierata con Stella: «Giocavamo con altri bimbi, ci arrampicavamo sugli alberi, suonavamo a quattro mani il pianoforte». Attimi di pura felicità che ora, nella sinfonia, imbrattano il tempo perduto, riportando alla perdita, al disincanto, ma anche alla vita.

Un legame unico, quello tra i due fratelli. Stella non era solo una sorella: era un punto di riferimento affettivo e intellettuale, una filosofa esperta in bioetica, amante di Baudelaire, che suonava Beethoven splendidamente. E quando Allevi si scontrò con il mondo accademico che giudicava la sua musica “troppo pop”, fu lei a sollevarlo dall’umiliazione. «Lei era più grande di quattro anni, era bellissima», ricorda con affetto. Le sue ultime parole? «Facciamoci forza».

Il momento più difficile, però, è quello in cui ha scoperto della scomparsa di Stella. «Tra lo sgomento della sua perdita e il mio tumore non ho versato una lacrima». Un controllo mentale che la psichiatra dell’Istituto dei Tumori, dove era già in cura, smentì subito. «Lavoro da 30 anni e riconosco quando una persona sta per cadere dentro un baratro dal quale non esce più», gli disse. Aveva ragione? «Sì, ho cominciato un percorso intenso, una situazione impossibile da gestire».

E fu proprio in quel percorso che la musica divenne la sua «Madeleine» proustiana. «Proust ha dimostrato che il tempo perduto non si recupera con la logica, ma con l’epifania sensoriale. La musica è stata la mia Madeleine. Ha aperto un interruttore dentro di me». Un interruttore che gli ha permesso di non chiedere a Dio la guarigione, ma solo la forza di attraversare il dramma, per non essere ingiusto verso chi viveva la stessa cosa. E quella preghiera è stata esaudita: «Sono uscito da questo buio con un amore sconfinato per la vita».

Ora, Allevi sente Stella dentro di sé, nel cuore, dove il dialogo non si è mai interrotto. È come se lei gli stesse dicendo: «Ora c’è una prestigiosa orchestra tedesca che adesso suona la tua Sinfonia. E io sono felice che lei la ascolterà». E il Maestro non ha rimpianti se non quello di non averle detto «ti voglio bene».

La Sinfonia del Tempo Perduto non è un atto di rivincita contro l’Accademia che lo ha accusato di eresia musicale. «Quel ribelle dentro di me non ha mai smesso di celebrare il presente, ma il dolore ha smussato la rabbia. Ora c’è bisogno di pace». E la Sala Verdi non è un campo di battaglia, ma una casa. «La mia musica ha ritrovato la sua casa. La prima porta che si è aperta nella mia carriera è stata lì. Impossibile spiegare cosa significhi che la mia nuova Sinfonia si tenga in quella stessa Sala».

Un’opera che, dice, lascia l’ultima parola al bene e alla luce. «Se poi ci sarà un applauso, lo accoglierò col cuore, ma questo è il momento di dare». Perché, alla fine, il dolore ha aumentato la sua consapevolezza del dolore degli altri, rendendolo più compassionevole. E la Sinfonia del Tempo Perduto, che non è perduto, è un dono per il pubblico, un passo avanti verso un’infanzia felice ricordata e un presente illuminato dalla musica.

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