Quando la tv trasforma il dubbio in spettacolo: verità, giustizia e tempi lunghi

Subheading: Milo Infante apre «Verità nascoste» su Rete4 chiedendosi se la verità trovi davvero la sua strada, mentre casi come Garlasco, Rossi, Bergamini e Ustica mostrano come il tempo dilui la certezza giudiziaria e lasci spazio alla narrazione televisiva.

Body: La verità trova sempre la sua strada – lo afferma Milo Infante in apertura di «Verità nascoste» (Rete4), una frase che sa di proverbio rassicurante. Ma è davvero così? Le vicende di Garlasco, David Rossi, Denis Bergamini e Ustica, pur diversissime, condividono un elemento cruciale: il tempo. Dieci, tredici, diciannove, quarantasei anni sono trascorsi tra i fatti e le loro rappresentazioni televisive. Quando la giustizia si misura in decenni, la verità processuale rischia di diventare provvisoria, e la televisione, davanti a questo provvisorio, non si tira indietro: apre uno studio, accende le luci e trasforma il dubbio in racconto, talvolta in linciaggio mediatico.

Il meccanismo è quasi perfetto: una dimenticanza dei Ris di Parma, un elemento trascurato che riemerge dal passato, un nuovo esame di laboratorio o l’apparizione di un nuovo indagato bastano a rimettere in discussione una sentenza già pronunciata. Da punto d’arrivo, la sentenza diventa una puntata precedente, e qui il problema televisivo si intreccia con quello giudiziario. La responsabilità non è solo dei mezzi di comunicazione: anche la magistratura, inquirente e giudicante, deve interrogarsi sui controlli mancati, sulle verifiche omesse e sul coraggio di dubitare. La giustizia non dovrebbe temere di scoprirsi sbagliata, ma di non accorgersene.

Quando una certezza vacilla dopo anni, resta uno spazio vuoto che la tv è pronta a riempire. Non perché sia più capace di trovare la verità, ma perché è più veloce nel trasformare il dubbio in contenuto narrativo, spesso amplificato e deformato dai social. Un dubbio non resta più solo un dubbio: diventa commento, contrapposizione, nuova versione dei fatti. E così la verità continua a cercare la sua strada, solo che, quando arriva, trova lo studio già acceso, pieno di «personaggi» pronti a darle voce – o a strumentalizzarla.

In questo gioco fra tempi giudiziari e ritmi mediatici, la sfida resta quella di mantenere viva la ricerca della verità senza cedere alla spettacolarizzazione, ricordando che la massima virtù sia quella di riconoscere i propri errori prima che siano gli altri a farlo.

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