Se scrivo Iliade tutti corrono a pensare ad Achille, oppure al Cavallo di Troia, magari a qualche recente blockbuster cinematografico, al bell’attore di turno, a spiagge pallide, mura possenti e sconfinati eserciti; i più appassionati di cultura antica volgerebbero l’attenzione ad altro, magari sussurrando versi che non si possono dimenticare, chiudendo gli occhi e immaginando Andromaca, figura formatasi nella loro mente la prima volta, forse a scuola, che hanno letto le gesta degli eroi più famosi dell’antichità.

Alcuni altri smetterebbero di leggere questo articolo, perché ho usato un termine cool e moderno per descrivere figure inarrivabili e mitiche -così li ho convinti definitivamente- ma, attenzione, è stato necessario.

Difatti il titolo del dibattito è esplicito: il nostro bisogno di eroi, ergo da qualche punto in poi dovrò iniziare a parlare di modernità.

 

Cosa sono gli eroi?

Nell’epica sono i protagonisti, campioni di esseri divini e superiori. Gli eroi li ammiriamo perché, seppur non Dèi, hanno un qualcosa in più rispetto a noi, che sia la bellezza, la forza o l’arguzia o altro, e ne fanno uso mantenendosi umani.

È troppo facile essere un Dio, non avere il cruccio della mortalità. Ma gli eroi, loro sì, gli eroi sono invidiabili, meritano rispetto e ammirazione: sbaragliano eserciti, conquistano città, affrontano creature mostruose pur essendo consapevoli di poter morire.

E spesso sono innamorati, come se non bastasse, innamorati come potremmo esserlo noi.

Invidiamo gli eroi, e al contempo ne abbiamo bisogno, nel profondo, sì, non potremmo vivere senza! Perché?

Gli eroi sono per noi esempi.

Fari da seguire, esempi da imitare. Loro fanno il primo passo, spianano la strada, a noi è sufficiente camminare sulle loro orme. Sappiamo come vestono, come agiscono, con quale acconciatura portano raccolti i capelli e in che tono rispondono alla ragazza innamorata, alla madre, al padre o al Dio mandante di imprese. Quando siamo nella stessa situazione non dobbiamo perderci in iniziativa, o stravaganti tentativi, ci basta ricordarci di loro, pensare come si sarebbe comportato lui/lei?

Ora, con buona pace per gli appassionati più estremi dell’epica omerica, non posso dire che oggigiorno molte persone seguono l’esempio di Achille, o di altri eroi dell’Iliade.

Si potrebbe fare ma dubito, al di fuori di una rievocazione storica o fumettistica, questo produca risultati quantomeno accettabili. Sempre che non abbiate la presenza scenica del bell’attore di turno. E, comunque, la guardia medica sarebbe su di voi in pochi attimi, inesorabile come il carro di Ares!

Eroi del genere esistono ancora oggi, anche se non vestono armature di bronzo e non sbucano fuori da versi in poesia. Forse neppure amano definirsi eroi, altri lo fanno e siamo noi a dire che esaltato!

Li chiamiamo modelli. Sono quelle figure che, dopo anni e anni, sembrano sempre gli stessi, sia perché ciò che stiamo guardando è un Blu-Ray, e allora sono davvero loro, sia perché stiamo a fronte di un talent, e allora si somigliano tremendamente uno all’altro.

Però sempre eroi sono, se denotati come finora in questo articolo. Vestono smoking e guidano Aston Martin, oppure indossano costumi a stelle e strisce, imbracciano spade luminose o magari ci tengono compagnia ogni sera agli orari dei serial.

Però è attraverso loro che gli autori, e creatori, ci facilitano la vita, mostrandoci, o almeno così dovrebbe essere, validi esempi da poter imitare nelle situazioni più disparate, o anche solo nei sogni, qualunque sia la nostra età.

E se non siamo così geek da ammettere che è il nostro caso, tali eroi sono comunque dei buoni amici che non abbiamo bisogno di conoscere di persona. Gli piace il tè? Ne berremo un sorso anche noi, qualche volta. Si fanno desiderare in questo o in quest’altro modo? Tenteremo anche noi!

Ai tempi di Argo, probabilmente, i ragazzi osannavano i propri campioni e sognavano di diventare come loro. Oggi noi facciamo lo stesso, lo abbiamo fatto e lo faremo.

Per un mero problema di durata della vita e mode sono cambiati gli eroi, sono stati sostituiti ma, dopo tremila anni, siamo ancora qui a cantare le gesta di mortali con quel qualcosa in più che li rende invidiabili e imitabili.

Ho scritto eroi del genere perché, e volevo fosse chiaro, non mi son riferito agli eroi in quanto esempi di umanità, coraggio, intelligenza in senso stretto. Non ho parlato di eroi reali, bensì degli eroi immaginari, finti eppur imitabili, come in effetti noi -eccezione fatta per gli appassionati estremi, che mi sono fatto definitivamente nemici- ebbene come noi vediamo i protagonisti del nostro serial televisivo preferito e quelli… dell’Iliade.

 

 

(foto di Francesco Giuffrida )