Che tempo che fa compie 24 anni: Fazio, la tv che ascolta invece di urlare
Che tempo che fa compie 24 anni: Fazio, la tv che ascolta invece di urlare
Dopo un quarto di secolo, il programma di Fabio Fazio si rinnova dividendo domenica tra intervista e mercoledì tra comicità. La sua forza? Non vendere prodotti, ma far raccontare storie. Ed è così che serve davvero l'Italia.
Che tempo che fa è entrato nel suo ventiquattresimo anno di vita con un ospite internazionale, Sophie Marceau, la sindaca di Genova Silvia Salis, Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando, Marco Mengoni. Ci sono anche Luciana Littizzetto e gli opinionisti quasi fissi. Ma la vera novità di quest'anno è la spaccatura: la domenica propone l'appuntamento classico delle interviste, mentre il mercoledì, in prima serata su Nove, va in onda una puntata autonoma interamente dedicata a "Il Tavolo", per fare più spazio alla comicità e alle chiacchiere leggere.
Allora, perché questo programma resiste da così tanto tempo? La risposta sta nel modo di fare di Fabio Fazio. Lui non confonde il conflitto con il dibattito, né la prevaricazione con la personalità. Sa mettere a proprio agio l'ospite, crea un clima di cordialità e lascia che chi ha davanti trovi il proprio spazio. Non deve gridare per dimostrare di essere il "padrone" dello studio: gli basta tenere il filo della conversazione. In una televisione che spesso scambia l'intervista per un interrogatorio e la vivacità per l'interruzione, non è una qualità da poco.
Certo, la cordialità può trasformarsi in compiacenza, ma non è questa la sua firma. Fazio sa soprattutto sottrarsi alla tentazione di ogni incontro come prova di forza. Col tempo, CTCF ha acquisito una funzione che va oltre la promozione, pur senza rinunciarci. Non sempre l'interesse dell'intervista coincide con la novità da lanciare, che sia un film o un disco. A volte contano la testimonianza, l'esperienza, il modo di leggere il presente. La differenza è sottile ma sostanziale: non si invita qualcuno solo perché ha qualcosa da "vendere", ma perché ha qualcosa da raccontare. E non è detto che le due cose coincidano.
Qui affiora anche una forma di servizio pubblico che non ha bisogno di proclami istituzionali. Quando invita Roberto Burioni o altri medici e scienziati, Fazio mette la tv al servizio della divulgazione: offre spazio alla competenza e sottrae gli argomenti complessi alla dittatura della semplificazione. Non è poco, in un mezzo che spesso preferisce mettere sullo stesso piano il sapere e la sua caricatura.
Quanto al mercoledì, c'è da augurarsi divertimento con "Il Tavolo".