Blue (Da Ba Dee), la verità è finalmente svelata: il memoir di Jeffrey Jey e Maury Lobina ripercorre l’incredibile genesi di Eiffel 65, dal trailer vuoto di Torino al reunion a San Siro
«Viaggia insieme a noi» (Rizzoli), il memoir autobiografico di Jeffrey Jey e Maury Lobina, svela come è nata la hit planetaria e il trio che l’ha creata. Spoiler: «Blue (Da Ba Dee)» non è nata per caso, anzi, all’inizio svuotava le piste.
La storia degli Eiffel 65 ha quattro protagonisti principali. C’è Gianfranco Randone, in arte Jeffrey Jey: nato in Sicilia nel 1970, cresciuto a Brooklyn, poi tornato in Europa – prima a Francoforte, poi a Siracusa – da adolescente. Appassionato di musica ed elettronica, nel 1983 arriva a Torino per un provino allo studio Bliss. C’è Maurizio Lobina, noto come Maury: astigiano classe 1973, talento sia musicale che informatico. Arriva a Torino come promoter e cubista, e su consiglio di un amico finisce alla Bliss. C’è Gabriele Ponte, noto come Gabry Ponte: anche lui classe 1973, torinese di nascita e crescità; diviso tra musica e informatica, decide di unirsi alla Bliss mentre studia Fisica all’università.
Il quarto protagonista è la casa discografica Bliss, o meglio Massimo Gabutti, il produttore che ha creato gruppi e hit degli anni ’90-2000. Prima degli Eiffel 65 ci sono stati Bliss Team (People Have the Power, Love is Forever, You Make Me Cry) e Da Blitz (Stay with me, Let me be, Movin’On). Gabutti e Bliss sono celebrati sia in «Viaggia insieme a noi» che in «Dance & Love», l’autobiografia di Gabry Ponte uscita lo scorso anno per Rizzoli.
La factory torinese della dance Jeffrey Jey e Maury Lobina descrivono la Bliss come «un luogo che per noi era casa e che avrebbe rappresentato una rivoluzione». Fondata nel 1992, si trova in una villetta privata in via Crevacuore 70, quartiere Parella. L’idea di Gabutti, musicista e produttore torinese, è quella di creare una sorta di factory alla Warhol ma concentrata sulla musica dance: ci lavorano cantanti, musicisti, dj e produttori. L’obiettivo è farla diventare una macchina da hit, con regole chiare anche a livello contrattuale. Alla base, come ricordano gli autori di «Viaggia insieme a noi», c’è una visione precisa di armonia e serenità che va oltre la musica: il motto è infatti «Love & Peace! We are the Bliss».
Come è nata «Blue» I tre si conoscono qui. «Blue» nasce da loro tre, in più passaggi. Prima la melodia: Maury, che ha studiato musica classica per anni, scrive l’arpeggio che ne diventerà la base. Gabutti si appassiona e chiede a Jeffrey di buttare giù un testo. Lui lo fa in dieci minuti e no, non parla di depressione come alcuni hanno pensato: l’idea di vedere tutto il mondo in blu arriva da uno studio che aveva letto sul fatto che ognuno di noi vede una realtà diversa dagli altri, filtrata dai colori. Mentre Maury sperimenta diverse versioni del brano, allo studio si affaccia Gabry che si complimenta e si offre di aiutarlo: grazie alla sua esperienza da dj sa cosa fa muovere la pista. È settembre 1998 e «Blue (Da Ba Dee)» è pronta.
Come è nato il nome Eiffel 65 La canzone c’è, ma manca il gruppo. Il memoir ricorda come è stato composto: visto che il produttore artistico è Maury, Gabutti gli chiede chi vuole con sé nei live e lui, che negli anni è diventato molto amico (pure coinquilino) di Jeffrey, lo sceglie subito. Anche Gabry si propone, e la sua proposta viene accettata. Ora manca solo il nome. Lo scelgono al volo: Eiffel arriva da una lista redatta a suo tempo da Maury con possibili nomi di produzioni, 65 invece sono le ultime due cifre di un numero di telefono appuntato da Gabutti su un post-it volante.
I primi insuccessi Comincia così la storia di un successo. O meglio, di un insuccesso: il pezzo non va proprio. Viene proposto in diverse discoteche e ogni volta la pista si svuota. Però a qualcuno piace: alcuni dj resident riprovano a proporlo e pian piano comincia a funzionare. Finché, il 1° aprile 1999, Albertino lo trasmette su Radio Deejay e «Blue» fa il botto, quello vero. Trionfa in tutte le classifiche, prima in Italia, poi in Europa infine in tutto il mondo: il resto è storia.
La rottura con Gabry Ponte Oggi gli Eiffel 65 sono Jeffrey Jey e Maury Lobina, mentre Gabry Ponte si è staccato dal gruppo per intraprendere la carriera da dj. «Viaggia insieme a noi» racconta anche questa scelta, frutto di diversi passaggi. Gabry Ponte vuole continuare anche a fare il dj e a un certo punto ricomincia a farlo, in parallelo rispetto ai progetti con il gruppo. Le due carriere diventano inconciliabili e le strade dei tre si dividono. Nel memoir si precisa che «non ci sono litigi, alzate di voce o scenate»: la rottura (con Gabry, ma anche con la Bliss, con la quale la tensione si è alzata negli anni successivi al grande successo) si consuma durante una cena, tra il 2003 e il 2004. Da lì in poi le storie e le carriere degli Eiffel 65 e di Gabry Ponte proseguono, ognuna per conto proprio.
Gabry Ponte a San Siro e la reunion sul palco Fine? No. Per chi si fosse perso il passaggio più recente di questa storia, l’ultimo capitolo del libro lo ricorda come fosse un easter egg, il dettaglio che nei film viene piazzato dopo i titoli di coda e riapre il finale. È il 27 giugno 2026, Gabry Ponte sta facendo ballare l’intera San Siro quando sul palco, a sorpresa, compaiono anche Maury e Jeffrey. Applausi, ringraziamenti, e un abbraccio fra i tre che, chissà, potrebbe riscrivere la conclusione di questa storia. In tempo per il trentennale (eh sì) di «Blue», che cadrà nel 2028, fra due anni.
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