«Tutto l'amore che resta»: la scuola che include tutti, su Rai 1 dal 29 settembre
«Tutto l'amore che resta» è la nuova serie che dal 29 settembre arriva in prima serata su Rai 1 e Rai Play. Otto episodi diretti da Andrea Rebuzzi, una coproduzione Rai Fiction e Fabula Pictures, che ci portano dentro un liceo speciale: qui ragazzi con e senza disabilità studiano insieme, senza barriere né etichette. È la scuola che sogniamo tutti, quella che non lascia indietro nessuno.
Al centro c'è Stefano Fogli, preside e fondatore di questo istituto, interpretato da un Raoul Bova inedito, lontano dai soliti ruoli da "bello e dannato". Bova ci mette la faccia e il cuore: «Volevo fare il prof di educazione fisica, sognavo una scuola dove lo sport unisse le persone, dove la diversità fosse un valore». Nella serie il suo personaggio combatte ogni giorno perché il banco vuoto accanto al compagno fragile non sia un simbolo di distanza, ma venga occupato da chi dice semplicemente: "Io sto con te".
Non è retorica, è urgenza. Bova lo dice chiaro: «L'inclusione non deve nascere solo quando tocchi con mano la disabilità in famiglia, deve essere la norma». Lui lo sa bene: una delle sue figlie ha sofferto per parole crudeli, si è isolata. Solo perché a scuola ha trovato insegnanti attenti, capaci di ascoltare l'emotività dei ragazzi, si è salvata. Per questo lancia un appello diretto: l'educazione sentimentale deve diventare materia vera, con le sue ore in orario. Non un optional, una necessità.
La forza della serie sta anche nel cast: attori con e senza disabilità lavorano fianco a fianco. C'è Chiara Bordi, attrice, modella, finalista a Miss Italia, che nella vita ha perso una gamba in un incidente. Nella serie fa la prof, usa ironia ed empatia per spronare i ragazzi. Lei non gira intorno alle parole: «Il problema non è far recitare un disabile in un ruolo da disabile. Il problema è che i ragazzi con disabilità faticano a studiare recitazione, e i ruoli per loro quasi non esistono. Se un bambino non vede mai un attore come lui in tv, come fa a pensare "posso farcela anch'io"?».
Accanto a Bova e Bordi: Giulia Bevilacqua (l'ispettrice tosta), Gloria Harvey, Francesco Leo (che per prepararsi si è allenato in carrozzina e ha capito cosa vuol dire "sentirsi diverso"), Anna Favella, Adriana Savarese, Fiorenza Pieri, Federica Pagliaroli, Federica Cifola. Tutti insieme per raccontare la disabilità senza pietismi, guardando ai conflitti, ai desideri, alla vita vera che scorre tra i banchi.
"Tutto l'amore che resta" non è una favola a lieto fine. È uno specchio. Ci mostra una scuola imperfetta che ci prova davvero. E ci chiede: da che parte stiamo? Quella di chi alza muri, o quella di chi tende la mano? Per un ragazzo di 19 anni come me, che crede che la generosità non sia una debolezza ma l'unica forza che cambia le cose, questa serie è un pugno nello stomaco necessario. Guardatela. Ne vale la pena.